Fare il GEOLOGO?

di Cristina Arduini

E pensare che sono una biologa, anzi una idrobiologa. Ma, per decenni, ho lavorato con geologi e so di che pasta sono fatti e soprattutto di che cosa sono capaci. E soprattutto so quanto possano essere fondamentali specialmente in un paese fragile come l’Italia.

L’Italia è notoriamente un territorio sismico, conosciutissimo da tutti gli addetti ai lavori, ma ignorato dai suoi abitanti. E’ una cosa di cui non si parla, si nasconde.

Tempo passato a spiegare alle persone che cosa fosse la tettonica delle placche, il dissesto idrogeologico, il terremoto, ecc. inutilmente. Percepivi subito che non interessava dallo sguardo vuoto ed educatamente lontano che vedevi negli occhi delle persone che ti circondavano.

Ma stavolta no.  A fronte di una situazione delicatissima nel nostro bellissimo ed unico Centro Italia ho ripensato agli atteggiamenti sbagliati di tutti: cittadini, politici, e degli addetti ai lavori. Sì, anche loro, perché ormai rassegnati, ma non domi, all’incuria, al dissesto e all’ignoranza.

Rassegnati ad essere chiamati solo al momento dell’emergenza e inascoltati o raramente ascoltati nel momento di stesura di nuove norme o nuovi progetti. Ma forse una luce in fondo al tunnel si vede.

MA CHE COSA FA UN GEOLOGO?

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Alluvione di Firenze 4 novembre 1966

I geologi sono gli studiosi della Terra, la nostra casa, il pianeta su cui viviamo.

Conoscono e studiano le rocce, le montagne, le pianure, come si muovono, come sono.

 Il geologo osserva e studia l’evoluzione della superficie terrestre e quindi è uno dei più importanti contributori per la corretta pianificazione del territorio, per la soluzione di problemi ambientali, per l’individuazione e la valutazione delle risorse naturali.

In collaborazione con la figura dell’ingegnere partecipa alla progettazione di strade, gallerie, dighe, e nella costruzione degli edifici.

E’ fondamentale, nella prevenzione del dissesto idrogeologico, piaga italiana mai affrontata fino a poco tempo fa in maniera unica; è indispensabile nella gestione delle alluvioni sempre più frequenti causa il cambiamento climatico in atto.

Non solo, anche nel monitorare il rischio vulcanico che, in Italia, seppur in aree ben circoscritte, è ben presente sia come vulcani attivi che quiescenti.

Ed, infine, nel monitorare il rischio sismico tornato in primo piano in questi ultimi mesi.

Sono decine di milioni le persone che vivono in aree con i rischi appena citati e non solo, anche il nostro patrimonio culturale, immenso ed unico al mondo corre gli stessi rischi.

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Chiesa di San Benedetto a Norcia distrutta dal terremoto del 30 ottobre 2016 – foto da internet

QUINDI CHE COSA BISOGNA FARE?

Secondo il Consiglio Universitario Nazionale, organo consultivo del Ministero dell’Istruzione,  dal 2000 al 2014 i professori ordinari di Scienze della terra hanno avuto un crollo del 44,4%.

 E i dipartimenti puri di geologia, senza gli accorpamenti con altre materie, sono scesi dai 29 distribuiti in tutte le regioni, agli attuali 8.

E’ nei dipartimenti che si realizzano quelle ricerche che fanno avanzare le conoscenze che permettono metodi sempre più efficaci di prevenzione e di intervento. Sarebbe assurdo e controproducente che proprio in Italia le università dovessero rinunciare ai dipartimenti di geologia, presenti in tutti i sistemi universitari del mondo.

Ma quelli che sopravvivono hanno e avranno difficoltà a restare in vita a causa dei pensionamenti in atto e futuri e della fortissima riduzione del turnover visto che alcuni sono già al limite minimo consentito di 40 docenti, secondo la  Legge 240/2010 Gelmini.

Se non si interviene entro il 2020 anche i più grandi dipartimenti come Roma, Napoli si troveranno in situazione molto critica, senza considerare che intere regioni, come l’Emilia Romagna, non ne hanno più neanche uno.

Per fortuna il numero degli iscritti alle materie geologiche sono aumentati arrivando fino a sfiorare i 1600 nel 2012.Una situazione, se possibile, resa ancora più difficile da gestire per le università che nel frattempo hanno visto aumentare il numero degli studenti che hanno deciso di immatricolarsi nelle materie geologiche.

E’ in corso, ed è questa la luce in fondo al tunnel che si vede, al Parlamento, una legge che consentirebbe di derogare ai limiti ristretti della Legge 240/2010 Gelmini, di riformare i Dipartimenti per la Scienza della Terra, di incentivare gli studenti con borse di studio e di acquisire il materiale necessario per effettuare studi e ricerche.

Passata alla Camera all’inizio del 2015, è finalmente, dopo un anno di blocco al Senato, tornata con richiesta di modifiche alla Camera. Se la Camera approva senza modifiche si potrà finalmente promulgare una legge che creerà le basi per un futuro migliore della geologia.

In un paese così fragile come l’Italia, dovrebbe essere il primo pensiero non solo dei politici ma soprattutto dei cittadini mettere in sicurezza il territorio. Deve entrare nella nostra quotidianità il controllo del territorio e la sua gestione.

Per questo faccio una proposta:

Istituiamo la giornata della Geologia in Italia, dove ci sia l’incontro tra la ricerca e la cittadinanza, che possa e voglia avere in mano gli strumenti per pianificare il proprio futuro in maniera consapevole e sostenibile.

CONOSCERE E PARTECIPARE

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Per approfondire:

http://www.isprambiente.gov.it/it : Agenzia per la protezione dell’Ambiente

http://sgi.isprambiente.it/geoportal/catalog/main/home.page : Servizio Geologico di Stato

 http://www.firenzealluvione.it/: sito sull’alluvione di Firenze del novembre 1966

http://www.ingv.it/it/: Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia

http://www.ct.ingv.it/it/webcam-etna.html: webcam di sorveglianza sui vulcani italiani

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