Fingere di essere morti conviene

di Cristina Arduini

Primavera: un nome ed una promessa di cose nuove, croccanti come il pane fresco, di sole caldo, di brezza leggera, di aria pulita, di cielo terso, di uccellini che cantano e di foglie e fiori appena nati. Chi non guarda i fiori che esplodono da un giorno all’altro sulle piante? Chi non fotografa e condivide sui social network, facendo a gara a riconoscere l’albero in questione?

Li amiamo i nostri “verdi” e ci sembra che il gruppo di alberi e arbusti che rendono magico il nostro giardino, il parco cittadino, dove si corre, il bosco che ci rinfresca d’estate siano a nostra disposizione per farci piacere, che siano un contorno immobile alla nostra vita.

Ma è proprio così?

Eh no, anzi. E’ un teatro di battaglia tra i più cruenti e senza esclusioni di colpi che si manifesta ad ogni primavera, che si svolge sotto i nostri occhi e di cui non ne siamo assolutamente consapevoli. Ma come mai?

A primavera non riparte solo la vita vegetale, ma si svegliano tutti, anche gli erbivori, che, avendo passato un inverno in letargo e che sono in fase di procreazione della specie sono famelici. E hanno bisogno di mangiare e tanto.

Quindi da una parte schierati ed impossibilitati a muoversi i “verdi” dall’altra gli insetti, uccelli che hanno dalla loro, la possibilità di alzarsi in volo e scegliere le foglioline più tenere e più buone per mangiare. Ma le strategie di difesa messe in atto dalle piante sono raffinate, frutto di milioni di anni di battaglie.

E quali sono queste strategie?

Avete notato che a primavera ci sono piante o arbusti con le foglie rosse? Un non senso da parte delle piante perché il colore verde è il top per la fotosintesi clorofilliana.

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foglie rosse alla fermata della M5 – Foto di Cristina Arduini

Ma il “fingere di essere morti” è una strategia vincente. Agli affamatissimi bruchi che cercano disperatamente foglioline “verdi” e tenere, una pianta con le foglie rosse non dice niente, pensano che sia ancora in letargo, e quindi rivolgono altrove le loro mandibole. E così la pianta ha tutto il tempo di salvarsi, facendo crescere fiori e foglie e poi frutti per la propagazione della sua specie.

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Prunus sp. nei giardini di Milano – Foto di Cristina Arduini

O ancora, come fa la pianta, impossibilitata a muoversi, a circuire un’ape, un bombo o un uccello perché si carichi di polline e lo porti ad un’altra pianta della stessa specie per produrre il frutto? Le raffinate arti di seduzione umana hanno molto da imparare dai giochi e mimetismi messi in campo dai “verdi”: profumi, colori sgargianti, forme sinuose che richiamano un cibo, di cui sono golosi gli “impollinatori”. Non solo, sono anche selettive nelle scelte. Addirittura alcune di loro sono “monogame”; la seduzione è solo per una specie di insetto e solo quella.

Le tecniche di sopravvivenza cambiano continuamente; addirittura le piante si coalizzano tra di loro oppure con il nemico del loro nemico.

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Glicine in fioritura a Ventura  – Foto di Cristina Arduini

Ma per farlo devono scambiare strategie e formare una squadra di attacco. Per parlarsi non utilizzano la parola, ovviamente, ma diffondono sostanze chimiche che, a seconda del tipo, danno un segnale diverso.

Creano una rete di interconnessione con altre piante, che coinvolge tutta la pianta, dalle radici fino all’ultima fogliolina, e che reagisce con tempestività, a livello di minuti secondi, agli attacchi dei nemici, trasferendo sostanze pregiate in posti sicuri e producendo tossine nelle aree della pianta attaccata.

La famosa frase dei “Tre Moschettieri” – ci sfideremo all’alba dietro il Convento delle Carmelitane Scalze- rende perfettamente l’idea delle strategie messe a punto dalle piante. Al sorgere del sole sono pronte agli attacchi dei nemici, dopo il lavorio notturno per preparare le difese.

Ma non sono sole. Nei milioni di anni di vita hanno sottoscritto patti di mutuo soccorso con uno sterminato gruppo di microrganismi che spaziano dai funghi ai batteri e che vivono felicemente protetti negli spazi intercellulari del fusto, delle radici e che offrono aumento delle difese immunitarie e aiuto nell’assorbimento dei nutrienti. Alcuni di loro preparano e somministrano antibiotici ai loro ospiti, quando sono sotto attacco. Del resto chi non difenderebbe la propria casa?

E che dire delle strategie di adattamento agli ambienti ostili, come il deserto o la conquista della terraferma milioni di anni fa? Come scrive Renato Bruni nel suo interessante volume Erba volant, sono strategie talmente vincenti che ci sono imprese “umane” che hanno copiato e brevettato le tattiche inventate dai “verdi” e le commercializzano, rendendo la nostra vita migliore.

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Dobbiamo solo copiare e, non solo i prodotti e le strategie adottate, ma anche il metodo per crearle.

 Le piante sanno che non esiste la soluzione finale, si deve diversificare le strategie di sviluppo, accettando il “diverso” che dà una visione delle cose differente e magari suggerisce un modo interessante di risolvere un problema.

Impariamo dai “verdi”, è solo qualche milione di anni che sono qui.

Per approfondire:

Renato Bruni “Erba volant” ed. Codice

Bolg di Renato Bruni:

https://meristemi.wordpress.com/

Recensione su Le Scienze:

http://www.lescienze.it/edicola/2017/03/01/news/erba_volant-3442224/

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Buona Pasqua