Ridatemi MILANO

foto http://milano.repubblica.it/cronaca/2017/04/06/foto/milano_design_pride-162327916/1/#1

di Giordano Di Fiore

Lo cantava già Vecchioni, nella struggente Luci a San Siro: ridammi indietro, la mia 600, ecc. ecc. Ergo, non vorrei essere diventato un vecchio trombone rincoglionito. Vero, ho 44 anni, non son pochi. Nemmeno così tanti, però.

Eppure, e così vengo al dunque, a me questa Milano dei Saloni mi fa davvero ca..ehm, non mi piace.

Cosa voglio dire? Per carità, l’indotto, il PIL, il fattore Expo, il turismo, e tutte queste balle qui. Tutto vero. Ci avete ragione.

Però. Quando ero piccolino, ormai qualche era fa, Milano era una città piuttosto orribile. Si parcheggiava in doppia fila anche in Corso Vittorio Emanuele, c’era una nebbia da barzelletta nazionale, un freddo piuttosto duraturo (insomma, un clima di merda), e nessuno, se non per ragioni di soldi e/o lavoro, osava venire in vacanza quaggiù. Avendo un padre napoletano, quando mi recavo a quelle latitudini, venivo, per l’appunto, sbeffeggiato, in virtù delle caratteristiche cittadine fino a qui nominate.

Ciononostante, ed attenzione: non mi fregherete! Non sto per dire che si stava meglio, perché le persone erano più semplici, si parlava di più, ed altri luoghi comuni della senilità.

Dico soltanto che la città era molto più democratica. L’ho già scritto altre volte: Milano era una città molto meno classista di oggi.

Tutta questa gigante bufala della città della moda, del design, del trendy, e compagnia bella non è mica sempre esistita. E qui aggiungo: per coloro che, oggi, si sentono fighi, moderni, e quello che vi pare..signori, non avete inventato nulla. La Milano da bere è un refrain degli anni ’80. Sempre per queste stesse persone che oggi si sentono fighe, alla moda, ecc. Ecco, prima degli anni ’80, rammento che Milano era una città più o meno normale. Con la sua nebbia, il suo freddo, il suo clima di merda, le persone intabarrate nei paltò. Ma più democratica.

Che cosa vuol dire più democratica: vuol dire che la divisione tra ricchi e poveri, centro e periferia, era molto meno accentuata. In Brera c’erano tante case abitate da povera gente. Corso Garibaldi era una via popolare. C’era permeabilità nei quartieri. Abitare nelle case popolari non era considerato degradante.

Certo, faceva schifo vedere, che ne so, un parcheggio diroccato a ridosso di una zona particolarmente storica e piena di fascino.

Fa impressione pensare che alla darsena c’erano i portuali, ed i navigli fossero una zona malfamata.

E’ positivo che oggi non siano più una zona pericolosa. L’ipocrisia, però, è che si è nascosto lo sporco sotto il tappeto. La gentrificazione, e le città cartolina tanto pompate dai voli low cost e da airbnb rendono la darsena più bella. Però, la rendono identica a centomila altre darsene. Soprattutto, non risolvono problemi: semplicemente, spostano verso le periferie le situazioni più difficili, con un po’ di make up nascondo la povertà, e la rendono ancor più riprovevole. Al punto che, come già analizzato, i ragazzi dei quartieri più svantaggiati vogliono le Nike, mica la giustizia.

Sparisce il tessuto sociale dai quartieri alla moda, sparisce l’economia di prossimità, gli artigiani. Tanti ristoranti, pub, birrerie. E tanti pecoroni che fanno turismo da un quartiere à la page all’altro.

Quartieri che poi si svuotano di tutto, vanno benissimo per farsi i selfie, ma risultano una prigione per coloro che ci abitano da tempi non sospetti. Chiedetelo, ad esempio, agli abitanti dell’Isola.

Quindi, significa che dobbiamo tornare a Corso Vittorio Emanuele con le macchine in seconda fila? No, signori, non facciamo inutili provocazioni.

E’ giunto il momento di ripensare alle città. Che non possono più rappresentare bolle speculative immobiliari, travestite da richiami per turisti. Riciclaggi di danaro sporco, con le 5 stelle tripadvisor.

Basta alle mega catene di pizzerie, alla globalizzazione tessile, che ci costringe a vedere esattamente le stesse cose in tutto il mondo, alle neo-manifestazioni di turismo barbarico. Vogliamo renderci conto che il Fuori-Salone è una cagata pazzesca? Centinaia di migliaia di persone che si accalcano, fanno file, si incolonnano, per cosa? Nessuno lo ha mai capito. Que viva el selfie. Amen.

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