Porta Cicca, la Bovisa e CENTRAL PARK

di Lucia Giorgianni

Immaginare la Milano del futuro attraverso la rigenerazione degli scali ferroviari: una superficie  complessiva di oltre un milione di metri quadrati in grado di cambiare il volto della città.
Questo il tema del workshop “Dagli scali, la nuova città”  organizzato allo Scalo Farini, dal 15 al 17 dicembre dal gruppo Ferrovie Italiane insieme con Comune di Milano e
Regione Lombardia.

Gli attori protagonisti sono architetti e urbanisti di spicco, come Stefano Boeri, Benedetta Tagliabue, Ma Yansong, Cino Zucchi e Francine Houben, oltre a personalità, quali il presidente del Consiglio comunale Lamberto Bertolè, l’assessore Pierfrancesco Maran, l’amministratore delegato di FS Sistemi urbani Carlo De Vito, l’amministratore delegato di Trenord Cinzia Farisè. Cittadini, comitati e associazioni sono mediamente rappresentati, ed è significativa la presenza di giovani, socialmente interessati o a caccia di crediti formativi.

relatore

Divisi in gruppi, i partecipanti raccolgono idee e progetti secondo i cinque percorsi assegnati: la città delle connessioni, delle culture, delle risorse, del verde, la città del vivere. Entro il prossimo mese di marzo,  le cinque visioni saranno presentate al Comune di Milano.
Un’opportunità per ridisegnare la città senza creare ulteriori cesure, sottolinea Maran, in un’ottica di integrazione tra centralità e periferie, dove si possa creare il mix sociale dei residenti.

Il progetto Rotaie verdi elaborato dal Wwf  con il supporto di Fondazione Cariplo in partnership con il Comune di Milano,   Cooperativa Eliante e Rete ferroviaria italiana. prevede di  costruire un parco lineare, collegando tra loro tre scali della zona sud: San Cristoforo, Porta Genova e Porta Romana. come in un corridoio ecologico che unisce  la città alla campagna, il sud di Milano  al  Parco agricolo alle porte della metropoli, ospitando ecosistemi tipici del territorio lombardo. E’ un modo per  dare nuova vita ai binari non più in uso, sulla falsa riga dei progetti già realizzati alla Promenade Plantée di Parigi e all’High Line di New York.

Secondo l’Amministratore Delegato di Trenord, l’azienda che rappresenta ha già messo a punto il progetto della linea circolare sulla sede ferroviaria con tutte le stazioni vecchie e nuove per collegare ferrovie, metro e autobus, che costerebbe un ventesimo della linea 4 in costruzione e sarebbe realizzabile in tempi brevissimi, senza interferire con il traffico cittadino.

Stefano Boeri presenta un progetto sullo Scalo Farini (il più grande scalo in dismissione), già visto e approvato dal sindaco Sala. Si tratta di un grande bosco in città, costituito da un vasto anello di viali alberati che si snoda tra monumenti ed edifici: una penetrazione di verde che, partendo dalla Bovisa, arriverebbe fino a Porta Nuova. Un’autentica perla dell’immaginario urbano, che garantisce bellezza e qualità della vita. L’illustrazione con i bambini che corrono gioiosi alzando le braccia al cielo è una retorica di grande effetto.

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Emerge anche la volontà di una Milano dei giovani, aperta alla creatività e alla musica, una città del  car free  che favorisca anche l’utilizzo della bicicletta e del trasporto su rotaie. Gli scali riqualificati dovranno essere luoghi di innovazione, dove le funzioni siano integrate all’interno dei quartieri, ma anche all’interno di ogni singolo edificio.

Resta in ogni caso comune denominatore l’edilizia, perlopiù privata. Ancora e sempre case e grattacieli, eppure la realtà odierna ci pone di fronte ad una grande quantità di case inabitate, perché invendibili (o meglio non-comprabili), oltre ad una grande quantità di persone senza casa.

Quale riflessione illumina, in tal senso, i progetti edilizi sugli scali, che, come sappiamo, sono aree che lo Stato ha già pagato per destinarle alla collettività?
In sintesi, la storia è questa: nel 1905 lo Stato Italiano (noi tutti) aveva acquistato per uso pubblico tutte le aree in questione. Nel passaggio del ’92 di FS a società per azioni, quei nostri soldi andarono automaticamente a finanziare iniziative private.
Oggi ci troviamo così in una paradossale situazione: il Comune chiede a Ferrovie la concessione di una parte di territorio per parchi e servizi, mentre tutto il resto (destinato inizialmente a uso pubblico) potrà essere utilizzato per costruire immobili privati; in particolare su Scalo Farini, in posizione privilegiata, si potranno vendere case di lusso a 10.000 euro/mq e più.

In altre parole succede che le Ferrovie potranno vendere ai privati le aree acquisite gratuitamente dallo Stato “concedendo” di contro spazi pubblici al proprietario stesso. Come nel gioco delle tre carte, vien da chiedersi…ops dove sono finiti i miei soldi? Credevo fossero qua e invece me li ritrovo di là.

La grande responsabilità di gestire questa realtà così complessa non può essere ignorata, né condizionata da mandati politici o da carriere. Questa Milano cambierà nel giro di un ventennio la sua geografia, la sfida è non snaturarne la personalità, valorizzare la sua unicità pur nell’intento di renderla sempre più internazionale e competitiva, in termini di sostenibilità, offerta culturale e qualità del vivere quotidiano.
Si sente dire Milano come New York, da Manhattan a Central Park; Milano come la City londinese e come Vienna. Milano che evoca la Promenade di Parigi o i Jardins de la Rambla di Barcellona. Ma forse è ancor più bello dire che Milano non ha bisogno di assomigliare ad alcuno, non le serve imitare, le basta solo essere diventare quello che è.