FERTILITY day: il danno e la BEFFA

di Lucia Giorgianni

Ho un’idea: si potrebbe fare una bella campagna pubblicitaria per sensibilizzare i disoccupati e dir loro che sarebbe meglio si sbrigassero a lavorare, magari con un contratto a tempo indeterminato tutelato dal contratto nazionale dei lavoratori. Così, potrebbero fare tanti progetti per il futuro, aiutando se stessi e la società, perché, se non si decidono presto a lavorare, poi si afflosciano.

Come ha sottolineato Beatrice Lorenzin, la denatalità in Italia è un problema, come lo è la disoccupazione, e nessuno pensa (nemmeno lei) che dipenda dall’ignoranza sui tempi della fertilità. La sfida è complessa e delicata, mette in campo tanti temi socio-economici e altrettante sensibilità.

Sono certa che tutto questo sia stato ben spiegato nel bando per l’assegnazione della campagna Fertility, vinto dall’agenzia MediaticaMente (che già nel nome promette di metterci la testa) e che per 113mila euro ha portato le sue proposte nella grande sala riunioni, con biscottini e salatini per allentare la trepida attesa. Ed ecco, finalmente,  l’elaborazione del briefing: una serie di cartoline con immagini e slogan che brillano per sensibilità, che toccano le corde giuste del target di riferimento, che mettono a punto la reason why, la ragione per cui si dovrebbero fare figli alla svelta. E, come in ogni campagna che si rispetti, si chiude con l’invito alla action (!) – girando di tanto in tanto la clessidra sul comodino- veicolato da uno slogan delicatissimo che arriva al cuore: DATTI UNA MOSSA!

E come hanno reagito i mega dirigenti, chiamati a condividere l’arguta soluzione creativa? Non mi risulta siano caduti dalle sedie, e nemmeno che abbiano pensato a  uno scherzo, cui sarebbe seguita –  voilà –la soluzione seria. Niente di tutto questo: la proposta è piaciuta ed è stata scelta e approvata scienteMente. “E’ un anno che lavoriamo a questa iniziativa e c’è stata grande condivisione” ha affermato in sua difesa  la Lorenzin, senza dar prova d’intendere l’aggravante.

Risultati immagini per campagna fertility clessidra

Dunque, sia chiaro: il problema affrontato esiste. La curva demografica italiana è discendente e continuando di questo passo si rischia la crescita zero entro il 2050. La media dei figli per donna nel nostro paese è di 1,35, che scenderebbe a 1,1 senza l’apporto dei cittadini stranieri, mentre la soglia di sostituzione è di 2,1. Siamo ben lontani dal mantenere stabile il livello di crescita che eviti un invecchiamento costante della popolazione. Tra gli altri problemi connessi, ma solo per fare un esempio, pagare le pensioni a un numero crescente di over 70 diventerà  impossibile, perché il rapporto tra lavoratori attivi e lavoratori inattivi è destinato a squilibrarsi in favore dei secondi.

Resta perciò lodevole l’intento di incentivare l’aumento delle nascite, e nulla da obiettare se, insieme agli interventi strutturali, si decide di informare su argomenti quali le tappe della fertilità, sui pericoli della denatalità, sui comportamenti favorevoli e gli strumenti medici, tutti temi che saranno trattati nel Fertility Day in programma il prossimo 22 settembre. E mi sento di aggiungere che nessuno si deve offendere se si sente estromesso dai potenziali destinatari dell’iniziativa per motivi di scelte personali, o salutistici, o economici. Se la campagna fosse stata davvero informativa, come recita l’intento del Ministro della Salute, nessuno si sarebbe offeso. E invece, tornando alle cartoline incriminate, si è scelta la strada del monito, una provocazione ancor più imperdonabile perché rivolta a una generazione cui è stato tolto il diritto di immaginarsi un futuro.

Ora, siamo tutti d’accordo sul fatto che sintesi e semplificazione siano aspetti imprescindibili di un messaggio pubblicitario, ma bisogna essere capaci di usare gli strumenti linguistici e visivi che esprimano tale sintesi, altrimenti sarebbe  meglio rinunciarvi, decidere che non è quello il mezzo giusto.

Beatrice Lorenzin ha detto che “rispetto alle solite campagne ministeriali che nessuno ricorda, questa ha avuto il merito di accendere l’attenzione sul tema”. E’ indubbio, come darle torto? Il segreto di tanto successo è di essere riuscita a dire, attraverso la campagna in questione, le cose sbagliate in modo sbagliato nel momento sbagliato. L’attenzione – o ancor più lo sbalordimento per tanta abilità – non può che accendersi.

Concludo con una buona notizia: il centro di ricerca greco Genesis Athens ha recentemente messo a punto un metodo, basato sulle cellule staminali, capace di restituire la fecondità alle donne in menopausa. Vanno ancora approfonditi i livelli di fattibilità, ma intanto rassicuriamoci, l’alternativa al problema denatalità forse c’è e lo slogan potrebbe essere:

PENSIONATE, VOI CHE POTETE, DATEVI UNA MOSSA!

E così sia.