di Giordano Di Fiore

C’erano una volta gli ideali. Quasi sempre sbagliati. Quasi sempre travisati. Quasi sempre cavalcati in malafede.

E c’erano le maggioranze silenziose. Le quali, dietro a pochi ideali pubblici, avevano altri ideali privati, e nascosti. Raramente, potevano uscire allo scoperto.

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di Giordano Di Fiore

Via Broletto, 34. Un grande classico di Sergio Endrigo. Una canzone meravigliosa, molto delicata, nonostante il tema trattato. Via Broletto 34 racconta di un femminicidio.

di Giordano Di Fiore

Fino a ieri, sono stato completamente vittima della retorica sul populismo, sul neo-fascismo, ecc.

Poi, l’estenuante spoglio, con i suoi risultati shock.

Ed oggi, infine, una sorta di diversa consapevolezza: è proprio quella retorica lì, che è stata sconfitta. Questa “narrazione” forze del bene versus forze del male, verità contro fake news.

di Giordano Di Fiore

La scorsa volta, abbiamo parlato di lavoro smart, con i vari annessi e connessi. Tuttavia, in questi anni di ruggente liberismo global, dove tutto è frammentato, ma tutto è interconnesso, l’aggettivo smart è un marchio di fabbrica, che può essere apposto a molteplici ambiti.

di Giordano Di Fiore

La mia compagna è stata da poco assunta da una grossa multinazionale, dove si pratica lo smartworking.

Tra le varie, questa non la avevo ancora sentita: le scrivanie sono a rotazione. Chi prima arriva, meglio alloggia. Tutti gli impiegati, con i loro bravi portatili, ad occupare, ogni giorno, postazioni sempre differenti, il tutto in un’ottica smart.

di Giordano Di Fiore

Siamo contenti. Il fascismo è stato arginato.

Tuttavia: da un lato, il fascismo. Vade retro, ci mancherebbe. Dall’altro lato? Ecco, questo è il punto. Oggigiorno recarsi all’urna è diventato tutt’altro che entusiasmante. Votare Clinton, Macron, il nostro Renzi: i cosiddetti neo-liberisti.

di Giordano Di Fiore

Non è raro imbattersi, in questo confuso periodo storico, nella strana categoria del socialista liberista. C’è anche un famoso libro – Il liberismo è di sinistra – a corredare la suddetta categoria di un impianto scientifico.

I socialisti liberisti sono soliti berciare contro la sinistra più tradizionale, utilizzando un’unica argomentazione. Quella che tesse le lodi delle magnifiche sorti e progressive della globalizzazione. Globalizzazione che, ogni giorno, strappa migliaia di persone alla fame; globalizzazione che, addirittura, si sostiene, è riuscita a rimettere in moto gli stabilimenti Fiat, dati ormai per spacciati, grazie alla neutralizzazione del sindacato, e la, conseguente, apertura totale al mercato.

di Giordano Di Fiore

Lo avete già letto un po’ dappertutto: il PD vince tra i ricchi e perde tra i poveri. Cerco di semplificare, perché, tanto, gira e rigira, il concetto è questo.

Renzi non ha sicuramente la colpa di questa “rappresentanza tradita“: restando semplici e un po’ banali, pressoché chiunque si è trovato a commentare le profonde trasformazioni avvenute nella società durante lo scorso secolo. Non esistendo più la dicotomia padrone-operaio, la disarticolazione rende arduo lo sforzo per conciliare i molti interessi che competono sulla scena: restando nel mondo dei salariati, sicuramente gli interessi dei lavoratori a tempo indeterminato con art. 18, di quelli senza art. 18, dei lavoratori a tempo determinato, a chiamata, a voucher, a partita iva, in nero, ecc. spesso sono in competizione. Se poi ci mettiamo dentro pensionati, esodati, disoccupati (di breve, medio, lungo periodo), piccola e media impresa – per restare nell’ambito di una rappresentanza potenzialmente “di sinistra” – capite che intercettare il consenso diventa un’operazione pericolosa, che rischia di scontentare tutti, per non lasciare indietro nessuno.