Europa

di Giordano Di Fiore

Referendum nel lombardo-veneto, timori di secessione in Catalogna, dichiarazione d’indipendenza del Kurdistan iracheno.

I tre eventi, in verità, non hanno molto in comune. Tuttavia, non possiamo fare a meno di notare come il concetto di appartenenza, oltre ad “appartenere” integralmente al genere umano, ne sia anche una sua componente essenziale, direi vitale.

La caducità umana, che nulla può nei confronti del suo ineluttabile destino finale, ha bisogno di essere esorcizzata. La famosa “ragione per vivere”, declamata da filosofi, artisti, teologi, ecc.

E l’esorcismo, per l’appunto, ha un nome proprio: appartenenza. Che si declina in mille sfumature, spaziando dalla religione, alla politica, allo sport.

Il secolo da poco terminato ha visto il predominio del concetto di razza, e delle divisioni ideologiche. Il secolo attuale sembra rivivere le medievali guerre di religione.

Ciò che più salta agli occhi è una grande difficoltà a rimanere “aggrappati”, nella cosiddetta comunità globale.

Emblemi della globalizzazione, come Facebook, Twitter ed Instagram, vivono di piccoli gruppi locali. Accanto ai post dei grandi influencer, sopravvivono realtà spesso piccole o piccolissime, di estrema nicchia.

In Italia il MacDonald’s propone la carne chianina!

Pertanto, i moti “populisti” e secessionisti che sono, oggi, radicati nel mondo, giusti o sbagliati che siano, sembrano, più che altro, inevitabili, confacenti alla nostra natura di uomini.

Per questo, vorrei sviluppare una rapida riflessione su una realtà, a volte, troppo poco palpabile come quella europea.

L’Europa potrebbe essere una grande occasione ed una grande opportunità, per milioni di persone.

Non sono convinto delle moderne teorie sull’europeismo, secondo quanto affermato, ad esempio, da Macron, nel suo recente discorso alla Sorbonne: stati nazionali forti fanno un’Europa forte.

Mi sembra una linea di pensiero superabile (se non già superata dall’attualità). L’Europa dovrebbe essere la grande occasione per uscire dallo schema ottocentesco degli stati nazionali. E l’appartenenza, soprendentemente, potrebbe giocare a nostro favore.

Sì, mi immagino un’Europa costituita non da stati, ma da regioni. Regioni che si fondino proprio su sintonia, omogeneità, comune sentire.

Per noi italiche genti, peraltro, la regione è una sovrastruttura fin troppo estesa, considerando la nostra affezione per territori ben più piccoli, come i leggendari comuni, vero fulcro della nostra storia. Non essendo mai nata per davvero, l’Italia, penso che non faticheremmo per nulla a collocarci in un modello più fluido di Europa territoriale.

Come spesso capita, sto fantasticando. Però invito tutti quanti a farci un pensierino.

 

 

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