MUNICIPI: a che punto siamo?

di Lucia Giorgianni

Un anno fa è stata approvata la delibera per la costituzione dei Municipi a Milano; lo scorso aprile, in zona Cesarini, alle soglie della scadenza del mandato Pisapia, è stato emesso il Regolamento relativo alle loro funzioni; il 5 giugno 2016 si sono svolte le elezioni amministrative per la nomina di Presidente e Consiglieri. Le Municipalità a Milano, che hanno sostituito i Consigli di Zona, esistono oggi a tutti gli effetti, ma che cosa è cambiato per i cittadini?

Già al momento dell’avvio, si sapeva che non tutto sarebbe stato pronto per la grande svolta, ma si è scelto di partire lo stesso: è un primo passo – avevano spiegato gli estensori del regolamento alla commissione coordinata da Andrea Fanzago.
Dunque pronti (?) via! Sia pur con il minimo indispensabile e consci del fatto che sarebbero serviti almeno due anni, per andare a regime. E ora: a che punto siamo?

Su questa testata, avevo pubblicatom tempo addietro, l’articolo Municipalità’, che cosa ci aspetta, che riassumeva le aspettative e gli intenti dei nuovi organi e dei cittadini. Autonomia amministrativa, potere decisionale, gestione diretta dei servizi demografici, sociali, scolastici erano alcune delle voci di spicco. E poi la viabilità e la sicurezza nei quartieri, la manutenzione degli immobili e del verde pubblico.

Il nuovo assetto istituzionale aveva previsto un bilancio da amministrare autonomamente e con potere decisionale. Ebbene, ci si chiede ora, sono arrivate le risorse economiche? Per dirla in concreto, se si trova una buca pericolosa sulla strada, lo possiamo segnalare al Municipio il quale si farà carico autonomamente del problema e autonomamente lo risolverà?  Le risposte sono entrambe NO. Come temuto, il Municipio si pone ancora da tramite tra cittadino e Comune centrale, come facevano i Consigli di Zona, e la gestione diretta nell’area di competenza municipale – che doveva essere il primo importante traguardo – non può ancora essere esercitata.

Tempo al tempo, per una riforma di cui si parla da più di dieci anni. Intanto prendiamo atto che un cambiamento nel rapporto tra amministratori e cittadini non si è compiuto: oggi come ieri,  il cittadino segnala l’evento al Municipio, il quale inoltra la richiesta al Comune. A giudicare da centinaia di post sui social, pare che, troppo spesso, gli assessori preposti non rispondano, e che molti gridi d’aiuto restino inascoltati: situazioni di carenze nell’illuminazione stradale, la presenza di auto abbandonate o condizioni igieniche a rischio salute, insomma, ordinaria manutenzione, che non trova una risposta fattiva dall’Assessore all’ambiente, per esempio, o dalla polizia locale, che lamenta “iter lunghi per la rimozione di un’auto con targa straniera”, per fare un altro esempio¹.

Ma, se neppure la manutenzione ordinaria nella quotidianità del quartiere è di competenza del Municipio, a che punto ci troviamo sulla strada dell’autonomia? La  macchina che ci sta dietro non funziona o non funziona ancora? Affidarsi all’iniziativa individuale non è abbastanza. Il bisogno sociale non si può mettere a tacere con la spiegazione di complessità interne o amministrative, ma deve essere risolto e basta, ogni altra via è fallimentare e pericolosa. D’altra parte una campagna d’informazione su larga scala non è stata fatta e l’unico modo per sensibilizzare i residenti è mostrare un cambiamento positivo, soprattutto nelle periferie che vedono un degrado crescente.

Ne parlo con Giuseppe Lardieri, Presidente del Municipio 9, che mi riceve nel suo ufficio dove “la porta è sempre aperta, e quando serve, sono io ad andare da chi manifesta un bisogno”.

Il presidente ammette che “è stato fatto tutto un po’ di fretta, e ci siamo trovati in gestione una scatola vuota da riempire, ma – aggiunge fiducioso – il processo è avviato: strumenti, risorse umane ed economiche sono i mezzi necessari”.

Eppure, da questo punto di vista, almeno nella percezione dei residenti, gli iter istituzionali non spianano la strada ai Municipi, ci si rimette alla buona volontà di chi saprà trovare strade alternative e cucirà rammendi. Ben vengano, ma il Municipio 9 conta ben 184.000 abitanti, che vuol dire più dell’intera città di Bergamo e poco meno di Brescia, e comprende zone di lusso e periferie degradate, il lavoro è immane.

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 Il Presidente è una sorta di prosindaco. Giuseppe Lardieri, mi racconta com’è intervenuto personalmente per affrontare problemi di scuole da mettere in sicurezza, rimozione di auto abbandonate, interventi di pulizia stradale, anche chiamando direttamente i tecnici quando necessario.

“Sono stato eletto dai cittadini e soddisfare le loro esigenze è mia priorità”. Il suo dialogo lo ha aperto sul sito www.lardieri.it in cui si può entrare, registrarsi nell’apposito spazio e inviare una segnalazione. “Questo metodo mi serve innanzitutto per attivare gli interventi necessari, naturalmente, ma mi è utile anche a fini statistici. E’ importante capire quali settori sono particolarmente depressi e quali funzionano meglio”.
“Ci riuniamo spesso tra presidenti dei vari Municipi, con Assessori e qualche volta partecipa anche il Sindaco, scambiarsi le esperienze è fondamentale e questi incontri sono molto fattivi”.

“Il Municipio 9 è un’area ricca di storia e di strutture meravigliose come Villa Clerici, Villa Litta, il quartiere Università Bicocca con l’Arcimboldi… Ci sono, inoltre, molti spazi da utilizzare (cita l’Auditorium Ca’ Granda) e progetti su grandi aree come l’ex Caserma Mameli, uno spazio che mi piacerebbe si dedicasse alla musica e ai giovani, per esempio. Occorre valorizzare tutto questo, aprire ai visitatori, ai turisti, al grande pubblico.”villa-clerici-duecaserma mameli.jpg

“Da Niguarda all’Isola, alla Bovisa, per citare solo alcuni quartieri, c’è un grande senso d’appartenenza che va tutelato, oltre che alimentato. Vorrei si creasse allo stesso modo un orgoglio d’appartenenza all’intero Municipio e su questo sto lavorando.

I progetti sono tanti, uno a uno metteremo mano a tutto, credo nella partecipazione, sono caparbio, ottimista, fiducioso”. Mi racconta che, in una conversazione, si è scherzosamente autodefinito “un lupo irpino” (Lardieri è avellinese, ndr). E, nell’incontro col lupo, speriamo che la favola diventi realtà.

¹ leggi anche, a questo proposito, Il Monologo del Cittadino