L’Italia agli ARRESTI DOMICILIARI

di Boris Jordan

E’ per me molto complesso provare a scrivere questo articolo.

Perché è un momento particolare. Perché c’è il pensiero unico. Perché, come ho osservato più volte, l’utilizzo dei social ha esacerbato le discussioni, dividendo il mondo, sempre e comunque, in fazioni. Figuriamoci ora, che la realtà si è fatta seria.

Non sono un negazionista. Capisco il valore e lo stress dei medici, le estreme preoccupazioni di questo straordinario esercito, messo così a dura prova. Capisco che il servizio sanitario potrebbe non reggere, o meglio collassare. Capisco che l’irresponsabilità di pochi possa mettere a repentaglio la salute di molti. Eccetera, eccetera.

Quello che non capisco, e non potrò mai capire, però, è come si possano calpestare le libertà individuali e costituzionali con così tanta facilità.

Per quanto mi riguarda, è stato varcato un punto di non ritorno. E lo si è varcato per pavidità.

L’Italia è il Paese in cui nessuno vuole assumersi le proprie responsabilità. E’ il Paese degli escamotage, delle non decisioni. In cui si bloccano i voli diretti dalla Cina, ma si consentono le triangolazioni. In cui si tagliano per anni i fondi alla sanità pubblica, ma si continua a comunicare che la nostra è la migliore sanità al mondo. In cui si può passare, nell’arco di pochissimo tempo, dagli aperitivi solidali al regime fascista.

Un regime fascista che, come tutti i regimi, si rifà il trucco e si presenta al suo popolo con il volto della giustizia, della responsabilità, del bene comune, della collettività. L’offerta di regime si incrocia con la domanda del suo popolo, che oscilla tra il volemose bbene acclamato dai balconi, alla richiesta di sempre maggior coercizione: chiudete tutto, arrestate tutti.

Nei fatti, questo magico incrocio tra domanda ed offerta di regime, costruito sul binomio tra l’istrione Conte ed il cinico Casalino, coincide con il conferire all’esercito italiano le stesse prerogative delle forze dell’ordine. E coincide, soprattutto, con il conferire, a forze dell’ordine e forze armate, prerogative totalmente discrezionali.

Mi spiego meglio: vengono emanati dei decreti in cui, volutamente, non si capisce un cazzo. Si esorta la popolazione a stare a casa, contemporaneamente si lasciano aperte ferramenta, profumerie e tabaccherie. Si consente, genericamente, di fare sport, ma, si afferma, sarebbe meglio restare a casa. Sport, ma non passeggiata? Spesa, ma vicino a casa? Ma vicino QUANTO? Non viene esplicitato nulla. Così, tutto rimane a totale discrezione di chi effettua il controllo. Controllo che comporta, in caso di non idoneità, sanzioni PENALI.

E la cosa più drammatica è che i peggiori delatori sono i cittadini stessi, i quali, anzi, vorrebbero chiusure più stringenti, pene più severe, financo, forse, fucilazioni, seguendo il laico e democratico principio del “mors tua vita mea”.

Perché l’Italia, nazione a trazione pensionistica, persegue ormai il mito dell’immortalità. L’Italia è una ex-Repubblica fondata sul lavoro. Oggi si fonda sull’INPS ed il reddito di cittadinanza. Dunque, è meglio mandare a puttane tutto, libertà compresa, piuttosto che porsi qualche interrogativo. Un paese in cui prima si sostiene che non si debba indossare la mascherina, se non in casi eccezionali, ed il giorno dopo compaiono pubblicità a comunicarci esattamente il contrario.

mascherina

Mascherine che non ci sono, che nessuno ha pensato di produrre o stoccare, nonostante fosse sotto gli occhi di tutti la situazione cinese.

Una nazione in cui se muori di cancro, perché abiti nella terra dei fuochi, non frega nulla a nessuno, nemmeno a coloro che ci vivono. Se muori di cancro all’Ilva, tanto meno: bisogna lavorare. Se muori di mafia, di camorra, di ‘ndrangheta, di mala sanità. Idem. Perché lì ci sono nemici veri. Ci sono paure, interessi, corporazioni.

Invece, il virus, come i mondiali di calcio, unisce tutti, inesorabilmente. Fa comodo a tutti mostrarsi uniti contro questo virus che, evidentemente, fa meno paura della mafia.

Così, si crea la dittatura del pensiero: #IoStoaCasa.

Siamo tutti a conoscenza che stare sempre a casa, ad esempio, è il modo migliore per deprimere le difese immunitarie e beccarsi i virus.

Inoltre, ci sono persone che hanno case da 400 metri quadri: allo stesso tempo, ci sono immigrati che vivono in 4 o 6 persone in un monolocale. Come fai a tenerli a casa?

Ci sono quelli che la casa non ce l’hanno.

Ci sono i disabili, fisici e psichici. Che si sono trovati il mondo capovolto. Senza servizi ambulatoriali. Senza assistenza.

 

Per concludere, prima di incendiarmi del tutto, tornando all’incipit dell’articolo: capisco assolutamente la gravità del momento. Ma nessuna gravità dovrebbe consentire di cancellare le libertà individuali per decreto.

Si può consigliare, invitare, suggerire, contenere, controllare, eccetera. Le forze dell’ordine, in un momento tanto delicato, non dovrebbero sanzionare, ma essere vicini alle difficoltà di ciascuno di noi.

Questo è il compito di una nazione civile, che crede nella libertà. Questa nazione non è l’Italia. Che rimane fascista, cantando l’inno nazionale dal balcone sul quale è stata rinchiusa. Ma senza il braccio alzato. Che non si sa mai.

COROLLARIO FINALE

  1. Ho letto con particolare attenzione le annotazioni presenti sul sito della Polizia di Stato. Dall’abuso dei condizionali, cosa che avviene quando non si sa esattamente cosa (Per contenere il contagio dovremmo evitare ogni contatto con gli altri e quindi rimanere tutti a casa. Tuttavia il Paese non può fermarsi). Al ricorso quasi filosofico dell’imperativo kantiano, ma in chiave morale/moralista (E per i singoli casi che ci interrogano basta che ciascuno risponda alla domanda “È davvero necessario spostarmi?” La risposta la conosciamo noi e non il poliziotto che ci ferma per il controllo. E deve essere la risposta di un singolo che si sente tutt’uno con gli altri e che antepone il bene comune al proprio).
  2. Tu cosa avresti fatto? Come risposta, allego di seguito un articolo chiarificatore.