Meglio un giorno da leone, che cento giorni da pecora.

di Giordano Di Fiore

Cosa accomuna La Zanzara, Donald Trump, Libero, Matteo Salvini, i cittadini di Goro, e tanti di noi? La nostra essenza borghese.

Un tempo c’erano i proletari ed i padroni. Oggi ci sono i padroni, i padroncini, e gli schiavi. Escludiamo gli schiavi, che, per la maggior parte di loro, non risiedono nel primo mondo, mentre, coloro che ci risiedono, tendono a rimanere ben nascosti. Quanto rimane, nella sostanza, è l’universo borghese. La categoria dei padroni non si è estinta, anzi si è internazionalizzata (altro che internazionalizzazione del proletariato..). Noi padroncini a rincorrerla.

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Il modello semantico-ideale del padroncino è quello dell’uomo con i piedi per terra, che lavora per mettere fieno in cascina. Fieno puntualmente sperperato in una girandola di consumi, tutta tesa a ricopiare il padrone.

In questo cammino, apparentemente lineare, si insidiano molti ostacoli. Le percentuale di deviazione o deragliamento dal percorso è elevatissima. Basta un passo falso per essere tagliati fuori. Chi non ci crede completamente..è fottuto.

Ecco che, dunque, la rincorsa del potere da un lato e la paura di perderne quel poco acquisito dall’altro sono i due poli entro i quali il padroncino può muoversi, come in un videogioco. Ed i potenziali nemici sono molto insidiosi.

La vita del padroncino è tremenda. Come si diceva, le possibilità di retrocedere sono elevate, e le energie richieste sono al limite del possibile. Questo si traduce in livelli di stress preoccupanti. Dietro la maschera, però, covano la voglia di riscatto, l’odio, il rancore, la sofferenza, la frustrazione, l’invidia.

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E, qui, torniamo a Cruciani, Trump, Salvini, ecc. Il successo del loro modello di comunicazione è proprio basato sull’idea di riscatto. Grazie a loro, noi padroncini possiamo finalmente liberarci dei nostri sensi di colpa, prendere finalmente coscienza delle nostre miserie e, anziché vergognarcene, come siamo tutti i giorni costretti a fare, in ossequio alla morale cattolica, possiamo farne virtù. Quindi, la paura si trasforma in un rito liberatorio contro il negro, l’invasore, il rumeno, lo zingaro. La parolaccia, la provocazione, la scoreggia, la pisciata nel lavandino, fino al razzismo, l’apologia di fascismo o addirittura di nazismo diventano un momento catartico: la possibilità per noi padroncini di gridare a noi stessi di essere cattivi, scorretti, bassi, volgari, omofobi, ecc. e poterlo rivendicare, gioirne, riderci, infine costruire una rete sociale composta da tutti quelli uguali a noi, che sono tanti. Già, perché gli ideali borghesi tendono inesorabilmente all’individualismo (che, collettivamente, si traduce nell’isolazionismo), ma questa è una gabbia troppo rigida per noi umani, geneticamente sociali, come qualcun altro ha acutamente osservato. Ecco la quadratura del cerchio: un modello prima comunicativo, poi sociale fondato sulla condivisione della meschinità.

I nemici, pertanto, sono chiari, lampanti, evidenti: sono i borghesi mascherati. Quelli che si celano dietro i panni del buonismo di sinistra, come la Boldrini, o la Clinton, icona mondiale dell’establishment, del grande complotto finanziario, della cosiddetta casta. I radical chic, i comunisti col palazzo in centro, i vegani con la loro fastidiosa alterigia. Gli ipocriti, i farisei: loro sono come noi, ma si mettono la maschera dei buoni. E noi, con Trump, Cruciani, Salvini, li smascheriamo, li mettiamo a nudo, li facciamo a fettine.

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Ed, improvvisamente, le nostre misere vite, fatte di duro lavoro, noia, ripetitività, paludati vincoli familiari, amarezze ed insoddisfazioni, finalmente hanno un guizzo, una scintilla..c’è vita, per noi borghesi. In fondo al tunnel, c’è la luce del riscatto. Agli eroi tutti d’un pezzo come il Che, oppure ai più diffusi froci col culo degli altri,  anteponiamo il nostro anti-eroismo, la nostra paura, la nostra viltà. Finalmente, vi facciamo vedere chi siamo!

Mussolini diceva (in realtà, si è scoperto che non fu suo il motto, ma chissenefrega): “meglio un giorno da leone che cento giorni da pecora”. Il mondo si sta preparando.

P.S.

Non pensiate che abbia scritto tutta questa spatafiata, per arrivare ad una conclusione moralista e boldriniana. Mi metto tranquillamente tra i borghesucci che si sollazzano tra turpiloqui e pettegolezzi, con una spruzzata di sesso. Non ho assolutamente intenzione di prendere posizione contro me stesso. Credo solo nella consapevolezza, è l’unica arma che mi rimane per sperare nel futuro. A questo articolo manca un pezzo, molto importante: si tratta della genesi del potere. Magari ci torneremo.