Ladri di giornali

 “Visto, si stampi”, il tradizionale comando che autorizza l’invio di un prodotto editoriale alla stampa si declina oggi anche in  “Visto, si rubi”.

Le azioni possono essere persino contemporanee: mentre l’editore finalizza il formato digitale per gli abbonati a pagamento e dalle rotative escono le copie cartacee, ecco che la testata è già sulla piattaforma pirata. Come è possibile? E’ semplice: gli hacker si introducono nei siti degli editori, si impossessano dei pdf in tempo reale e pubblicano. E così,  chi acciuffa la refurtiva può godere della lettura gratuita di uno o più giornali e può a sua volta reiterare il reato con la diffusione via web di quotidiani e periodici ad amici, parenti, colleghi, gruppi whatsapp.

Vittime di questo sistema di pirateria sempre più in voga, sono, indifferentemente, le  grandi testate nazionali o le piccole realtà editoriali che non potrebbero proprio permettersi di perdere vendite. Siamo ben lontani, dunque dall’idea del moderno Robin Hood che ruba ai ricchi per dare ai poveri: i criminali del web rubano indistintamente e indistintamente distribuiscono. A volte con l’unico intento di mettere in mostra la loro abilità e collezionare condivisioni e likes, altre per complesse forme di illecito guadagno che passano attraverso il contagio di infezioni informatiche, le quali, tra l’altro,  mettono a serio rischio la sicurezza dei dispositivi degli utenti (sui siti pirata aumenta del 20% il rischio di infezione malware).

In parallelo, grandi colossi come Google, FaceBook o YouTube divengono prestatori di servizi di condivisione di contenuti online protetti da diritto di autore. Circolano intere pagine, immagini, articoli integrali e spesso chi ha svolto il lavoro intellettuale e artistico sui giornali (ma anche su video supporti musicali) vede leso il diritto d’autore, cioè la sua retribuzione. Il tema è stato recentemente dibattuto a livello europeo, non senza controversie. Lo scorso settembre l’Europarlamento in seduta plenaria ha approvato il progetto di riforma del diritto d’autore online, poi ripreso con la bozza di riforma  revocata per il voto sfavorevole di undici Paesi membri dello stesso Consiglio, tra cui l’Italia.

Sappiamo che Il mercato editoriale ha già subito negli ultimi anni perdite significative, con pesanti  ricadute sull’occupazione del settore. Assistiamo alla desolante scomparsa delle edicole, sofferenti  per la crisi del cartaceo e per  una serie di leggi che ne hanno vincolato l’uso, la localizzazione e la remunerazione.

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Ora le frontiere del digitale hanno aperto nuovi orizzonti, va benissimo, ci contiamo. Se ben utilizzato, rispettato, regolamentato, i nuovi media sapranno veicolare la loro voce in parallelo con altre, sapranno trasmettere il valore dell’informazione, della cultura, dell’intrattenimento. Continueranno ad alimentare l’occupazione,  anche nelle piccole realtà editoriali e start up innovative, faranno girare l’economia, o perlomeno ci proveranno.

Il grande mercato della merce rubata, invece, che s’impone quotidianamente sui nostri schermi, veicola l’illecito, l’illegale, a volte il mostruoso: abbatte l’economia, produce miseria. Perché allora, lasciarsi incantare?

La disparità tra ciò che l’uomo è in grado di produrre e la capacità di prevederne le conseguenze è sempre più grande. D’altra parte – scriveva Günther Andersl’uomo è antiquato e “la tecnologia viaggia a una doppia velocità rispetto all’evoluzione civile e morale dell’uomo”. Se è così, dunque,  non potremo che farci oltrepassare, non potremo che restare indietro. Vorrà dire regredire, lasciarci dominare, continuare a servire, consumando. Oppure?

L’etica, anch’essa sopraffatta dalle opportunità che la tecnica elargisce irresistibilmente e “generosamente”, può ancora salvarci? Abbiamo bisogno di una nuova etica adeguata ai tempi, ansiosa di riscatto, conscia di dover  individuare limiti oltre i quali si trova l’autodistruzione. Abbiamo bisogno di idee nuove e coraggiose nell’immaginazione imprenditoriale, politica, morale… questo è un “vaste programme” , certo, ma c’è qualcosa che si potrebbe intanto fare, subito, un passo semplice, immediato, ovvio, in quella direzione.

Si potrebbe, per esempio, non rubare e non essere complici di chi lo fa.

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