Zingaretti buono, Renzi cattivo

di Giordano Di Fiore

questo articolo è stato scritto il 26 agosto, n.d.r.

Finalmente ce l’abbiamo fatta. Il governo giallorosso (romanista?) è nato, non sappiamo bene sotto quali auspici, non sappiamo bene quanto il balletto che ne ha portato alla nascita sia stato simulato.

Quello che sappiamo con esattezza è che Renzi è cattivo, mentre Zingaretti è buono.

Facciamo un salto indietro: Zingaretti, in opposizione alla politica dei popcorn, è colui che voleva l’accordo con i 5S. Anzi, è stato eletto segretario, forte della sua esperienza consociativa nel Lazio.

Zingaretti è quello che, sottobanco, ha probabilmente garantito elezioni al Capitan Salvini. Ma questo non si può dire.

Zingaretti, infatti, è quello che, non appena Salvini “si è cappottato nel parcheggio” (cit. Matteo Renzi) ha detto NO A QUALSIASI ACCORDO con i 5S.

A questo punto, quelli che contano (Bettini, Prodi, D’Alema, ecc.) hanno pensato “questo qui è matto”, e lo hanno costretto ad una marcia indietro.

Dopodiché sono cominciate le danze: Conte sì, Conte no, che ci hanno tenuto con il fiato sospeso.

Al contrario, Renzi il cattivo, quello del senzadime e dei già citati popcorn, per cinici interessi personali, è colui che ha sparigliato le carte. Dopo il “capottamento nel parcheggio” (ri-cit. Matteo Renzi) del Truce Capitano, se ne è uscito con una chiara intervista al Corriere della Sera: GOVERNO ISTITUZIONALE COI 5S.

Scandalo! Vergogna! Come si permette! Ha scavalcato il segretario democraticamente eletto! Cattivo, cattivo, cattivo!

Eppure, quelli che contano (Bettini, Prodi, D’Alema, ecc.) hanno pensato: mica pirla, questo qui. O facciamo il governo coi 5S, o siamo fottuti per sempre.

E sono cominciate le danze.

Immaginatevi i Travagli di Zingaretti: se faccio il governo, quel cattivo mi frega. Se non faccio il governo, mi fregano comunque gli italiani.

Risultato: si è fatto il governo. Vedremo se istituzionale (come ci auspichiamo), oppure di legislatura (che scoppierà ancor prima del precedente).

E, nell’immaginario collettivo, Zingaretti rimane il Buono, che ha salvato l’Italia. Mentre Renzi il cinico politicante al servizio dei suoi personali interessi.

Il mio intento non è quello di incensare Renzi, sia chiaro. Semmai, è quello di palesare le tattiche di Zingaretti il Buono. Per affermare che, in politica, come nella vita, è naturale avere tattica e strategia. L’importante, per noi che ne subiremo le scelte, è assecondare la tattica che persegua anche i nostri interessi (siamo anche noi tattici e strategici, il famoso homo oeconomicus), avversando le politiche che ci remano contro.

Con la guardia un po’ più alta verso i finti buoni, ed un apprezzamento in più per le persone chiare.