Il MONOLOGO del cittadino

di Lucia Giorgianni

Automobili abbandonate per strada da mesi, cittadini volonterosi che segnalano l’anomalia alle autorità competenti e una mortificante sensazione di essere inascoltati.

E’ quanto accade in Viale Suzzani, ingresso Parco Nord, dove due auto malconce sostano indisturbate in area parcheggio strisce blu, mentre il parco cambia i colori nel susseguirsi delle stagioni (una delle due vetture espone un bollo “bebè a bordo” speriamo di no!!).

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L’abbandono vero però l’hanno provato i molti residenti che il loro dovere l’hanno fatto, informando da più parti l’illecita situazione. “L’iter è lungo” si sono sentiti rispondere e, alla richiesta di sapere se almeno l’iter lungo fosse mai iniziato, hanno imparato che per avere notizie in tal senso“occorre fare domanda di accesso agli atti eccetera eccetera”.

La faccenda fa riflettere su molti temi. Quale calvario deve compiere una persona civilmente educata per dare il suo contributo alla città?  I più sono costretti a fermarsi, a tacere, ad aspettare, a sperare.

Eppure in tempi di elezioni abbiamo sentito fino all’eccesso parole che andavano in senso contrario, affermazioni per cui “le persone che vivono il territorio devono collaborare con le istituzioni” per esempio, o quelle che inneggiano alla tanto agognata “democrazia dell’ascolto e della condivisione”.

Tutto sommato ci si potrebbe anche chiedere se si debba per forza fare così. L’alternativa potrebbe essere che ognuno faccia il suo mestiere (a proposito, dove sono finiti i vigili di quartiere?) e che gli abitanti si fidino di chi li tutela e basta. Ma “la partecipazione attiva arriva dal basso” proclamano dall’alto, offrendo ai destinatari del fiero messaggio un vago senso d’importanza che favorisce il consenso.

Parole, parole parole… qualcuno di certo vi crede quando le pronuncia, sono belle, democratiche, coinvolgenti, ma alla prova dei fatti sprofondano spesso nel marasma della burocrazia (quella che ha fatto crollare un Tir insieme al ponte) .

Ne parlava già il cantautore Walter Valdi  in una vecchia canzone milanese intitolata La busa noeuva, dove un uomo che voleva segnalare una buca pericolosa (che jer la gh’era no), e veniva rimbalzato su e giù dagli sportelli in un rimpallo di “mi ghe c’entri no”, finché qualcuno  (un vigile) nella buca ci è cascato.

E così il tanto sbandierato “dialogo con i cittadini” diventa monologo. Cade la democrazie, cade il vigile nella buca, cadrà  la neve sul parco e forse- ma non si sa –  sulle due auto abbandonate.

Se vuoi scrivere il tuo “monologo” raccontando una personale esperienza, potrai trovare spazio in questa rubrica: indirizzo mail redazioneasiloisolamilano@gmail.com

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