Comunicato n.10 – La SCUOLA

Dedicato a tutti coloro si apprestano a iniziare il nuovo anno scolastico.

di Massimo Mascheroni | ODRZ

Alcune cose da evitare durante le lezioni:

Prendere il sole alla finestra. Un mio compagno di classe, tale Medaglia (il nome non lo ricordo), spesso, arrivava con la crema abbronzante, posizionava la sedia rivolta verso una delle finestre che c’erano in classe e, con assoluto distacco verso tutto e tutti, si metteva a torso nudo, si spalmava la crema e, come se fosse in spiaggia, prendeva il sole.

Leggere il giornale. Sempre il Signor Medaglia passava parte del suo tempo in aula a leggere un quotidiano (il Corriere della Sera) aprendolo completamente sul banco. Un giorno, un altro nostro compagno, con un accendino, diede fuoco a due angoli del giornale. Medaglia non fece una piega, continuò imperterrito a leggere finché il quotidiano non si bruciò completamente.

Fare foto in classe. Un nostro professore di diritto, schierato politicamente a destra, non brillava per colpo d’occhio. Un giorno disegniamo sulla lavagna (posizionata alle spalle della cattedra) la stella a 5 punte delle BR. Il professore arriva, non si accorge di nulla e si siede tranquillamente alla cattedra. Un nostro compagno, velocissimo, estrae una polaroid e scatta la foto del professore con alle spalle il logo BR. Poi, sulla foto, aggiunge a penna la scritta “Sono un prigioniero politico” e fa girare la foto in classe e poi in tutta la scuola.

Giocare a pallone in classe. Durante la ricreazione eravamo soliti improvvisare in classe una partita a pallone, dividendoci in due squadre e spostando i banchi in un angolo per avere più spazio. Il problema nasceva quando, terminati i dieci minuti di ricreazione, il professore di turno arrivava in aula e noi non avevamo ancora terminato l’incontro. I più audaci consigliavano il professore di attendere paziente la fine della partita, dopodiché avremmo rimesso a posto i banchi e lui avrebbe potuto iniziare a fare lezione. La cosa assurda, in tutto questo assurdo, era che un paio di professori seguivano il consiglio.

Smontare i bagni comuni. Verso la fine dell’anno, come ricordo della scuola, due miei compagni di classe smontarono fisicamente uno dei bagni comuni, water e lavandino, e lo portarono allegramente a casa. Rimane a tutt’oggi un mistero di come siano riusciti a uscire da scuola con un lavandino sottobraccio, senza che nessuno se ne accorgesse.

Smontare la porta di ingresso della classe. La nostra aula era in fondo a un corridoio male illuminato. Ci venne, così, l’idea di smontare la porta di ingresso sganciandola dai cardini e appoggiandola allo stipite. Poi, si aspettava l’arrivo del professore che, ignaro, pensando la porta fosse chiusa, abbassava la maniglia e spingeva la porta verso l’interno per entrare. A quel punto la porta rovinava a terra. Se il professore era rapido a mollare la presa, non succedeva nulla di grave, a parte un grande fragore. Viceversa, se il professore tentava di trattenerla, finiva a terra lui assieme alla porta.

Manomettere le gambe posteriori della sedia del professore. Uno dei nostri docenti era solito dondolarsi leggermente all’indietro sulla sedia, facendo perno sulle gambe posteriori. Da mattacchioni, pensammo bene di piegare verso l’interno della sedia le due gambe posteriori, con il risultato che al primo dondolio, il professore finì per schiantarsi fragorosamente contro la lavagna a muro.

Incollare i gessetti alla cattedra. Il gessetto, si sa, ha un peso irrisorio, per cui non bisogna esercitare alcuna forza per prenderlo dalla cattedra. Noi, per rendere l’esercizio un po’ più complicato, incollavamo il gessetto alla cattedra e aspettavamo. L’effetto era esilarante: il professore prende il gessetto che non si muove, esercita un po’ più di forza ma il gessetto non ne vuole sapere, rimane clamorosamente incollato alla cattedra. A questo punto il professore, fra l’irritato e il sorpreso, esercita una forza ancora maggiore con il risultato, molte volte, di sbriciolare il gessetto.

Polverizzare il gessetto. Un nostro docente usava i pennarelli, ma era un tipo distratto. Inscenando turbolenza davanti alla cattedra, ci impossessavamo dei suoi pennarelli, riempivamo il tappo con la polvere del gessetto, richiudevamo i pennarelli che posavamo nuovamente sulla cattedra. Risultato, pennarello secco e inutilizzabile.

Portare petardi in classe. Un mio compagno di classe era uno juventino sfegatato che, a domeniche alterne, andava allo stadio (quando la Juve giocava in casa) ,partendo per Torino il sabato pomeriggio al termine delle lezioni. Fin qui nessun problema, se non il fatto che il mio compagno arrivasse il sabato mattina già con abbigliamento e attrezzature da stadio. L’abbigliamento consisteva in anfibi, jeans, maglia ufficiale della Juventus (con numero 9 sulle spalle) e sciarpa della Juventus.
Il tutto indossato con molta eleganza, devo dire, durante le 5 ore di lezione.
L’attrezzatura invece era da battaglia; due sacche gigantesche con all’interno una serie di petardi di dimensioni preoccupanti, che se per puro caso fossero scoppiati in aula avrebbero provocato una strage.
Questa divertente sceneggiata è durata tutti e cinque gli anni delle superiori, per l’intero anno scolastico.

P.S. Solo per i maturandi: presentarsi alla prova orale con atteggiamento provocatorio. L’esame orale lo dovetti sostenere i primi di Luglio; ero già partito per il mare con i miei e fui costretto a tornare.
La mattina dell’esame mi presentai in tenuta quasi da spiaggia (pantaloncini, maglietta e scarpe da ginnastica rosse), con sacca al seguito e orario dei treni in mano, che appoggiai in maniera disinvolta sulla cattedra quando venni chiamato dalla commissione.
Sostenni l’esame senza problemi, quasi una formalità, e alla fine salutai la commissione.
Recuperai la sacca, che avevo appoggiato a terra vicino a me e uscii dall’aula. Ero quasi fuori da scuola quando mi accorsi di aver dimenticato l’orario dei treni.
Corsi come un ossesso a recuperarlo, entrando in classe e scusandomi con la commissione, che intanto stava già interrogando un mio compagno, dicendo loro:
Scusate, ho dimenticato l’orario dei treni, devo partire per il mare
Lo presi, saluti nuovamente tutti e uscii dalla scuola. Ecco, forse questa mia ultima sortita influì sulla decisione della commissione riguardo la mia votazione.

Buon anno scolastico a tutti. Senza se e senza mah…

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