I liberisti illiberali

di Giordano Di Fiore

Non è raro imbattersi, in questo confuso periodo storico, nella strana categoria del socialista liberista. C’è anche un famoso libro – Il liberismo è di sinistra – a corredare la suddetta categoria di un impianto scientifico.

I socialisti liberisti sono soliti berciare contro la sinistra più tradizionale, utilizzando un’unica argomentazione. Quella che tesse le lodi delle magnifiche sorti e progressive della globalizzazione. Globalizzazione che, ogni giorno, strappa migliaia di persone alla fame; globalizzazione che, addirittura, si sostiene, è riuscita a rimettere in moto gli stabilimenti Fiat, dati ormai per spacciati, grazie alla neutralizzazione del sindacato, e la, conseguente, apertura totale al mercato.

Per carità, non sono un economista. Leggo che anche socialisti di ferro come Toni Negri decantano le glorie della globalizzazione. Pertanto, sarà indubbiamente così. Non mi sognerei mai di lasciare milioni di cinesi ed indiani nell’indigenza. Né mi sognerei mai di sostenere le tesi razzistoidi di Mr Trump.

Concedetemi, tuttavia, qualche dubbio. Sul merito, non riesco bene a capire come si possano conciliare l’ormai prossima disoccupazione tecnologica ed il liberismo. Non tirate fuori anche voi la ricettina magica del reddito di cittadinanza. Non so, non riesco ad immaginarmi milioni di persone tutto il giorno al bar, a giocare a carte, grazie alla paghetta statale. Paghetta ricavata per gentile concessione dei magnati della Silicon Valley, che accettano di buon grado la tassazione sui robot proposta da Bill Gates, come unica chance per non dissolvere definitivamente il mercato.

Sul metodo, poi, la prassi applicata dai sedicenti socialisti liberisti per rivoluzionare il mondo, mi limito ad annotare alcune osservazioni:

avete presente il casino di qualche giorno fa, quello dei taxisti? Bene, mi è capitato di leggere il commento di un tassista ultra-renziano, dunque, si direbbe, ultra liberista. Ecco, questo signore (peraltro, una persona fine ed intelligente), in questo caso, si è schierato contro Uber, sostenendo come la celebre app si presenti, in realtà, in modo mendace: il suo scopo finale non è la disintermediazione del mercato, che tanto giova al consumatore, ma la semplice acquisizione di una posizione di monopolio.

Io, che non sono un gentleman, potrei riassumere con la frase “tutti liberisti col culo degli altri“. Ma non vorrei scadere nel triviale. Pertanto, continuo le mie osservazioni.

Svariati giornalisti blasonati, dichiaratamente socialisti liberisti, hanno, poi, il freno a mano tirato su argomenti sempre molto in auge, come l’aborto e l’eutanasia.

Tali intellettuali, da un lato invocano carceri speciali, con riduzione delle libertà personali, per combattere il terrorismo; sull’altro versante, sostengono che l’aborto sia il più grave crimine contro l’umanità. Dopodiché, ulteriore capolavoro: sono anti-trumpiani, tuttavia sembrerebbero proprio avere la mentalità dell’americano medio bianco, che dorme con il fucile sotto il letto, ed odia tutti i negri e gli arabi, ma, di fronte all’aborto, invoca l’apocalisse divina.

Non mi ritengo né abortista, né “suicidista”. Parliamo, in entrambi i casi, di scelte dolorosissime. Allo stesso tempo, considero aborto ed eutanasia i figli diretti del pensiero liberista: mi spiego meglio. I difensori sfrenati del mercato sanno bene che, utilizzando tale paradigma, tutto si fa merce. I cosiddetti “valori” rimangono subordinati al capitale. Dunque, aborto, pillola anticoncezionale, pillola del giorno dopo, morte assistita, disgregazione della famiglia, divorzio, bla bla bla..ovvero, una serie di caratteristiche del nostro mondo globalizzato, fanno parte del pacchetto completo.

Mi spiego ancora meglio: cari intellettuali socialisti-liberisti (che mi parete tanto destroidi, nella realtà), il liberista illiberale è un ossimoro, c’è qualcosa che non va. Aprite meglio gli occhi!