UNA MOTOBARCA IN DARSENA?

di Cristina Arduini

Bellissima e bianca scivola silenziosamente sull’acqua della Darsena, pronta ad entrare nel Naviglio. Si è appena staccata dal porticciolo ed è pronta a riprendere il viaggio cominciato un po’ di tempo fa da Locarno in Svizzera. C’è persino qualcuno che si emoziona al passaggio della motobarca carica di persone felici per la nuova avventura.

Un sogno? Ma no, direi proprio di no.

 La navigazione sull’acqua per qualsiasi milanese è indissolubilmente legata alla fabbrica del Duomo, che portava il marmo di Candoglia fino a Milano proprio sui barconi che solcavano le acque dei Navigli. Quindi questo sogno nel cassetto di ripristinare la navigazione, interrotta negli anni 70 del secolo scorso, è stato spolverato e rimesso in circolazione.

 Qualche giorno fa, infatti, al convegno, che si tiene periodicamente, per ricordare a tutti quanto sarebbe magnifico fare un viaggio via acqua da Locarno a Venezia le notizie erano abbastanza buone.

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Un po’ di storia

Fin dal lontano 1935, l’Associazione Locarno-Milano-Venezia, con sede a Locarno vuole che venga ripristinata questa idrovia, con un’enorme valenza commerciale, culturale e soprattutto turistica. Ma non è sola in questa impresa: gli Amici dei Navigli, associazione milanese, l’A.R.N.I, il comune di Locarno e il Consorzio di Bonifica Villoresi, sostenuti dalla Fondazione Cariplo, che ha finanziato progetti ed iniziative. Anche il Comune di Milano appoggia l’iniziativa, visto che con i referendum di qualche anno fa, i milanesi hanno espresso chiaramente la loro posizione sulla riapertura dei Navigli.

E’ tornata di attualità, soprattutto a ridosso di EXPO 2015,quando è stata realizzata un’opera di passaggio per le barche alla diga della Miorina, a 2 km da Sesto Calende.

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La diga di Panperduto

QUI E ORA

Adesso, con un po’ problemi, qualcosa si riesca a fare: si parte dalla Diga del Panperduto, appena a valle del lago Maggiore, da dove si muove il Canale industriale che poi diventa Naviglio Grande e si arriva alla Darsena da cui parte il Naviglio Pavese, purtroppo non navigabile causa passaggi e ponti a raso. Ma si riesce comunque a raggiungere il Ticino e poi il Po, il mare e Venezia, navigando con gommoni il tratto del Naviglio.

Finora sono stati spesi circa 200 milioni di euro per adeguare la idrovia in alcuni punti chiave e ne mancano veramente pochi – solo 70 milioni, tanto quanto due chilometri della Brebemi, come scrive il Corriere nel suo articolo.

COME FARE?

I punti importanti sono tre:

  • il ripristino della Conca di Viarenna, collegata alla Darsena già compresa nel programma di opere pubbliche 2017-2019, che se realizzato permetterebbe di salvaguardare un’opera antica, importante per i milanesi;
  • la navigazione sul Naviglio Pavese, il punto chiave del completamento dell’idrovia, dove bisogna eliminare dei ponti a raso, consolidare le sponde e sistemare alcune conche. Lavori che il gestore dei Navigli, il Consorzio Villoresi, ha la professionalità e la voglia di fare;
  • cambiare la classificazione del Naviglio Pavese ora declassato a canale irriguo e farlo ritornare canale navigabile come era fino agli anni 50 del secolo scorso.

E non solo.

Tutto questo fa parte di un progetto più ampio di valorizzazione dei nostri fiumi sia dal punto di vista commerciale sia da quello turistico. Infatti la Conca di isola Serafini tra Piacenza e Cremona, è quasi pronta e permetterà di superare i salti presenti lungo il corso del fiume Po e si potrà arrivare all’Adriatico partendo da Pavia.

Insomma riusciremo a navigare dalle Alpi al mare? Ma certo, basta volerlo.

E allora che aspettiamo? In viaggio!!

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