The DONALD e la fine del MONDO

di Giordano Di Fiore

Ce ne eravamo già accorti, ma la fresca vittoria di Donald Trump è qui a raccontarci che il mondo è definitivamente cambiato. Realisticamente, la data di svolta è il famoso 11 settembre 2001. Da quel momento, le differenze con il secolo precedente si sono approfondite, sino al colpo di scena di questa notte.

Lo spirito costituitosi alla fine della prima guerra mondiale, ben rappresentato dalla Società delle Nazioni, fiore all’occhiello della trionfante massoneria internazionale pare essersi inesorabilmente esaurito.

Ci sono tre fattori determinanti in questo cambiamento epocale:

  1. la distanza ormai incolmabile tra economia reale e finanza
  2. il crollo delle grandi ideologie
  3. la globalizzazione (con tutto quello che comporta)

Ci sarebbe da scrivere a fiumi, per sviluppare ciascun punto. Semplificando, in questi anni, il blocco occidentale sta vivendo una profonda frattura tra l’establishment ed i popoli.

Pensiamo alla percezione a noi piuttosto comune dell’Unione Europea: il gigantesco baraccone composto da tecnocrati e burocrati. Pensiamo a quanto spesso si torni a parlare del potere delle corporazioni, della grande finanza, delle lobby, delle banche. Pensiamo a quanto si sia detto e si dica, con sempre più insistenza, sulle economie di carta, sui complotti, sulle varie JP Morgan e gruppi Bilderberg, sul signoraggio bancario, riserva frazionaria e le teorie sul debito pubblico. Alla scomparsa della sovranità monetaria degli stati centrali, alla sostituzione dell’indipendenza giuridica degli stessi in favore degli arbitrati internazionali.

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Pensiamo allo scontro in atto tra le cosiddette élite intellettuali, ed il popolino. Le prime a manovrare i grandi giornali e media, il secondo sempre più impaurito e sotto assedio.

Da un lato, la Brexit, Trump, il No al referendum, Gorino, e la fine del mondo. Dall’altro lato, la Clinton, i complotti internazionali, la grande finanza, il Sì al referendum.

Calais, ed il muro ai confini col Messico.

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Intendiamoci, non ha ragione nessuno. L’acuirsi del dualismo, di una visione del mondo manichea è una assurda semplificazione. La testa e la pancia: chi è meglio? Capite che è ridicolo? Se la pancia è un secondo cervello, entrambi hanno il diritto di esprimersi. E’ proprio la scissione tra le due parti del corpo il vero inghippo. Non c’è un mondo razzista, anti-arabo, conservatore e fascista contro un mondo cosmopolita, raffinato, progressista e democratico. Questa semplificazione è una truffa.

In questa stagione dell’umanità così complessa, abbiamo l’obbligo di filtrare e di riappropriarci di noi stessi. Si può promuovere la fuoriuscita dall’euro senza essere nazionalisti, si può votare no al referendum senza essere conservatori, si può comprendere le ragioni di Gorino senza essere razzisti, ecc. ecc.

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Per il momento: prendiamoci Trump, e tutte le cose positive che scaturiranno:

Putin non sarà più l’oscuro RasPutin, ma tornerà ad essere alleato economico dell’Italia (ne abbiamo bisogno), i TTips, se Dio vuole, torneranno in cantina, la situazione in Medio Oriente, sempre se Dio vuole, si ammorbidirà. Non sappiamo se nascerà una Dottrina Trump: ad oggi, sappiamo che egli è dichiaratamente isolazionista. Questo, come storicamente comprovato, non potrà che fare bene alle democrazie di tutte le altre nazioni.

Non sarà Trump a decretare la fine del mondo. Lo saranno forse certe teste fini, con il loro snobismo.

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