PADRI SEPARATI: l’altra faccia della VIOLENZA

di Lucia Giorgianni

Poveri per disamore, in molti casi dormono in auto o in strutture d’accoglienza e pagano il mutuo della casa in cui non possono entrare. Penalizzati dalla legge, defraudati di diritti, spesso privati dei figli e minacciati nella dignità. Non scendono in piazza, non scandiscono slogan, non hanno il conforto di reportage televisivi  o della cronaca e nemmeno la “costernazione” dei rappresentati istituzionali.
Sono i  “padri separati”, circa 4 milioni in Italia, di cui 800mila sulla soglia di povertà secondo il Rapporto Caritas, uomini che “non possono permettersi un pasto adeguato almeno ogni due giorni”.

E’ questa una sciagura dell’età moderna, dove una coppia su due è destinata a separarsi, dove i costumi e i ruoli di padri e madri sono cambiati, ma la legge non si è affatto adeguata e risente ancora di retaggi culturali anacronistici, di modelli famigliari superati e di antichi pregiudizi che privilegiano, in modo quasi assoluto, la figura materna.

La legge stabilisce che, nell’interesse prioritario dei figli, sarà il padre a dover lasciare la casa di proprietà comune. Inoltre, in più del 90% dei casi, il padre è tenuto a versare un assegno di mantenimento, in media pari a un terzo dello stipendio e, di conseguenza, se è dotato di un reddito basso o medio, è destinato alla povertà. Questo, in un momento di grande debolezza dell’uomo che, oltre ai problemi pratici ed economici, deve fare i conti con una situazione psicologica devastante, dovuta anche all’allontanamento forzato dei figli.

Eppure la legge, almeno sul piano formale, afferma che i genitori sono uguali nei rapporti con i figli e hanno nei loro confronti uguali doveri, ma anche uguali diritti. Il legislatore è intervenuto in tal senso con la legge n. 54 dell’8 febbraio 2006 (applicata nell’89% dei casi) la quale stabilisce che “anche in caso di separazione dei genitori, il figlio minore ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno di essi, di ricevere cura, educazione e istruzione da entrambi”.
E’ una legge formalmente ineccepibile che, però, nei fatti, diventa inapplicabile. Il genitore “collocatario” (non si parla più di “genitore affidatario” ma “collocatario”, questa pare la grande rivoluzione) trascorre ovviamente molto più tempo con il figlio: il rapporto è 85% per il collocatario contro il 15% per l’altro genitore. Quale equità?

Vorrei, qui, ricordare che, ad Annamaria Franzoni, protagonista della cronaca nel 2002 per aver ucciso il figlio di tre anni spaccandogli la testa, è stato riconosciuto il diritto di vedere gli altri figli due volte a settimana, per alcune ore. Molto più tempo di quello concesso a un amorevole padre separato..

Tanti sono i casi di uomini che hanno rincorso all’infinito i giudici con spese altissime al fine di ottenere l’esercizio del diritto alla bigenitorialità, e quindi il riconoscimento di un diritto inviolabile. Molti i casi di madri che, dopo la separazione, hanno impedito con ogni mezzo al padre di vedere il figlio, compiendo ben due crimini: uno contro il figlio, indotto a crescere privo del riferimento paterno, il secondo contro il padre, violato nel suo diritto più sacro e forte, quello del rapporto padre-figlio. Crimini impuniti e impunibili.

Questioni giuridiche a senso unico, per cui più volte la Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato l’Italia per non aver garantito i diritti dei padri separati con strumenti adeguati. In tale pronuncia, i giudici hanno condannato il nostro Paese per non aver protetto una bambina, da anni privata della figura paterna, dalla madre condannata per calunnia, diffamazione, violazione delle sentenze.

Si chiama PAS – Parental Alienation syndrome, la Sindrome da alienazione genitoriale di cui molti figli di coppie separate sono affetti in seguito all’indottrinamento da parte di un genitore volto a denigrare l’altro, e l’allineamento del bambino con il genitore ”alienante”.  Il genitore affidatario esercita sul figlio pressioni morali così forti da convincerlo ad allontanarsi dall’altro genitore, fino a rifiutarne la presenza.

Troppe volte le donne, madri sacre, sacerdotesse consacrate al culto della maternità secondo luoghi comuni, approfittano di una legge “a sesso unico” per scatenare una guerra contro “avversari” disarmati e per perpetrare vendette usando i figli come scudi.  

Il problema è condiviso da migliaia di padri riuniti in  associazioni – oltre settanta realtà in Italia – come quella dei Papà Separati di Milano, attiva dal 1990, che accoglie, ascolta, aiuta i padri in difficoltà, attua proposte in ambito legale e promuove iniziative culturali attraverso conferenze e proiezioni di film a tema.

mamma non vuole

Quella parte di donne che nega al padre di esercitare il proprio ruolo, nega al tempo stesso ai suoi figli il diritto ad avere un papà: una responsabilità personale enorme. Quella parte di avvocati, giudici, legislatori che restano vincolati per comodità a vecchi schemi, possono cambiare il destino di un uomo e di una famiglia, oltre che scoraggiare la formazione di nuovi nuclei e la natalità: una responsabilità sociale enorme.

Ma gli uomini, vittime di questa discriminazione, rimangono pressoché invisibili. non scendono in piazza e non hanno neppure una festa. Restano chiusi nel loro dramma silenzioso.

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