di Giordano Di Fiore

Il ricordo si sa, sbiadisce tutto. Le emozioni si attenuano, creando un flusso originale, del tutto assimilabile al concetto di saudade.

Il ricordo è quello di una classe elementare, nei primi anni ’80, che si avvia verso la pesa pubblica di Via Osoppo, e si pesa. 4 o 5 quintali? Boh, chissenefrega.

Ricordo invece un bel sole ottobrino, di quelli tipici milanesi, che non scaldano.

Vivevo nelle case popolari di via Civitali, zona San Siro.

Oggi quelle case sono un ghetto. Allora il concetto di ghetto non esisteva.

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di Lucia Giorgianni

Il fenomeno emergente delle Social Street, oggi in espansione a livello internazionale, è nato a Bologna nel 2013 dall’idea di un giovane papà che si era appena trasferito in un nuovo quartiere del centro storico. Non conosceva nessuno e non era facile, come in qualunque metropoli contemporanea, creare in poco tempo relazioni di vicinato, trovare compagni di gioco per suo figlio, avere punti di riferimento in zona. Ecco dunque la sua idea, semplicissima eppure rivoluzionaria: aprire un gruppo su Facebook e invitare tutti i residenti a iscriversi.

di Lucia Giorgianni

Poveri per disamore, in molti casi dormono in auto o in strutture d’accoglienza e pagano il mutuo della casa in cui non possono entrare. Penalizzati dalla legge, defraudati di diritti, spesso privati dei figli e minacciati nella dignità. Non scendono in piazza, non scandiscono slogan, non hanno il conforto di reportage televisivi  o della cronaca e nemmeno la “costernazione” dei rappresentati istituzionali.
Sono i  “padri separati”, circa 4 milioni in Italia, di cui 800mila sulla soglia di povertà secondo il Rapporto Caritas, uomini che “non possono permettersi un pasto adeguato almeno ogni due giorni”.

di Giordano Di Fiore

Non è raro imbattersi, in questo confuso periodo storico, nella strana categoria del socialista liberista. C’è anche un famoso libro – Il liberismo è di sinistra – a corredare la suddetta categoria di un impianto scientifico.

I socialisti liberisti sono soliti berciare contro la sinistra più tradizionale, utilizzando un’unica argomentazione. Quella che tesse le lodi delle magnifiche sorti e progressive della globalizzazione. Globalizzazione che, ogni giorno, strappa migliaia di persone alla fame; globalizzazione che, addirittura, si sostiene, è riuscita a rimettere in moto gli stabilimenti Fiat, dati ormai per spacciati, grazie alla neutralizzazione del sindacato, e la, conseguente, apertura totale al mercato.

di Cristina Arduini

Buon Natale a tutti quelli che non amano nessuno, perché il mondo non è loro, anche se, in questo momento, vanno per la maggiore;

Buon Natale a chi inventa bufale sul web per fare soldi facili;

Buon Natale a chi ci casca.. nelle bufale sul web;

Buon Natale ai rivoluzionari da tastiera, che, ben al caldo a casa loro, fanno le rivoluzioni virtuali;

di Massimo Mascheroni | ODRZ

Tra la metà degli anni ’90 e la fine degli anni 2000, La Cueva è stata uno dei punti di riferimento della Milano alternativa e meno convenzionale. Situata in una zona strategica della città, di fronte alla Darsena, ed incastonata in un seminterrato, per anni funse da spazio multimediale, con una programmazione inarrestabile di eventi. Si passava, con estrema disinvoltura, da mostre fotografiche ad installazioni scultoree, da performance di arte contemporanea a concerti di musica elettronica: ogni evento riusciva a catalizzare una incredibile quantità di pubblico, eterogeneo, come le serate che venivano proposte. Signore impellicciate della Milano bene chiacchieravano amabilmente con schiere di dark, punk e hipster. Il tutto nella più assoluta tranquillità.

di Cristina Arduini

E pensare che sono una biologa, anzi una idrobiologa. Ma, per decenni, ho lavorato con geologi e so di che pasta sono fatti e soprattutto di che cosa sono capaci. E soprattutto so quanto possano essere fondamentali specialmente in un paese fragile come l’Italia.

di Lucia Giorgianni

Ho un’idea: si potrebbe fare una bella campagna pubblicitaria per sensibilizzare i disoccupati e dir loro che sarebbe meglio si sbrigassero a lavorare, magari con un contratto a tempo indeterminato tutelato dal contratto nazionale dei lavoratori. Così, potrebbero fare tanti progetti per il futuro, aiutando se stessi e la società, perché, se non si decidono presto a lavorare, poi si afflosciano.

La famosa ‘sindrome di Nimby’ contagia anche il Bel Paese: tutti Charlie, finché non tocca a noi.

di Giordano Di Fiore

Italietta, veniva chiamata un tempo, in senso dispregiativo. Quella dei trasformismi giolittiani, che divenne la patria del Duce, e che, in seguito, cambiò sempre, per non cambiare mai, rimanendo sempre, la nazione clerical-borghese ben descritta da Pasolini ormai cinquant’anni fa.

di Cristina Arduini

Un poliziotto con in mano una torcia si arrampica faticosamente su macerie di quella che una volta era una casa. Nessuno parla ed il silenzio è assordante. La luce della torcia si sposta rapidamente intorno ed il silenzio è sempre profondo. Non si sente nulla, niente di niente. Lo stesso agente, probabilmente in stato di shock, sembra quasi non credere a quello che vede e avanza, sperando, forse, di sentire almeno un grido di aiuto.