Frammenti di incontri (complice il FuoriSalone)

di Roberta Meroni

E’ arrivato aprile e a Milano, anzi a Rho Pero, è arrivato il Salone del Mobile e in città la Design Week che, allargando sempre più i suoi orizzonti, è diventata uno degli appuntamenti  più interessanti, divertenti e mondani dell’anno.

Palazzi, monumenti, spazi vengono aperti per l’occasione offrendo così un’opportunità in più per scoprire le bellezze nascoste di Milano.

Quest’anno, per la prima volta, il quartiere Isola ha offerto le sue vie al Fuorisalone, le partecipazioni  sono state tante: bar, ristoranti, negozi,  cortili che, con un progetto di marketing territoriale e urbano hanno offerto visibilità e opportunità ad artigiani, giovani designer e brand emergenti. Si è coinvolto il patrimonio storico/artistico del quartiere ed i cortili delle caratteristiche  case di ringhiera.

Nella serenità di uno di questi cortili interni, in Via Confalonieri 11, ho incontrato Sogand Nobahar, giovane designer di gioielli iraniana e, sorseggiando il tè che mi ha offerto, ho conosciuto la sua storia raccontata con la consapevolezza di chi sa d’aver già  percorso un lungo cammino e l’entusiasmo che la giovane età regala ancora.

Nata e cresciuta in una Teheran che le andava sempre più stretta e poco favorevole ad assecondare la sua voglia di conoscenza, di creatività e libertà femminile ha proseguito gli studi in Italia ed in particolare al Politecnico di Torino. Ha poi cercato di esprimere la propria creatività utilizzando la tecnologia.

Ha creato una start up con una tecnologia a basso contenuto energetico e priva di rifiuti: infatti Sogand crea gioielli in polvere di nylon con stampanti in 3D. Senza mai dimenticare le sue origini e  Teheran. E’  alla  Torre Milad  (emblema della città) che è dedicata la prima collezione ideata e prodotta: “My City”.

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Appesi alle pareti del piccolo locale che si affaccia sull’acciottolato del cortile, vi sono pannelli colorati: blu, gialli e bianchi  che mostrano  i vari passaggi della stampante 3D necessari per creare il gioiello finito e diventano essi stessi quadri ed istallazioni.

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Sogand trova il nostro quartiere  accogliente e vorrebbe tornarci  a lavorare,in luoghi condivisi  con altre start-up e continua a raccontare: ha vinto il Primo Premio del Concorso Nazionale Gioiello Comunicazione, un gioiello per la vita, un gioiello simbolo contro la Violenza sulle Donne-2017.

Ha disegnato e realizzato un bracciale che rappresenta la rinascita del fior di loto e mi racconta come ragionare sulla realizzazione di questo progetto le sia servito, anche, per ripensare alle sue origini, alle sue tradizioni e alla sua storia personale.

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E aggiunge:

“Perché Loto:

Fermare la violenza contro le donne deve partire da una donna. La maggior parte

degli uomini violenti cercano di mantenere le loro partner isolate e controllate. Se una

donna viene sottoposta ad abusi e violenze, deve convincersi di meritare di meglio e

deve provare ad uscirne proprio come un fiore di loto nasce dal fango.

Mi sentivo come un fiore nato dal fango. Poi è come se fossi stata spinta

ulteriormente verso il basso, nel fango, da qualcuno che amavo e di cui mi fidavo.

Ora devo essere un fiore di loto di nuovo, ma più forte, e devo crescere più in alto.

Mai più permetterò a qualcuno di gettare fango su di me”.

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Questo è il Loto.

Il simbolismo è semplice: il passaggio dal fango e dall’oscurità alla libertà e alla

luce.

Perché Bracciale:

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Volevo un oggetto Bold che si può vestire ed essere mostrato in ogni contesto

culturale o stilistico, con vestiti religiosi o anche con un bikini in spiaggia.

Perché Bianco:

Simbolo di inizio e di nuovo.

Perché Additive Manufacturing:

Salvaguarda l’ambiente con l’Additive Manufacturing. Questa tecnologia è a basso consumo energetico e priva di rifiuti, rappresentando, probabilmente, quello che servirebbe per salvare il nostro ambiente dai pericoli della tecnologia.”

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Ascolto le sue riflessioni e le sue  parole limpide e determinate mi ricordano quelle che ho ascoltato e letto nelle poesie di Nilou Ghodsi Azam Zanganeh anche lei nata a Teheran ed esule per l’Europa,  la voce pare la stessa anche se le generazioni sono diverse.

Nilou scrive in italiano (lingua del quotidiano viaggio d’esilio):

“……..

Ogni tanto i popoli

scrivono un capitolo

del loro destino

Ma il tempo

cancella le orme

e altre stirpi

altre nascite di libertà

escono dal bosco folto

cambiando il percorso

del loro dominio

per una nuova strada

che prenderà poi

anch’essa

un altro corso

……………..”  (da: L’alba del domani- di Nilou G. A. Zanganeh Ed. Atelier)

All’Isola anche il Fuorisalone può diventare un’occasione  particolare.

Aprile 2017