di Giordano Di Fiore

Premessa importante: non sono né un virologo, né un immunologo.

Sono un cittadino comune, che, come tutti, si trova travolto da quanto di più sconvolgente la mente umana avrebbe potuto immaginarsi.

Affermazione falsa, in realtà. Se è vero che, ormai da molti, lunghi anni, esperti e persone influenti, quali Bill Gates, avevano lanciato un monito. Che alcuni Paesi hanno saputo ascoltare, altri molto meno. Ecco perché, sentendo parlare di modello Italia, mi vengono i brividi. Errori grossolani nella gestione dell’evento, mancata applicazione dei protocolli sanitari, totale mancanza dei dispositivi di sicurezza hanno portato la nostra nazione a diventare l’epicentro della crisi.

di Boris Jordan

E’ per me molto complesso provare a scrivere questo articolo.

Perché è un momento particolare. Perché c’è il pensiero unico. Perché, come ho osservato più volte, l’utilizzo dei social ha esacerbato le discussioni, dividendo il mondo, sempre e comunque, in fazioni. Figuriamoci ora, che la realtà si è fatta seria.

Non sono un negazionista. Capisco il valore e lo stress dei medici, le estreme preoccupazioni di questo straordinario esercito, messo così a dura prova. Capisco che il servizio sanitario potrebbe non reggere, o meglio collassare. Capisco che l’irresponsabilità di pochi possa mettere a repentaglio la salute di molti. Eccetera, eccetera.

Quello che non capisco, e non potrò mai capire, però, è come si possano calpestare le libertà individuali e costituzionali con così tanta facilità.

di Giordano Di Fiore

Non avendo mai vissuto un evento epico e catastrofico in prima persona, tramite le avventure di Covid19, la star dei virus, sto sperimentando in modo un po’ più diretto una moltitudine di pagine letterarie, o anche semplicemente i racconti di mio nonno sulla guerra.

Il genere umano, di fronte ad eventi eccezionali e verso i quali è, più o meno, impotente, torna ad essere maschera, caricatura, e si tipizza. C’è lo spavaldo, il fifone, quello serioso, l’ironico, il cinico, l’ansioso, il fatalista, ecc. ecc.

di Giordano Di Fiore

Non si tratta di essere malthusiani. Si tratta semplicemente di guardare alla vita (ed alla morte) con un po’ di buon senso.

Il punto di partenza, direi, il presupposto è inconfutabile: citando un famoso film di Troisi, ricordiamoci che dobbiamo morire.

Partendo da questo assunto, il mondo occidentale ha ingaggiato una scommessa con il Padreterno: rendere l’uomo immortale.

di Giordano Di Fiore

Ho sempre amato l’epica di Ken Loach, pertanto mi sono approcciato a Sorry we missed you un po’ come ci si approccia ad una canzone di Paolo Pietrangeli o degli Stormy Six. E invece ne sono stato travolto.

Sorry we missed you non è un film epico: è un film ultra-contemporaneo, sotto tutti gli aspetti, stilistico, narrativo, tecnico.

Di Giordano Di Fiore

Una mattina, mi son svegliato…e mi sono accorto che il mondo non era più lo stesso. Come se avessi aperto gli occhi dopo un lungo sonno, e mi fossi ritrovato senza coordinate.

A cominciare dalla musica, mia antica passione: ricordo una sera, tornando a casa. Dalla radio, una melodia stranissima, particolare, con le voci tutte artefatte. E’ rap, non c’è dubbio, ma dal gusto arabeggiante ed un po’ mellifluo. Lo speaker parla di un nuovo pezzo trap, a cura di Charlie Charles, per me un illustre sconosciuto, tanto quanto la musica da lui proposta.

di Giordano Di Fiore

Le manifestazioni green di questi mesi, che si condividano o meno, portano alla luce un aspetto che sembrava appartenere alla storia: mi riferisco alla partecipazione popolare, in particolare quella giovanile.

Vedere milioni di ragazze e ragazzi riversarsi per le strade di tutto il mondo ha qualcosa di epico, che ci riporta alle memorie del ’68, o giù di lì.

di Giordano Di Fiore

questo articolo è stato scritto il 26 agosto, n.d.r.

Finalmente ce l’abbiamo fatta. Il governo giallorosso (romanista?) è nato, non sappiamo bene sotto quali auspici, non sappiamo bene quanto il balletto che ne ha portato alla nascita sia stato simulato.

Quello che sappiamo con esattezza è che Renzi è cattivo, mentre Zingaretti è buono.

di Giordano Di Fiore

Sono anni che noi di Asilo parliamo di rossobrunismo, da prima ancora che il termine fosse coniato e diventasse di moda. Diego Fusaro non era ancora nello star system quando noi di Asilo ci ponevamo alcuni interrogativi legati al turbo capitalismo.

Tuttavia, cercando di cogliere tutte le complessità che caratterizzano il nostro mondo contemporaneo, sentiamo di chiamarci fuori da questa etichetta, che riesce incredibilmente ad unire Marine Le Pen ed Alfredo D’Attorre.