La democrazia, da Protagora a TRUMP

di Lucia Giorgianni

Chi chiede parola?” Con questa formula di rito, l’araldo invitava tutti gli ateniesi, riuniti nell’agorà, ad esprimere le loro mozioni. Se approvate, diventavano immediatamente operative.

La democrazia – démos cràtos, potere del popolo – nacque dalla civiltà greca nel V secolo a.C. Fu per scongiurare il massacro della primitiva umanità, e probabilmente la sua estinzione, che venne individuata la via da seguire: la definizione del bene comune inteso come ciò che avrebbe portato maggiore vantaggio alla collettività.

Con il ratto del fuoco, creato da Protagora, Prometeo donò all’uomo la competenza artigianale, la tecnica politica che serviva ad associarsi secondo le regole del rispetto e della giustizia, e, così, giustificò, sul piano metafisico, la necessità della democrazia e l’uguaglianza incontestabile dei bisogni dei cittadini. La teoria costituzionale dell’epoca era molto semplice: il popolo è sovrano assoluto e i cittadini sono liberi e uguali sotto l’egida della legge.

Eppure l’idea democratica ebbe da subito reazioni critiche da parte di coloro che non riconoscevano in essa il senso di libertà, ma piuttosto l’esatto contrario. Platone considerava la pratica della democrazia destinata a degenerare nella tirannide, proprio perché basata sulla competenza: chi possedeva l’arte della dialettica e della persuasione avrebbe prevaricato sugli altri e la polis sarebbe così precipitata nell’ingiustizia, naturale conseguenza dell’irrazionalità umana, che privilegia gli interessi e i bisogni privati. Non a caso, i sofisti erano rappresentati da animali predatori.

Con queste premesse, la democrazia ateniese ha forgiato la nostra storia e dunque la contemporaneità. Oggi, le decisioni politiche sono delegate a organismi eletti dal popolo, è la democrazia rappresentativa, e, se le scelte di questi organismi, – i partiti politici – non coincidono con gli interessi dei cittadini, questi ultimi non possono fare nulla, almeno fino alle successive elezioni in cui il loro dissenso può avere  qualche peso.
Il potere della classe politica ai giorni nostri non può nemmeno dirsi in alcun modo controllabile dal basso, visto, per esempio, che informazioni importanti sono coperte dal segreto di Stato, a dispetto delle riforme sulla trasparenza, che promettevano accesso ai documenti pubblici.

Privilegi e potere in campo economico hanno generato una disuguaglianza che sta raggiungendo valori estremi, mai toccati prima: più della metà della ricchezza globale è in mano all’1% della popolazione e la sproporzione crescerà ulteriormente.

Gli Stati Uniti, “democratici” come tra l’altro si definiscono anche Cina e Russia, candidano alla presidenza miliardari rappresentanti di poteri economici e finanziari che duellano con le campagne più costose di sempre. I cittadini si fanno così sequestrare la democrazia da eccentrici magnati o prime donne, che si esibiscono come in un reality.

Ci lasciamo scippare le pensioni, i conti correnti bancari, scivoliamo nell’oligarchia dei parlamenti, nell’impossibilità di eleggere i nostri rappresentanti, impegnati ad inscenare caroselli di consensi tutti interni. Non ci scrolliamo di dosso la corruzione, l’inefficienza della pubblica amministrazione, né il clientelismo, visto che i carnefici dello scempio sono spesso le stesse persone chiamate a difendere le vittime. Ci lasciamo scippare persino la cultura, vittima di un abbassamento di livello dialettico sociale che sfocia nel populismo, in un patetico sforzo di accaparrarsi consensi.
Dove sono i pensatori, i filosofi, i sapienti? La politica dell’uomo per l’uomo è dimenticata dall’uomo stesso, e, sotto il peso di una distanza incolmabile tra individui e istituzioni, si frantumano desideri, sogni, valori.

L’uomo può ancora inseguire la giustizia sociale? Siamo ancora capaci di combattere? Sappiamo mettere in campo le forze esistenti di intelletto, di conoscenza e di capacità di porre domande per costruire una ragione? Possiamo tornare a una politica di pensiero? Chi chiede la parola? Dall’agorà se ne sta andando un’ampia parte di cittadini, che preferiscono astenersi.

Annunci