Comunicato n.12 – Corrispondenza

di Massimo Mascheroni | ODRZ
Negli anni in cui non esistevano internet e annessi (smartphone e applicazioni varie), uno dei sistemi per comunicare era la lettera cartacea.
Io e Robertone, uno dei quattro moschettieri dell’estate al mare (vedasi Comunicato n.9), instaurammo una fitta corrispondenza, che durò qualche anno.
Con la stessa logica che caratterizzava le nostre vacanze, le lettere erano una sorta di mondo parallelo musicale, fuori da ogni logica.
Il tratto distintivo era lo sberleffo al limite della demenza totale, ed il nonsense elevato a scrittura.La lettera tipo era la seguente:
– inizio canonico – Ciao, tutto bene? A casa i tuoi?
Poi, improvvisamente, la virata verso una sorta di testata musicale in cui davamo, uno all’altro, notizie assurde, assolutamente inventate. Si passava da nuove ipotetiche uscite discografiche a brevi recensioni, ad annunci di concerti. Il tutto aveva come protagonisti gruppi e solisti di generi che non ci appartenevano minimamente. La musica leggera più classica, il liscio, la musica popolare e via elencando.
Nel nostro immaginario, tutti diventavano dei musicisti stratosferici:
– esempio classico – i Castellina Pasi hanno terminato la registrazione di un ottuplo dal vivo, con sole quattro facciate in cui c’è musica. Un live in cui ripetono ininterrottamente la loro hit del momento “La Campagnola” con arrangiamenti funky.
Il disco sarà disponibile nei peggiori negozi di dischi, ai migliori non hanno concesso l’esclusiva. Affrettatevi a prenotare la vostra copia cercando il peggiore negozio nella vostra zona.Insomma, una sorta di Ciao 2001, all’epoca il settimanale musicale di riferimento, in acido totale.

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La corrispondenza andò avanti per qualche mese, poi la cosa salì di livello.
Decidemmo, di comune accordo, di inviarci lettere, sempre con gli stessi argomenti, non più su normali fogli di carta, ma su pezzi di carta piccoli che il destinatario avrebbe dovuto leggere secondo la numerazione che il mittente aveva apposto su ogni ritaglio.
Inizialmente, il tutto fu abbastanza facile, anche se macchinoso, in quanto gli spezzoni di carta diventavano ogni volta più piccoli, ma, dopo qualche missiva, uno di noi decise fosse inutile numerare i ritagli. Che si arrangiasse il destinatario a rimettere in ordine il puzzle.

Il problema era che il puzzle era formato da spezzoni talmente piccoli che in ognuno di essi ci stava spesso solo una parola o, peggio, una preposizione. Il tutto, rigorosamente, fronte e retro e scritto su ogni possibile supporto cartaceo trovato. Da biglietti del tram, a carta delle gomme americane, a carta del salumiere, ad angolo di pagine dei quotidiani. E non importava se i supporti avessero già alcune scritte presenti: bastava scriverci sopra e il destinatario sarebbe riuscito a tradurre.

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Gli argomenti delle missive, intanto, si erano ampliati. Accanto alle solite notizie farlocche, avevano fatto la loro comparsa alcune classifiche, le più disparate. Dagli sport in onda a tarda ora sulla TV Svizzera, che ci costringeva a fare le ore piccole, per controllare che la classifica ricevuta fosse vera, a quella sui giornalisti del TG peggio vestiti, e via classificando, in un continuo, assurdo, gioco al rialzo. Insomma, vinceva chi, pur scrivendo la verità, riusciva a spiazzare l’altro con la classifica più improbabile.

Non contenti del punto di non ritorno a cui stavamo tendendo, iniziammo a personalizzare anche le buste.
Dapprima con qualche scritta, timida in verità, aggiunta all’indirizzo di spedizione.
Poi, ci facemmo prendere la mano (ma va?) e la busta divenne un patchwork di scritte inneggianti gruppi inesistenti, frasi sconnesse, saluti dell’ultimo minuto, che riempivano lo spazio del fronte e retro della busta, rendendo difficile la lettura dell’indirizzo del destinatario.

Ulteriore e davvero ultimo punto di non ritorno fu quello di utilizzare il maggior numero di francobolli per l’affrancatura.
Per essere sicuri che niente andasse perso, pensammo bene di sigillare i quattro lati delle buste con un corposo strato di nastro adesivo da pacchi.
Incredibilmente, tutto arrivava a destino. Sempre.

Improvvisamente, così come la cosa era nata, si interruppe.
Qualche anno fa, ho incontrato Robertone, ed una delle cose che ci siamo raccontati è stata questa.
Lui ha conservato ancora tutta la corrispondenza.
Mah