Silenzio

di Cristina Arduini

Un poliziotto con in mano una torcia si arrampica faticosamente su macerie di quella che una volta era una casa. Nessuno parla ed il silenzio è assordante. La luce della torcia si sposta rapidamente intorno ed il silenzio è sempre profondo. Non si sente nulla, niente di niente. Lo stesso agente, probabilmente in stato di shock, sembra quasi non credere a quello che vede e avanza, sperando, forse, di sentire almeno un grido di aiuto.

Un pompiere seduto, a capo chino, con le braccia appoggiate sulle gambe, stremato dalla stanchezza, si riposa un attimo. Ma probabilmente la sua mente sta già pensando a come si potrebbe fare per continuare a cercare di salvare altre vite.

Una bambina, appena estratta dalle macerie, miracolosamente illesa, in braccio al pompiere che con una tenerezza infinita la avvolge tra le sue braccia e la porta in salvo.

Un ragazzo che, con zaino in spalla, cammina velocemente nella strada tra le case distrutte, simbolo della vita che riprende. Magari va a lavorare sulla costa.

Alle ore 3.36 del 24 agosto 2016 la terra ha tremato per 142 lunghissimi secondi in modo però molto più violento di altre volte e ha ricordato a noi, che ci avvolgiamo nelle nostre inutili certezze quotidiane, che siamo fragili, fragilissimi.

E che viviamo su una penisola che testardamente va altrove e non vuole stare dove si trova, tranquilla.

E quindi neanche noi possiamo farlo, il corredo culturale antisismico dovrà diventare parte integrante del nostro quotidiano.

Silenzio.

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