Accendiamo la luce, per dileguare i mostri: un piccolo MANIFESTO

Di Giordano Di Fiore

Una mattina, mi son svegliato…e mi sono accorto che il mondo non era più lo stesso. Come se avessi aperto gli occhi dopo un lungo sonno, e mi fossi ritrovato senza coordinate.

A cominciare dalla musica, mia antica passione: ricordo una sera, tornando a casa. Dalla radio, una melodia stranissima, particolare, con le voci tutte artefatte. E’ rap, non c’è dubbio, ma dal gusto arabeggiante ed un po’ mellifluo. Lo speaker parla di un nuovo pezzo trap, a cura di Charlie Charles, per me un illustre sconosciuto, tanto quanto la musica da lui proposta.

Un’altra esperienza spiazzante fu un viaggio in metropolitana. Io non la utilizzo mai, per lavoro sono sempre in giro in macchina. Tranne quel giorno, in cui la presi, e mi accorsi di persone tutte chine, a testa bassa, intente alla loro dose quotidiana di social network. E mi ricordai di quando la prendevo abitualmente, anni addietro: quante volte, capitava di allungare la testa per sbirciare dal giornale del vicino. Fantascienza!

Recentemente, sono partito all’avventura in zona Isola, alla ricerca una trattoria. In tempi liberi da tripadvisor (al massimo, c’erano le recensioni sul ViViMilano), mi è sempre piaciuto andare alla scoperta di qualche angolo nascosto, dai sapori antichi. Mi sono, invece, imbattuto in un’insegna: Poké. Non sapevo davvero di cosa si trattasse, di certo non era l’esperienza romantica che mi ero prefissato, con qualche vecchina a cucinarmi le gioie del passato. (Ma devo dire che non era niente male, il Poké!).

Trap, social network, poké: esperienze diverse, con un unico denominatore: il mondo globale. Nel quale viviamo totalmente onlife: troviamo l’amore su Tinder, sfoghiamo la nostra rabbia su Facebook, litighiamo su Whatsapp.

Eppure c’è una stravaganza, una incoerenza apparente: nel mondo global, siamo pervasi dal pensiero populista (sovranista, nazionalista, come lo si voglia chiamare).

A dire il vero, qualche logica c’è: più i confini si assottigliano, più ci sentiamo mancare la terra sotto i piedi.

In poche parole: abbiamo paura. E ci rifuggiamo nell’identità, che ci offre l’ultimo conforto.

Ecco che qualche furbone, non del tutto originale, ha pensato bene di strumentalizzare la paura, per rimanere in sella.

Ciononostante, il mondo non torna indietro. Il progresso scientifico e tecnologico provocano mutazioni sostanziali nelle nostre abitudini. Non cambieremmo mai il nostro modo di vivere, lo sappiamo molto bene. Il mondo prosegue la sua rapida corsa, e noi tentiamo di aggrapparci: umano, troppo umano.

Vi ricordate la prima Lega Lombarda, quella che incollava gli adesivi sotto i cartelli stradali? Milan, Corsic, Tressan..sembravano i fumetti di Cattivik. E’ iniziato tutto così, in modo un po’ folclorico (salvo poi rastrellare armi per la magnifica secessione del nord).

Oggi, il problema identitario si è mondializzato (globalizzato): la paura dell’uomo nero diventa ragione e fondamento. Gli immigrati (come, una volta, i meridionali) minano la nostra identità: sono loro il nemico da respingere, dietro la minaccia della sostituzione razziale.

E’ giunto il momento di fare chiarezza, di accendere la luce.

Dato che non si tornerà indietro, ed il mondo sarà sempre più integrato e connesso, recuperiamo la nostra capacità di ragionare.

Impariamo ad approfondire, a non temere la complessità: anzi, a viverla come una ricchezza, come una fortuna che ci regala questa controversa contemporaneità.

Abbiamo, finalmente, abbandonato le liturgie dello scorso secolo. Mi riferisco alle grandi ideologie, che, senza dubbio, sono state funzionali al progresso, ma, progressivamente, sono diventate armi spuntate di conservazione sociale.

Abbiamo battaglie reali da combattere: si tratta di dure battaglie contro l’oscurantismo.

Serve un occhio smaliziato, che sappia come interpretare i troppi segnali contrastanti.

La robotizzazione? L’invasione? Il cambiamento climatico? Noi non abbiamo paura.

Non ci rifugiamo dietro a slogan: abbiamo una sola arma. Studiare. Con pazienza e determinazione.

Non siamo avvezzi a lamentele: cerchiamo di proporre soluzioni. Sbaglieremo, certamente, ma non siamo alla ricerca di consensi facili. Preferiamo difendere il metodo scientifico, sperimentale.

Per sconfiggere la paura, è necessaria una buona dose di fiducia nel futuro, ed una buona dose di coraggio, di voglia di confrontarsi, mettersi in discussione e scoprire tutto quello che ancora ci è ignoto e ci fa paura.

Vogliamo rifugiarci nella fobia di Soros, o preferiamo tuffarci nella complessità del mondo, pur sapendo che del doman non v’è certezza?