Comunicato n.13 – La CUEVA

il mattone portafortuna degli ODRZ

di Massimo Mascheroni | ODRZ

Tra la metà degli anni ’90 e la fine degli anni 2000, La Cueva è stata uno dei punti di riferimento della Milano alternativa e meno convenzionale. Situata in una zona strategica della città, di fronte alla Darsena, ed incastonata in un seminterrato, per anni funse da spazio multimediale, con una programmazione inarrestabile di eventi. Si passava, con estrema disinvoltura, da mostre fotografiche ad installazioni scultoree, da performance di arte contemporanea a concerti di musica elettronica: ogni evento riusciva a catalizzare una incredibile quantità di pubblico, eterogeneo, come le serate che venivano proposte. Signore impellicciate della Milano bene chiacchieravano amabilmente con schiere di dark, punk e hipster. Il tutto nella più assoluta tranquillità.

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Il gestore, tale Jorge, era sempre curioso di scoprire nuove realtà da portare in Cueva, per sua passione personale e per regalare continue sorprese al suo pubblico, altrettanto curioso di novità. Ed è lì che un gruppo di elettronica radicale mosse i primi passi (verso il successo?). Per due sere consecutive di Dicembre presentarono un loro progetto audio/video. Sei monitor TV, sintonizzati ognuno su uno dei sei canali nazionali principali (le tre reti Rai e le tre Mediaset) durante l’orario di prima serata.

L’audio di ognuno dei programmi veniva catturato, processato e ritrasmesso al pubblico. Il risultato era un suono sporchissimo, al limite del rumore, ossessivo, ma, al tempo stesso, intrigante. Il pubblico era da una parte assediato da questa continua massa sonora, dall’altra attratto dalle immagini televisive. Una esperienza unica, perché, a casa propria, è impossibile assistere a sei programmi televisivi in contemporanea, e, quindi, la curiosità visiva aveva il sopravvento sulla parte audio, al limite dell’inascoltabile. Questa performance venne ripetuta la sera successiva, con lo stesso effetto catatonico sul pubblico presente.

L’anno seguente, praticamente nello stesso periodo, il gruppo si presentò con un progetto nuovo, più vicino al concerto tradizionale. Una serie di brani, eseguiti solo con chitarra e microfoni, il tutto rigorosamente processato da effetti, che spaziavano dal noise estremo, all’elettronica più intransigente, ad una psichedelica malata.

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E, quella sera, accaddero due episodi che convinsero il gruppo di essere sulla strada giusta, in fatto di scelte musicali.

Il primo, appena il gruppo arrivò: per accedere alla Cueva bisognava scendere una rampa di scale, stretta e ripida. Mentre i due componenti del gruppo stavano scendendo le suddette scale con una parte della strumentazione, incrociarono una coppia di giovani ragazze. Una delle due guardò i musicisti ed esclamò all’altra: “Oh nooo, ancora loro!!!”.

Evidentemente la giovane si ricordava ancora della doppia performance dell’anno precedente.

Il secondo episodio, altrettanto emblematico, avvenne durante le prove.

Volumi sostenuti e frequenze a fondo scala provocarono il distacco di un pezzo di mattone del soffitto a volta, che rovinò fragorosamente sul mixer, fortunatamente senza arrecare alcun danno.

I due musicisti si fermarono, guardarono il mattone, lo presero, pulirono il mixer e, di comune accordo, decisero di tenere il frammento come loro portafortuna, posizionandolo i giorni successivi nel loro studio di registrazione.

A distanza di più di dieci anni, il mattone campeggia ancora oggi nello studio di registrazione del gruppo.

Mah