Il piacevole ritorno di Matteo Renzi

di Giordano Di Fiore

I tempi contemporanei della politica sono velocissimi, come tutto, del resto.

Un anno equivale ad un decennio del secolo scorso, probabilmente i micro-spostamenti dell’asse terrestre procurano cambiamenti climatici e della percezione temporale.

Matteo Renzi, dunque.

Arriva qualche anno fa, come un meteorite. Un ciclone che si porta via tutto. Di un’antipatia unica, di una spocchia encomiabile, sgarbato come nessuno. Riesce ad insediarsi a capo del PD e del Governo. Trattando male tutti, sindacati, professori, colleghi.

Batte ogni record alle elezioni europee, mentre, contemporaneamente, riesce a scontentare tutti. E’ la disintermediazione dei corpi intermedi, la chiamano così. I giornalisti iniziano a romanzare il “Renzusconi“, ma Matteo fa incazzare anche il Berlusca, per la storia della Presidenza della Repubblica.

Poi, c’è la storia del referendum: Matteo vs. resto del mondo. Naturalmente, prende una fraccata di mazzate ed è costretto a farsi da parte.

I giornalisti lo danno per morto, finito. Ironia populista e scherno diffuso. Inizia l’anno giallo-verde, con le astuzie tattiche dell’altro Matteo, che, ironia della sorte, si ciuccia tutto il 40%.

Ed arriviamo al Ferragosto 2019: Salvini fa la cazzata del secolo. Naturalmente, noi la chiamiamo cazzata, ma non sappiamo minimamente cosa ci sia dietro. Intuiamo che ci siano problemi di soldi, o di magistrature, o entrambe le cose.

A questo punto, come se il tempo non fosse passato, torna lui, Matteo Renzi. Quello dei pop-corn.

Che, con la stessa nonchalance, intervistato dal Corriere come fosse nuovamente il numero 1, propone l’idea del secolo. Votare? Ma siamo matti? Governo istituzionale col Movimento: Salvini KO.

Zingaretti, totalmente spiazzato, mostra tutti i suoi limiti: si mangia il cappello come Rockerduck, inizia a dire no, i 5 stelle no, andiamo a votare, che manco Salvini.

La maggior parte del PD non se lo fila di striscio: capendo che l’unica idea possibile è quella di Renzi, chi aderisce a piè pari, chi ci ricama sopra, come Bettini, inventandosi il governo di legislatura. Idea che, addirittura, fa brillare gli occhi a Grasso, a D’Alema, un po’ a tutti.

Adesso, si vedrà. Al 20, manca pochissimo. La crisi rientrerà come in un’illusione? Salvini riuscirà a farci votare? Ci sarà un monocolore 5 stelle, con appoggio esterno? Nascerà Azione Civile, dietro gli anatemi di Ingroia?

Quello che sappiamo è che Renzi è piacevolmente tornato. Antipatie o meno (e noi di Asilo ne abbiamo quasi sempre parlato male), si sentiva l’esigenza di un leaderDi quale partito, non è ben certo.