Riceviamo e pubblichiamo con interesse quanto ci scrive l’Associazione Amici Parco Nord

Premesso:

che il dissesto idrogeologico della valle del Seveso ha origine nello sviluppo illimitato della urbanizzazione e nella cementificazione e impermeabilizzazione del territorio: la provincia di Milano è la seconda in Italia, dopo quella di Monza-Brianza, per superficie coperta e occupata;

Che il fiume Seveso è da molto tempo una terra di nessuno, oggetto di una devastazione senza precedenti: le aree golenali quasi inesistenti, mangiate dallo sviluppo, le distanze di sicurezza e di salvaguardia totalmente ignorate: molti edifici si spingono fino a fare da sponda al fiume; la legge è totalmente inapplicata e vige la più piena libertà di inquinare e di lordare: la procura di Milano ha censito 1.420 scarichi abusivi su 1.505, ma in quattro anni nessun potere costituito è intervenuto e nessun scarico è stato riportato nell’ordine della legalità; il sistema fognario, oltre che generalmente vecchio e inadeguato, è in alcune zone addirittura inesistente, e ci sono quindi zone ove i liquami dei caseggiati e delle industrie scaricano direttamente nel fiume; il sistema di depurazione in diverse parti, soprattutto nel Comasco, è completamente mancante. Il risultato è che il Seveso è uno dei fiumi più inquinati e sporchi d’Italia e d’Europa, e che nei suoi confronti sono state comminate (seppur per il momento sospese) salatissime sanzioni economiche da parte della Commissione Europea.

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di Cristina Arduini

Un giugno 2016 così poco estivo, con temporali e scrosci d’acqua continui non consente di dimenticarci del Seveso. E non solo: anche del Lambro, Olona e di tutto il sistema delle acque milanesi. Che, parliamoci chiaro, sono incolpevoli; anzi, il loro compito lo svolgono benissimo, scorrono nell’alveo che noi gli abbiamo “concesso”, raccolgono gli scarichi di acque industriali e civili che gentilmente gli regaliamo e qualche volta, però, si innervosiscono e vengono a trovarci nelle nostre case cercando di richiamare la nostra attenzione su come li stiamo trattando.

di Lucia Giorgianni

Nel secondo giorno di maltempo, tanti occhi guardano il cielo oscurato da nuvoloni che minacciano ancora pioggia. Succede. L’acqua arriva violenta, s’infiltra in ogni incrocio allagando le vie. I tombini esplodono, detriti di varia natura galleggiano, un odore nauseabondo, una fogna a cielo aperto, strade come canali, cantine allagate; salta l’energia elettrica, arrivano i pompieri, la polizia locale, le camionette dell’esercito.