I simulacri

immagine tratta da Amazon (https://www.amazon.it/Realistico-Masturbazione-Dispositivo-Vaginale-Giocattolo/dp/B07FTPW16M)

di Giordano Di Fiore

Se date ad un cane un osso finto, di gomma, lui se lo morde.

Se date ad un uomo una bambola gonfiabile, lui se la scopa.

Se fate credere a questo stesso uomo che un negro stia per fottergli (per rimanere in tema) il lavoro, lui vorrà cacciarlo ed affondare le navi.

Così come un tempo gli è stato fatto credere che i sindacati hanno rovinato l’Italia, creando una casta di lavoratori privilegiati, e che il mercato avrebbe regolato tutto, oggi gli si fa credere che il mercato è un demone, da cui lo Stato potrà proteggerlo.

Ecco perché, nello stesso modo, l’italiano è stato leghista, sovranista, grillino, renziano, berlusconiano, socialista, democristiano, fascista, monarchico.

Quell’uomo, in verità, è sempre lo stesso: adattabile ai mutamenti, suscettibile ai simulacri.

E’ un limite oggettivo: non siamo in grado di distinguere il vero dal falso. Rispondiamo a degli input. Per questo, dilagano esperti di marketing, maghi del big data, campioni linguisti di pnl, neuroprogrammatori, seo specialist, social media manager. Vince colui che riuscirà a trasmettere l’input più verosimile. Per verosimile, si intende che il cervello, quantunque falso, interpreti quell’input per autentico, reale.

Piangiamo davanti ad un film, un racconto, una storia: nonostante si tratti di rappresentazioni. Interpretate come autentiche. Più si è sensibili, più si piange.

Per questo, asceti e filosofi raccomandano la meditazione: la sensibilità talvolta pare assumere un’accezione negativa, il luogo dove il velo di Maya rende tutto indistinguibile.

Questa notte sono tornato a casa tardi: con l’amico Andrea (spesso presente nei miei resoconti), abbiamo chiacchierato con un ragazzo giovane, impiegato in un ristorante.

Si parlava di musica, ci colpiva il fatto che fosse appassionato di gruppi non proprio attuali, come i Toto e gli Abba. Poi, improvvisamente, ci dice che è di destra, sparigliando tutte le carte, e tutta la nostra costruzione.

Non si ferma all’affermazione in sé: la motiva. Ed argomenta: la sinistra ha reso iper-flessibile il mercato del lavoro, rendendoci fragili e ricattabili. E’ stata succube del grande capitale e dell’establishment, schiacciata dai diktat europei: per questo, ha difeso la riforma delle pensioni, costringendoci a lavorare fino ad un’età indefinita. Infine, non ha tutelato i nostri lavoratori dalla invasione straniera. Non è vero che gli italiani non vogliono fare certi lavori. Se io volessi fare il lavapiatti, sarei in concorrenza con lavoratori stranieri sottopagati, ed in nero, dunque sono costretto a rinunciare, oppure, a mia volta, ad andare all’estero.

Conclude con il poco rispetto degli stranieri nei confronti delle regole di convivenza civile, citando ad esempio alcuni gruppi ispanici che, a suon di cumbia, lasciano interi condomini in bianco.

Il ragazzo ha votato Meloni. E’ figlio di un sardo e di una ecuadoregna.

E’ figlio del presente: un presente difficile, perché contraddittorio.

Sicuramente, non l’ho chiesto, ma, per tutto quanto scritto all’inizio di questo articolo, suo padre sarà anch’esso di destra.

Al netto di tutte le considerazioni, però, alcune affermazioni colpiscono.

Se, ieri, la sinistra era quella dei sindacati, che, per qualcuno, bloccavano lo sviluppo, oggi la sinistra è quella che ha fottuto il lavoro e le pensioni.

Da questo concetto, abili affabulatori sono riusciti ad inserire i negri, la razza ed una sfilza di concetti da sempre sottotraccia, oggi tremendamente sotto osservazione.

Di fronte alla nostra banalità – ma guarda che gli immigrati vengono qui a riprendersi ciò che gli abbiamo rubato – il ragazzo ci risponde che “un tempo” siamo partiti tutti dallo stesso livello. Com’è, dunque, che questi  sono rimasti più indietro, commenta? Anzi, senza andare troppo per il sottile, cita la famosa immagine del negro con l’anello al naso ed il cazzo a ciondoloni.

E’ una retorica, ribadisco, tremenda, ed antica. 

Realtà e simulacri: pensioni, flessibilità, europa, capitale, banche e la RAZZA. Tutto assieme.

E’ il fascismo. In tutta la sua interezza. La retorica fascista è sostanzialmente utopia socialista, adattata al culto della razza. Salvini, Bolsonaro, Orban, Trump, poco importa.

Ciò che interessa, nello studio dei fascismi, è la dinamica: dapprima, sembra trattarsi di una forza “rivoluzionaria”, con e per il Popolo. Tuttavia, riesce ad incunearsi nei gangli del potere, proprio grazie alla tolleranza dell’establishment, retoricamente avversato. I grandi gruppi economici, la classe dirigente, ecc. sono corrivi. Perché cercano di sfruttarne il vantaggio, ora che i fascisti hanno abbattuto le barriere della solidarietà, della morale, dei cosiddetti valori. Non è un caso che la radio di Confindustria ospiti una trasmissione tra le più responsabili dell’ascesa del nuovo fascismo italiano. Boccia finge di criticare i penta-leghisti. E, come ha affermato il ministro Savona, i mercati sono stati molto timidi, rispetto ai paventati catastrofismi.

Torno a bomba al nostro interlocutore di ieri sera, il quale ci dice che, oggi, può dichiararsi di sinistra solamente il riccone, oppure colui che non ha nulla.

Questa osservazione tanto semplice è, in realtà, il fulcro del sistema fascista. Tornando a quanto scrivevo poc’anzi: il fascismo si presenta come movimento anti-sistema, ma è in realtà l’espressione più pura del ceto medio-piccolo borghese, la vera ossatura che regge tutto l’architrave.

E, così, oggi, tra simulacri e realtà, siamo andati molto oltre. Impossibile pensare di ripristinare la retorica della solidarietà e della sussidiarietà, base della nostra Repubblica.

Rimane solo la speranza di lavorare nel piccolo, con il dialogo e l’ascolto, evitando una buona volta gli sbruffoni che pensarono di godersi lo spettacolo, mangiando pop-corn.

Semmai, c’è da lavorare in modo capillare sulla paura, tentando, in questo modo, di svelare il simulacro. Inseguendo il reale.

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