di Giordano Di Fiore

Siamo contenti. Il fascismo è stato arginato.

Tuttavia: da un lato, il fascismo. Vade retro, ci mancherebbe. Dall’altro lato? Ecco, questo è il punto. Oggigiorno recarsi all’urna è diventato tutt’altro che entusiasmante. Votare Clinton, Macron, il nostro Renzi: i cosiddetti neo-liberisti.

di Giordano Di Fiore

Non è raro imbattersi, in questo confuso periodo storico, nella strana categoria del socialista liberista. C’è anche un famoso libro – Il liberismo è di sinistra – a corredare la suddetta categoria di un impianto scientifico.

I socialisti liberisti sono soliti berciare contro la sinistra più tradizionale, utilizzando un’unica argomentazione. Quella che tesse le lodi delle magnifiche sorti e progressive della globalizzazione. Globalizzazione che, ogni giorno, strappa migliaia di persone alla fame; globalizzazione che, addirittura, si sostiene, è riuscita a rimettere in moto gli stabilimenti Fiat, dati ormai per spacciati, grazie alla neutralizzazione del sindacato, e la, conseguente, apertura totale al mercato.

di Giordano Di Fiore

Lo avete già letto un po’ dappertutto: il PD vince tra i ricchi e perde tra i poveri. Cerco di semplificare, perché, tanto, gira e rigira, il concetto è questo.

Renzi non ha sicuramente la colpa di questa “rappresentanza tradita“: restando semplici e un po’ banali, pressoché chiunque si è trovato a commentare le profonde trasformazioni avvenute nella società durante lo scorso secolo. Non esistendo più la dicotomia padrone-operaio, la disarticolazione rende arduo lo sforzo per conciliare i molti interessi che competono sulla scena: restando nel mondo dei salariati, sicuramente gli interessi dei lavoratori a tempo indeterminato con art. 18, di quelli senza art. 18, dei lavoratori a tempo determinato, a chiamata, a voucher, a partita iva, in nero, ecc. spesso sono in competizione. Se poi ci mettiamo dentro pensionati, esodati, disoccupati (di breve, medio, lungo periodo), piccola e media impresa – per restare nell’ambito di una rappresentanza potenzialmente “di sinistra” – capite che intercettare il consenso diventa un’operazione pericolosa, che rischia di scontentare tutti, per non lasciare indietro nessuno.

di Giordano Di Fiore

Ce ne eravamo già accorti, ma la fresca vittoria di Donald Trump è qui a raccontarci che il mondo è definitivamente cambiato. Realisticamente, la data di svolta è il famoso 11 settembre 2001. Da quel momento, le differenze con il secolo precedente si sono approfondite, sino al colpo di scena di questa notte.

di Giordano Di Fiore

Da un lato i negri (rivendichiamo con orgoglio l’utilizzo di questo sostantivo, tanto quanto froci, culattoni, vecchi, ecc. – le parole non sono buone, e non sono cattive), i proletari, il nuovo Quarto Stato. Già, se Pellizza da Volpedo, oggi, potesse dipingere nuovamente la sua tela, rappresenterebbe dei negri, in marcia alla ricerca di un avvenire migliore.

di Giordano Di Fiore

Non scriverò di arte in modo professionale. C’è chi lo fa molto meglio di me, non sono un critico, né uno storico. Ne scriverò in modo emozionale. Trovo che, questa, sia la chiave di lettura giusta, quando ci si approccia ad un percorso, come quello proposto da Hangar Bicocca: mi riferisco a Situations, di Kishio Suga, in scena fino al 29 gennaio 2017.

di Giordano Di Fiore

Guardate..il re è nudo!

Noi uomini siamo fatti così. Le radici del nostro comportamento sono legate agli istinti primordiali: la paura della morte, e la sopravvivenza. Dunque, meccanismi naturali, come, ad esempio, la risata sono legati al nostro bagaglio genetico. Tutto ciò che è a-normale, e non fa paura, fa ridere. Sarebbe meglio scrivere “tutto ciò che non fa più paura fa ridere”. Avete presente quando ti prendi un grossissimo spavento, e poi si risolve tutto in una gigantesca bolla di sapone? (Che ne so, tuo figlio non risponde per dodici ore al telefono, perché, semplicemente, lo aveva lasciato in macchina..). La risata è una sorta di meccanismo di compensazione della paura o di una situazione di disagio. I vari “gradi” della risata (serena, come il bimbo dopo la pappa, oppure beffarda, financo cattiva) dipendono, perciò, dal grado di minaccia sperimentato prima della sua risoluzione.

La famosa ‘sindrome di Nimby’ contagia anche il Bel Paese: tutti Charlie, finché non tocca a noi.

di Giordano Di Fiore

Italietta, veniva chiamata un tempo, in senso dispregiativo. Quella dei trasformismi giolittiani, che divenne la patria del Duce, e che, in seguito, cambiò sempre, per non cambiare mai, rimanendo sempre, la nazione clerical-borghese ben descritta da Pasolini ormai cinquant’anni fa.