Alcune considerazioni sulle elezioni francesi

di Giordano Di Fiore

Siamo contenti. Il fascismo è stato arginato.

Tuttavia: da un lato, il fascismo. Vade retro, ci mancherebbe. Dall’altro lato? Ecco, questo è il punto. Oggigiorno recarsi all’urna è diventato tutt’altro che entusiasmante. Votare Clinton, Macron, il nostro Renzi: i cosiddetti neo-liberisti.

Abbiamo già scritto di come la globalizzazione, per milioni di persone, sia probabilmente qualcosa di positivo: uno strumento per emergere dalla miseria più nera. Nessun pregiudizio ideologico, dunque.

Però, pensiamoci bene: c’è qualcuno che, ad un certo punto, ci chiede il suo voto. E cosa ci offre: lavoro più flessibile (cioè, maggiori possibilità di essere licenziati), pensionamento il più tardi possibile, riforma della sanità (leggi, taglio della spesa e progressiva diminuzione dei servizi erogati), taglio del pubblico impiego (per anni considerato un ammortizzatore sociale), ed altre trovate del genere.

Ci dice anche che taglierà le tasse: come, ad esempio, la nostra IMU, una delle rare imposte patrimoniali, cancellata non si capisce bene per quale motivo.

Capiamo tutti benissimo che un menù del genere non è per nulla esaltante. Ci viene condito, spiegandoci che è l’unico modo per far sopravvivere il sistema. Che presto il lavoro non esisterà nemmeno più, perché saremo tutti sostituiti da robot, dunque è bene portarsi avanti. Che c’è il debito, la crisi, la Germania, i conti, la Cina…

Non diventeremo, per questo, fascisti. Siamo contenti abbia vinto Macron.

Ma, quando si analizzano i flussi elettorali in Francia, e si studiano i dati delle periferie, oppure delle aree rurali (stesse dinamiche durante le nostre ultime elezioni comunali a Milano, senza andare troppo lontano), ci si deve porre qualche domanda.

Il mondo di oggi è sempre più polarizzato e diseguale: grandi concentrazioni di ricchezza, a fronte di un neo-pauperismo, con una classe media che, progressivamente, perde terreno. Poi, c’è il fattore X. Questa è la chiave di volta di tutta la politica contemporanea: l’immigrazione.

L’immigrazione non ha per nulla inciso sulle classi più alte, che, anzi, diventano sempre più ricche. Al contrario, ha messo in contrapposizione la tradizionale classe media e medio-bassa europea con le persone venute da fuori. Una moderna guerra tra poveri.

Grazie a questa artificiosa guerra, pompata a dismisura da media e politica, si è riusciti a compiere un capolavoro, inseguito per anni con cortine di ferro, terrorismi ed altre diavolerie: la polverizzazione della sinistra.

Macron vs. Le Pen: liberisti contro fascisti. Non c’è altra uscita.

Ad un’estremità, coloro che, per difendere lavoro e welfare, vogliono a tutti costi bloccare frontiere, affondare barconi, ed inneggiare alla Patria. Dall’altro lato, i “progressisti” à la page, modello Silicon Valley.

Grazie a questo artificio, il quadro politico ne risulta totalmente falsato, depotenziato, quasi inutile. Ecco perché tanta disaffezione, astensionismo, confusione.

Macron, giustamente, difende l’Europa. Ma, ormai, di Europa dei popoli, di Europa dei lavoratori, con pari diritti e doveri, pari fiscalità, democrazia e welfare, non si parla più.

Ed io mi chiedo, vi chiedo: esiste ancora la possibilità di credere nell’uguaglianza, di credere in un modello di sviluppo non coincidente con la crescita del pil, di credere, insomma, non in un mondo liberista, ma in un mondo libero?

Purtroppo, ad oggi, non abbiamo risposte. Lunga vita a Macron.