Ha vinto il comunismo (e non è un bene)

di Giordano Di Fiore

Il crollo del muro ci indusse ad un errore storico: pensammo che il modello occidentale avesse trionfato, sconfiggendo definitivamente l’esperienza del socialismo reale.

Pertanto, leggere di Trump e di Salvini, con molte probabilità finanziati da Putin, è a dir poco spiazzante, specialmente per noi cresciuti nel gigantismo reaganiano.

Tuttavia, rileggere gli ultimi 30 anni con una lente differente, ci può aiutare a riconsiderare l’assunto iniziale.

Prima di tutto, una doverosa premessa: quale sostanziale differenza tra il cosiddetto socialismo reale, ed il socialismo prospettato da Marx? Se in Marx il proletariato diviene proprietario dei mezzi di produzione, nel socialismo reale non esiste la proprietà privata, ma non si è nemmeno proprietari dei mezzi di produzione, che rimangono saldamente nelle mani dello stato e di pochi oligarchi.

Ciò detto, vi invito a ricordare il film Wally, prodotto dalla Disney qualche anno fa, ed a concentrarvi sul concetto di sharing economy.

Wally anticipa il tema della robotizzazione alternativa al lavoro umano, ed anticipa il mondo a portata di clic, iconizzato da americani ciccioni ormai nemmeno più in grado di mantenere la posizione eretta (storico passaggio nell’evoluzione darwiniana).

La sharing economy descrive in termini stringenti le fantasie disneiane: con la digitalizzazione del mondo occidentale, il propulsivo concetto novecentesco della proprietà privata è sostituito da una pratica e confortevole collettivizzazione: car sharing, bike sharing, e via, via, appartamenti (airb’n’b), musica (spotify), cuochi a domicilio, concerti in casa, ecc. ecc.

Fino all’ultimo, ancora poco comprensibile, concetto: la block chain, che renderà tutti noi garanti dell’economia, come in una recensione di trip advisor.

Curiosamente, tornando al nostro crollo del muro, la cultura è cambiata di pari passo. Dai Rocky e Rambo, campioni muscolari della libertà, siamo stati introdotti, dal Grande Fratello, al mondo sharing, ottimizzato nell’infosfera.

Se, fino a quel momento, la società occidentale si fondava sul concetto di privacy, dopo il Grande Fratello tutto è cambiato. Pertanto, all’arrivo di Facebook, eravamo già tutti pronti a consegnare i nostri dati in mano al grande fratello del Big Data.

E qui possiamo meglio capire la similitudine di cui sopra, ed il titolo di questo articolo. Senza accorgercene, con molta gradualità, in modo del tutto disatteso, paradossalmente, con il crollo nel muro, ora anche noi stiamo vivendo nel socialismo reale!

Dove, come si diceva, tutto è sharing, la proprietà privata non è più in auge, eppure la collettività NON risulta proprietaria dei mezzi di produzione. Che, come nel socialismo reale, sono nelle mani di pochi oligarchi.

E’ un mondo, pertanto, che ricorda più il feudalesimo, che il capitalismo vittorioso negli anni del muro.

Ecco perché Putin si trova perfettamente a suo agio, arrivando a finanziare niente meno che il Presidente degli Stati Uniti (e Salvini?).

Oltretutto, i nostri eroi nascono proprio come fenomeno di rottura del corollario “politically correct”, perbenista e fighetto, cresciuto intorno al mondo sharing. Loro, al contrario, voglio imporsi come “uomini di sostanza”, al pari di Putin e Kim Jong Hun. Il socialismo reale, cioè, travestitosi per anni con la maschera gentile ed affabile del grande fratello (Obama?), adesso può tornare a mostrarsi. Ora, siamo pronti. Di più, siamo ardenti sostenitori del neo-feudalismo tribale. Siamo dei fieri e convinti servi della gleba.

Si è compiuto, perciò, il miracolo: il capitalismo si è trasformato in comunismo! Evviva, O’ Miracolo, o’ miracolo! Grida di giubilo, tra le folle astanti.

Annunci