IL PD DEVE SCIOGLIERSI

di Giordano Di Fiore

Da partito liquido a liquefatto: questa la strana parabola del più grande partito comunista dell’occidente, che non ha saputo resistere al canto delle sirene del grande centro, abbandonando così la sua stessa ragion d’essere.

Spesso mi imbatto nei commenti di giovani militanti piddini, i quali, di fronte all’inarrestabile erosione di un ex partito, che è ormai un contenitore vuoto, fanno appello ad un’idea di “comunità”.

Noi siamo diversi, siamo una comunità, scrivono. E’ l’appello consociativo democristiano, l’ultima carta spendibile. Tuttavia, questa comunità di tossici, in cui mi ci includo anche io, dipendenti da un modello che non esiste più, è totalmente allo sbando, alla mercé di una classe dirigente misera, che non va oltre obiettivi di piccolo cabotaggio.

La visione è sempre più miopie: dalla pochezza dei colori repubblicani che accompagnano il logo, all’ultimo fronte repubblicano; la sinistra post-ideologica non sa più a cosa appellarsi, se non ad un generico e tristo amor patrio. D’altra parte, già dal nome, partito “democratico”, avevamo già capito tutto. Uno scimmiottare filo-americano, gonfiato dalla crescita economica imperante in quegli anni, e nulla più.

A voglia di fare gli anti-berlusconiani: con una legge sul conflitto di interessi mai affrontata, con la famosa rete 4 che doveva finire nello spazio, e, nello spazio di pochi mesi, tutti se ne dimenticarono. Un teatrino incredibile, basato su luoghi comuni, moralismi, e nessuna sostanza. L’ideale brodo di cultura per gli attuali neo-fascisti al governo.

Ogni tanto, salta fuori il medesimo refrain: sono state abbandonate le periferie, bla bla.

Signori, ricordo, tanti e tanti anni fa, quando nacque la fu Lega Lombarda, operai ed ex sindacalisti cominciarono a dichiarare di aver stracciato la tessera del pci, in favore di quella della lega. Non sono, dunque, tendenze dell’ultima ora.

La cosa in assoluto più vergognosa, però, è stata quella di spianare la strada, prima al qualunquismo, poi al razzismo.

Crollò il muro, e cominciammo a sentire che Veltroni non era mai stato comunista, che D’Alema inneggiava all’economia finanziaria e bombardava i serbi di nascosto.

Al soldo imperante, nessun argine fu innalzato. Tutti post-ideologici per un piatto di lenticchie, per pigrizia, per ignoranza.

I bisogni delle classi meno abbienti, amplificati dalla crisi e dalla precarietà, non sono cambiati: una casa, il lavoro, la scuola, la salute.

Tuttavia, le cosiddette élite hanno incontrato in questi anni un alleato formidabile nei flussi migratori.

Grazie all’immigrazione, si è riusciti nel capolavoro politico di cancellare i reali bisogni delle persone, raccontando che questi stessi bisogni sono stati gravemente messi in discussione dall’incombente presenza dei “negri. Così, via via, il tema “sicurezza” è diventato l’unico argomento spendibile nelle campagne elettorali, con un esito scontato, la vittoria dei ruspanti ruspisti e dei golpisti roussoviani.

Ecco perché il PD deve sciogliersi. Immediatamente.

Si deve consentire il risorgere di un autentico partito di sinistra, guidato dai cari vecchi bisogni citati prima.

Perché, cari lettori: da quanti anni, non assistiamo ad una grande campagna di edilizia popolare? Eppure vediamo persone che dormono in macchina, case occupate e case disoccupate, ma rimaste vuote, mai più assegnate, una vergogna.

Soprattutto, quando cominceremo a togliere questo futile tricolore dai nostri simboli, lottando per una Europa giusta, fatta di diritti comuni, di politiche congiunte, di solidarietà.

Oggi, non avremmo affatto da lottare per l’Italia. Lì ci sono già i pappagalli di Trump, quelli de “prima gli italiani”. Dovremmo lottarne CONTRO, contro questi vetusti confini, in favore di una espressione territoriale più adatta a competere nel mondo globale, ed in questo modo più adatta a garantire diritti e lavoro.

L’Italia, d’altronde, è da oltre 150 anni un fallimento politico. Meglio guardare oltre, ad un’Europa fatta di territori. Se è vero che il nostro più grande problema è la corruzione, dubito che, da soli, avremmo qualche minima possibilità di invertire la rotta. Sperando, nel frattempo, di non essere già riusciti a diffondere irrimediabilmente il malaffare in tutta Europa (intendo, a livelli incontrollabili, come da noi), mi appello a questa unica sostenibile idea sovranazionale, più per necessità che per entusiasmo, da socialista milanese e lombardo, per una nuova Europa socialista.

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