di Giordano Di Fiore

Lo cantava già Vecchioni, nella struggente Luci a San Siro: ridammi indietro, la mia 600, ecc. ecc. Ergo, non vorrei essere diventato un vecchio trombone rincoglionito. Vero, ho 44 anni, non son pochi. Nemmeno così tanti, però.

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di Giordano Di Fiore

Via Broletto, 34. Un grande classico di Sergio Endrigo. Una canzone meravigliosa, molto delicata, nonostante il tema trattato. Via Broletto 34 racconta di un femminicidio.

di Gianmarco Cravero

Così avrebbe nuovamente commentato Socrate, al contemporaneo esplodere dello scandalo Big data di Facebook e della denuncia dell’incidente mortale causato da un’auto robot. Tutto già ampiamente preannunciato da tempo e così, all’inizio di questa primavera, i nemici dell’era digitale, i contemporanei luddisti, già nemici delle macchine a vapore nel secolo scorso, si staranno idealmente coalizzando al grido di “lo avevamo detto noi!”

Ma le cose stanno davvero così?

di Stefano Indovino

La vicenda Cambridge Analytica ha fatto calare il velo sui meccanismi di appropriazione dei dati da parte di Facebook e delle App approvate dalla società di Mark Zuckerberg. É evidente che per chi, come alcuni di noi, si divide quotidianamente fra big data, ads, targeting, reach e content, questa discussione appaia come la scoperta dell’acqua calda.

di Giordano Di Fiore

Cari lettori, proseguiamo la nostra smart saga, che ci regala sempre qualche sorpresa.

Ascoltando il GR, ieri sera (19.3.2018 n.d.r.), vengo travolto, in particolare, da due notizie: il titolo Facebook che crolla in borsa, e la macchina senza pilota di Uber che, per la prima volta, investe ed ammazza un passante.

di Giordano Di Fiore

La scorsa volta, abbiamo parlato di lavoro smart, con i vari annessi e connessi. Tuttavia, in questi anni di ruggente liberismo global, dove tutto è frammentato, ma tutto è interconnesso, l’aggettivo smart è un marchio di fabbrica, che può essere apposto a molteplici ambiti.

di Giordano Di Fiore

La mia compagna è stata da poco assunta da una grossa multinazionale, dove si pratica lo smartworking.

Tra le varie, questa non la avevo ancora sentita: le scrivanie sono a rotazione. Chi prima arriva, meglio alloggia. Tutti gli impiegati, con i loro bravi portatili, ad occupare, ogni giorno, postazioni sempre differenti, il tutto in un’ottica smart.

di Giordano Di Fiore

Il ricordo si sa, sbiadisce tutto. Le emozioni si attenuano, creando un flusso originale, del tutto assimilabile al concetto di saudade.

Il ricordo è quello di una classe elementare, nei primi anni ’80, che si avvia verso la pesa pubblica di Via Osoppo, e si pesa. 4 o 5 quintali? Boh, chissenefrega.

Ricordo invece un bel sole ottobrino, di quelli tipici milanesi, che non scaldano.

Vivevo nelle case popolari di via Civitali, zona San Siro.

Oggi quelle case sono un ghetto. Allora il concetto di ghetto non esisteva.

di Lucia Giorgianni

Il fenomeno emergente delle Social Street, oggi in espansione a livello internazionale, è nato a Bologna nel 2013 dall’idea di un giovane papà che si era appena trasferito in un nuovo quartiere del centro storico. Non conosceva nessuno e non era facile, come in qualunque metropoli contemporanea, creare in poco tempo relazioni di vicinato, trovare compagni di gioco per suo figlio, avere punti di riferimento in zona. Ecco dunque la sua idea, semplicissima eppure rivoluzionaria: aprire un gruppo su Facebook e invitare tutti i residenti a iscriversi.