Rossobrunismo e Sinistra

di Giordano Di Fiore

Sono anni che noi di Asilo parliamo di rossobrunismo, da prima ancora che il termine fosse coniato e diventasse di moda. Diego Fusaro non era ancora nello star system quando noi di Asilo ci ponevamo alcuni interrogativi legati al turbo capitalismo.

Tuttavia, cercando di cogliere tutte le complessità che caratterizzano il nostro mondo contemporaneo, sentiamo di chiamarci fuori da questa etichetta, che riesce incredibilmente ad unire Marine Le Pen ed Alfredo D’Attorre.

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Conosciamo perfettamente il problema principale creato dalla globalizzazione verso i Paesi del primo mondo. Si chiama PERDITA D’IDENTITA’.

Una cosa molto semplice, quasi banale, scontata. Eppure fondamentale. Comunismo e fascismo non c’entrano. Inutile scomodare i grandi concetti.

Diamo un rapido sguardo alla nostra Milano: vediamo tutti com’è cambiata negli ultimi, recentissimi, anni. E’ diventata una città turistica, dietro la nostra incredulità. Dove gli affitti sono governati dagli airbnb. Dove il ciabattino e l’idraulico sono soppiantati da un numero incredibile di pizzerie e ristoranti. All’ombra di una mafia (camorra, ‘ndrangheta) sempre più forte ed incontrollata/incontrollabile.

In ballo ci sono tanti soldi, lo capiamo tutti. La battaglia degli scali ferroviari, per restare qui a Milano, come fu Gae Aulenti e CityLife, ne sono l’emblema.

E la cosa più sorprendente è che questi successi di business sono trofei della sinistra. Al punto da avere inventato una nuova categoria: il “modello Milano. Categoria del pensiero positivo, vincente ed inconfutabile.

Dunque, la sinistra è quella del modello Milano, mentre la destra è quella che dialoga con coloro che sono alla periferia di suddetto modello. Da qui i rossobruni, alfieri del socialismo di stato, come d’altronde fu lo stesso Benito Mussolini.

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Questi scontri ridicoli si basano e sono possibili solo in un mondo in cui l’opinione si decide e si forma solo sui social network, il mondo iper-connesso, in cui però non si parla più (altro vecchio argomento di Asilo).

Se non fossimo ormai tutti ridotti ad una massa di zombie riversi sui nostri piccoli schermi luminosi dalla mattina alla sera, notte compresa, potremmo ad esempio accorgerci che una politica da 30 anni appiattita sul PIL è totalmente fallimentare.

E potremmo accorgerci di avere bisogno di un mondo diverso, in cui i bisogni primari rimangono quelli della socialità, oggi duramente compromessa.

Non si combatte, cioè, la globalizzazione a colpi di telefonino, di gruppi whatsapp, di scontri all’ultimo sangue su Facebook.

Si combatte sognando un mondo differente, in cui, oltre i dettami del consumo, ci siano delle necessità differenti. E in questo mondo differente il rossobrunismo è un errore. E’ la spalla del grande capitale creata per sterilizzare qualsivoglia tentativo di mutare la rotta.

La globalizzazione è una grande occasione. In un’ottica di internazionalismo. Un’occasione per condividere identità differenti, non per annacquare tutto sotto la bandiera del consumo.

Gli Stati Uniti d’Europa sono una grande occasione. Per mettere in relazione culture ed identità differenti. Per creare una cultura del lavoro sovranazionale. Dove non ci sia dumping tra gli stati nazionali, e dove l’immigrazione non sia il soldatino del capitale per minare la coesione sociale.

Leggevo in questi ultimi giorni la relazione Svimez sul mezzogiorno. Disastrosa. Leggevo i tentativi annaspati della sinistra, a rilanciare una agenzia per il mezzogiorno. Che sarà, come sempre, uno scatolone vuoto.

Quando, al contrario, un’Europa fatta di regioni, dall’identità chiara e definita, dunque molto coese tra di loro, potrebbe sterilizzare il potere mafioso e rilanciare davvero alcuni territori storicamente penalizzati.

Andiamo oltre questa cupa visione nazionalista para-militare, che, davvero, è un appannaggio di poteri forti, che possono nascondersi dietro una conflittualità sociale creata ad hoc, e cerchiamo un mondo diverso, APERTO.

E buttiamo il cellulare…