di Stefano Indovino

Non è semplice in questi giorni scanditi dalle notizie che ci arrivano da Roma, da quanto sta emergendo sull’inchiesta “Mafia Capitale”, riuscire a tirare un filo, fra i tanti possibili, per tentare di spiegare, innanzitutto a se stessi, i motivi per cui si è scelto, ed è una decisione che si rinnova quotidianamente, di “fare politica”.

Annunci

di Penelope Giaouris

Ms P ama l’Isola e da 10 anni abita in Via Sebenico 21. Per anni ha fatto la pendolare dalla Provincia di Lecco, fino alla fine dei suoi studi universitari. Scendendo quotidianamente in Porta Garibaldi, non era certo un problema fare tappa all’Isola, utilizzando l’uscita di Via Pepe (una volta non molto gettonata). Per un periodo, ha frequentato anche Via Volturno 35, e Piazza Minniti (in questo istante non ricorda più, ahimè, il numero civico: ne è passato di tempo). Un sottile file rosso percorre tutta la sua vita, un legame personale con la politica.

di Annalisa Scandroglio

E’ stata colpa di questo caffè, portato dal Brasile a Milano nel mio zaino.

Con la mano destra tenevo tra le dita la matita rossa. La punta arrotondata era la morbidezza che mi concedevo solo da bambina, mi sarebbe piaciuta più affusolata solo qualche anno dopo, netta e a prova di sbagli.

Alla fine con la matita scrivevo, all’inizio con la matita disegnavo.

di Monica Paes, Radio Popolare

Ho due giorni per organizzare del materiale e mettere giù due capitoli per far capire all’editore che cosa ho in mente con questo volume. Sono piuttosto libera, è solo venerdì. Devo sedermi davanti al mio amato computer e lavorare.  So che quando inizio, dopo un po’ vado liscia, il lavoro rende, mi diverto, non mi accorgo del tempo. Due giorni bastano e avanzano, tanto è solo un’imbastitura. Invece, non inizio.

di Gianmarco Cravero

Caro giornalino Asilo, ti scrivo anche se ho già sei anni, sono grande e all’asilo non ci vado più da un pò di tempo. Ma tu sei simpatico e spero che tu mi aiuti. Questa mattina il mio paparino ha voluto che io andassi con lui a Niguarda, perché doveva fare un esame del sangue. “Così ti faccio vedere la metropolitana senza autista” mi aveva detto.

di Giordano Di Fiore


Siamo tutti rimasti scioccati alla notizia del pilota pazzo, che si schianta sulle Alpi francesi, per dare al suo suicidio un’allure di grandiosità, suscitando una gamma di emozioni che vanno dallo sconcerto, al panico, al ribrezzo, al terrore, all’odio. Emozioni legittime: la notizia è terribilmente drammatica, oltreché particolarmente insolita. Come sempre, in questi casi poco chiari, emergono altre verità, altre valutazioni, ma non è questo l’oggetto dell’articolo. Quello su cui vorrei porre l’accento, il fenomeno che mi lascia terribilmente sconvolto, è ciò che chiamerei lo stigma della follia.