Comunicato n.11 – ancora Teatro UOMO

di Massimo MascheroniODRZ

Ho già avuto modo di parlare del Teatro Uomo, che, tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80, ospitò parecchi concerti e, in generale, eventi musicali.

Dopo la disavventura con i Gaznevada, del manipolo di amici che invitai a venire a vedere gli Skiantos, uno degli altri gruppi in cartellone nella stessa rassegna, solo uno accettò di accompagnarmi. Nessuno si fidava più, non tanto di me e delle mie scelte musicali, quanto della bontà della proposta in generale.

E fecero male, perché la serata fu sorprendente, sotto tutti gli aspetti.
Il pubblico, questa volta, risponde bene ed il teatro si riempie velocemente in ogni ordine di posti. Tutti aspettano impazienti, visto il nome che gli Skiantos erano riusciti a farsi nell’ambiente più anticonformista, grazie a concerti arricchiti da ogni sorta di provocazione e gag situazioniste, e grazie anche alla loro partecipazione di qualche tempo prima al concerto omaggio a Demetrio Stratos, trasformatasi in una happening-performance surreale.
Nel frattempo, in teatro il silenzio è rotto dalla messa in onda dei brani degli Skiantos stessi: una sorta di greatest hits del gruppo che si esibirà più tardi. E già la cosa spiazza un po’ tutti perché se vai a vedere il concerto di un gruppo, l’ultima cosa che ti aspetti è che prima del live vengano trasmesse le canzoni che il gruppo stesso suonerà subito dopo.

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Finalmente arrivano gli Skiantos e subito si capisce che non assisteremo al solito concerto. Agghindati come peggio non si può, con uno dei tre cantanti in canottiera e con in testa uno scolapasta, attaccano con i loro brani ormai famosi, Kakkole, Eptadone, Mi piacciono le Sbarbine, ecc.. deliziando il pubblico con frasi a effetto fra un brano e l’altro, fra il mieloso e l’irriverente:
“Siete un pubblico fantastico, grazie” e “Siete un pubblico di merda” si alternano a oltranza, accompagnati da un sempre più insistente lancio di verdura da parte dei musicisti sulle prime file degli spettatori, che all’inizio rimangono spiazzati ma poi, forse anche un po’ scocciati, rispondono rimandando tutto al mittente.
Nel frattempo, complice la presenza di un fornellino da campeggio sul palco, un paio di musicisti smettono tranquillamente di suonare e si preparano una tazza di tè caldo, che poi sorseggiano accompagnando la bevanda con qualche biscotto.

Arriva uno dei loro altri pezzi famosi, Freezer, e, mentre parte il brano, da dietro le quinte, entra un inserviente con un carrello su cui è appoggiato un frigorifero gigante. L’inserviente poggia il frigo in mezzo al palco e se ne va. La canzone continua ed, al momento del cantato, la porta del frigo si apre ed esce il cantante, in mutande e canottiera che, con molto trasporto, canta il pezzo.

Tutta questa baraonda dura più di un’ora; c’è tempo anche per il più classico dei bis che termina con un ultimo, ora davvero corposo, lancio di verdura, questa volta da entrambe le parti. Qualche spettatore, probabilmente già attrezzato, si improvvisa lanciatore del peso utilizzando alcune mele.

Fine del concerto, se di concerto possiamo parlare.
Tutto il palco e le prime file sembrano l’area dell’ortomercato al termine delle contrattazioni. Un tappeto di frutta e verdura copre palco, corridoio e prime file della platea; è veramente un delirio.
La gente esce tranquilla, commentando la serata: molti contentissimi, alcuni un po’ delusi; pochi, forse i meno informati, completamente spiazzati.

Negli anni successivi sono andato più volte a rivedere gli Skiantos, sempre brillanti e ironici, ma la forza d’urto di quel concerto non sono più riusciti a ripeterla.

Mah