Il consumatore politico

di Giordano Di Fiore

Gentili lettori, nel presente articolo, vorrei  dilungarmi un poco su di un particolare tipo di consumatore: il CONSUMATORE POLITICO.

Tra le storture del capitalismo, si può annoverare anche questa particolare configurazione ibrida:

il consumatore politico non eroga direttamente denaro (se non in forma di sottoscrizioni, tessere, ecc. che, tuttavia, oggi, sono una forma di incoming totalmente insufficiente alla sopravvivenza di organizzazioni complesse).

Semmai, dal momento in cui, con la moderna democrazia, la politica è diventato un consolidato percorso di carriere professionali, il consumatore politico è l’elemento che consente di sbloccare denaro, prevalentemente pubblico, ma non necessariamente, in favore delle organizzazioni di cui sopra, e, naturalmente, dei loro rappresentanti.

Questi ultimi, i rappresentanti politici, divengono anche loro, in questo modo, una forma ibrida, un’ulteriore stortura del sistema. Perché, nonostante le democrazie cerchino di tutelarsi dai vincoli di mandato, costoro (i rappresentanti) rappresentano il prodotto acquistato dal consumatore politico.

Cosa accade quando si acquista un prodotto che non funziona, o che non piace? Lo si riporta indietro. Dunque, capite come il rapporto di compravendita, così configurato, sia particolarmente delicato.

C’è anche da interrogarsi sulle motivazioni del consumatore politico: chi acquista, tipicamente, ha una necessità (reale o indotta) di acquisire un bene, materiale o immateriale. Acquistare un politico, va da sé, rientra nella seconda categoria: si acquista appartenenza, soprattutto. Oltre ad una miscela di beni particolari: cambiamento, speranza, sicurezza, lavoro, futuro, protezione, benessere, financo favori personali.

Come abbiamo già scritto tante altre volte, il mondo globalizzato, così impersonale, trasversale, plastico, ed uniforme, conformista è un mondo che lascia totalmente spaesati. Gli skills appresi in migliaia di anni sono insufficienti a vivere in un mondo così complesso. Per questo, la dimensione tribale diventa una dimensione di ritorno sempre più forte, rabbiosa, violenta, invocata senza limiti. 

Abbiamo altrettante volte parlato di come i social acuiscano l’aspetto tribale della contemporaneità: dunque, il mercato della politica si inquadra perfettamente in questa rappresentazione.

Ed arrivo al punto, un piccolo esempio pratico.

Con alcuni compagni dell’Isola, la maggior parte dei quali iscritti o simpatizzanti del PD, si è deciso di fondare un’associazione culturale (Asimov). La prima attività programmata per l’associazione è la proiezione del tragico film “Sulla mia pelle”, dedicato al controversa storia di Cucchi.

Abbiamo deciso di promuovere l’evento coinvolgendo una serie di attori: l’associazione stessa, alcuni sindacati, l’ANPI, il PD.

E abbiamo anche deciso di pubblicizzare l’evento su FACEBOOK (immergendoci, così, nel modo più diretto possibile, dentro al mercato politico).

Non avendo ancora una pagina dell’associazione funzionante e seguita, abbiamo deciso di utilizzare la pagina del Circolo PD I Maggio (sito a Milano Isola), data, come si diceva, la sovrapposizione di numerose persone all’interno delle due organizzazioni (l’associazione ed il partito).

Mi sono occupato direttamente di pubblicizzare l’evento: come saprete, Facebook dà la possibilità non solo di geolocalizzare la pubblicità, ma di targettizzarla, in modo da massimizzarne l’efficacia.

Dunque, l’assunto iniziale è verificato nella prassi: di fatto, pubblicizzare un film drammatico diventa identico a pubblicizzare un pannolino.

Pertanto, ho dovuto pensare al target. Se nel caso dei pannolini, il target saranno le coppie con figli, in questo caso è d’uopo segmentare il mercato politico. Ed andare a colpire le fasce di consumatori sensibili. Ed ecco, tra gli interessi: la politica, la sinistra, il centro-sinistra, la socialdemocrazia, addirittura la democrazia cristiana.

Dopodiché, ho tentato dei colpi di coda, che ci hanno riservato grandi sorprese:

la sinistra estrema, il partito comunista, ecc.

Insomma, ho cercato di andare a prendere alcune fasce non molto avvezze alle attività del PD. L’ho fatto piuttosto ingenuamente, non pensando ai  movimenti tellurici che si sarebbero da lì a poco creati.

Ecco che, insieme ai generici mi piace, è spuntato in modo tracotante il “cattivismo” degli italiani, di cui in questi giorni si parla tantissimo (è uscito anche un reportage del Censis).

Il target con l’ago della bilancia più spostato a sinistra o più spostato verso le contemporanee forme di populismo (nonostante non sia stato così stolto da inserire parole come 5 stelle tra gli interessi) ha risposto allo spot vomitando odio, cattiveria, sarcasmo.

Cosa è successo? Ad alcuni consumatori è stato venduto il prodotto sbagliato. Come se avessimo venduto bottiglie di whiskie agli alcoolisti anonimi.

Non è stato particolarmente divertente, ma molto istruttivo.

Sono arrivate alcune conferme: la società è davvero molto polarizzata e molto targettizzata. La percezione del PD, inoltre, agli occhi dei “puri” è quella di un partito che ha tradito.

Da marxista, vorrei a questo punto chiedermi, e chiedervi, se ci sia ancora una qualche possibilità di lanciare un messaggio “universalistico”, che non sia il messaggio della Chiesa (anch’essa, invero, molto in difficoltà).

Che si appelli, cioè, non ad un target specifico, ma alle nostre pur ancora esistenti capacità di sognare, di progettare, di volare e, così facendo, valicare le barriere imposte dalla mercificazione, abbracciando qualcosa di più complesso, ma, per questo, più affascinante, quale è l’Uomo, in quanto tale.

P.S.

ECCO IL POST INCRIMINATO, DA STUDIARE CON ATTENZIONE

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