Milano è Social! Nasce l’Albo delle SOCIAL STREET

di Lucia Giorgianni

Il fenomeno emergente delle Social Street, oggi in espansione a livello internazionale, è nato a Bologna nel 2013 dall’idea di un giovane papà che si era appena trasferito in un nuovo quartiere del centro storico. Non conosceva nessuno e non era facile, come in qualunque metropoli contemporanea, creare in poco tempo relazioni di vicinato, trovare compagni di gioco per suo figlio, avere punti di riferimento in zona. Ecco dunque la sua idea, semplicissima eppure rivoluzionaria: aprire un gruppo su Facebook e invitare tutti i residenti a iscriversi.Una locandina in strada, qualche biglietto nelle caselle ed il gioco è fatto: giorno dopo giorno, si forma una grande rete di persone, una realtà sociale, che farà da modello alle tante altre successivamente costituite.

Oggi sono oltre 400 le Social Street nel mondo, di cui 300 in Italia. Gli obiettivi? Conoscersi e condividere le proprie necessità, scambiarsi segnalazioni su artigiani o commercianti di zona, mettere a disposizione le proprie competenze professionali, portare avanti progetti collettivi, promuovere baratti di beni o servizi, allestire una piccola  biblioteca per scambiarsi le letture, ma anche organizzare feste, gite ed eventi.

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Come in una piazza, tutti insieme, come in un paese.  E’ questa l’atmosfera che manca alla metropoli di oggi, è questo il sentimento comunitario impraticabile nei non luoghi della globalizzazione e della frammentazione sociale. E’ il bisogno di recuperare uno stile di vita ormai perso, che si esercitava anche nelle grandi città, nei cortili e per strada, dove tutti si conoscevano.

Non  a caso, le Social Street piacciono anche a grandi sociologi ed intellettuali, come Marc Augé, che molti studi ha dedicato agli spazi dell’anonimato non identitari ed al rapporto tra essi e gli individui, o come Richard Sennet, studioso dei legami sociali nei contesti urbani. Nomi che si uniscono alla lista degli accademici di fama internazionale che hanno pubblicamente elogiato l’iniziativa.

Possono piacere anche a chi ha una visione critica del mondo di Facebook, popolato di “amicizie” lontane, in tutti i sensi, che il più delle volte rimangono sospese in una dimensione virtuale. La  Social Street capovolge infatti queste realtà:  avvicina i vicini, innanzitutto, e le relazioni intraprese hanno come fine, quasi sempre, la prossimità fisica tra le persone coinvolte. L’iscrizione ad un gruppo, quindi, è il primo passo che porta a spegnere il computer e dare vita a rapporti concreti. Se, invece, si volesse fondare un gruppo, si può accedere al portale ufficiale, in cui si trovano suggerimenti per l’amministrazione e la gestione.

Da una parte, dunque, il fenomeno Social Street è una risposta alla sterilità delle relazioni umane nelle città di oggi e, paradossalmente, usa gli stessi strumenti (i Social network), che ne sono spesso la causa. E’ una risposta al bisogno di solidarietà che, assente, lascia un quotidiano senso d’insicurezza. Da un altro punto di vista, è forse l’espandersi dell’occhio del Grande Fratello, che anche dentro casa tutto vede e tutto traccia? E’ il dilemma, la contraddizione dei giorni nostri, ma resta il fatto che sono decine di migliaia le persone che hanno scelto di iscriversi. Solo a Milano – la città più rappresentata – ci sono ad oggi 74 Social Street: tra le più note ed antiche, quella  di via Procaccini 60, definito il condominio più social della città. Migliaia di iscritti nelle Social del quartiere Corvetto Bonomelli, dei Residenti in Lambrate e di San Gottardo Meda Montegani, per citarne alcune tra le più prappresentative.

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E’ naturale che questo fenomeno abbia destato l’interesse delle istituzioni: il Comune di Milano ha recentemente pubblicato l’albo delle Social Street, definendole “gruppi informali di cittadinanza attiva”. L’intento è interagire con l’amministrazione  per ottenere spazi, servizi o opportunità di collaborazione, si legge nella nota di Palazzo Marino. Ed ancora: vogliamo valorizzare le risorse sociali informali che quotidianamente operano in favore della collettività, per esempio con  un accesso agevolato alle diverse aree di aggregazione, come le Case delle associazioni, i negozi civici e gli spazi dei nove municipi, luoghi che saranno mappati sul geoportale del Comune. I gruppi che vorranno iscriversi avranno tempo fino al 5 maggio per presentare la propria domanda.

Ben vengano, dunque, le nuove opportunità, ma la sfida è non lasciare che la formalizzazione istituzionale e la burocrazia snaturino l’origine, necessariamente informale, delle Social Street. Pericoloso è costringerle in regolamenti, patti e nomine di rappresentanti. La loro esistenza si basa sul principio fondamentale della socialità fine a se stessa, gratuita, libera, spontanea, senza gerarchie, e su questo si fonda il loro successo.