Il paradosso del VOTO

di Gianmarco Cravero

…..i temporali, in montagna, hanno una potenza incredibile, selvaggia direi, se parlassi di qualcosa di umano, tangibile, vivo, diciamo, ma sono sicuro di non riuscire comunque a spiegare quello che vedo e su cui rifletto. Persino parlare di tuoni e lampi è minimizzare ciò di cui sono testimone. In realtà, poi, guardando ipnotizzato gli scrosci d’acqua senza fine, la corsa delle nuvole che, letteralmente, si scontrano sospese sulla valle, scoprendo a tratti le vette poderose dei monti, non è esattamente la vista che seguo, quanto piuttosto i pensieri che, passando oltre la tempesta e l’orizzonte lontano, mi feriscono la mente. Sì, caro Asilo, oggi gira proprio così, e vorrei proprio che tu lo fossi davvero, un “asilo”, un arimortis, ma non si può! E non si può perché, così come siamo impotenti nei confronti della natura, altrettanto lo siamo nei confronti dell’umana, stupida crudeltà e dei paradossi che condizionano la nostra vita, mettendo a nudo i tortuosi sentieri in cui si nascondono gli inganni dei mondi della politica, dell’economia, del costume…

Venghino, venghino a cominciare, quindi, siore e siori, ed a scoprire come può una minoranza comandare su una maggioranza:

“Il paradosso del voto è diventato il più famoso e il più discusso nell’ambito delle scelte sociali. Taluni commentatori sono rimasti molto colpiti dall’idea che un candidato non desiderato possa essere imposto ai cittadini di una democrazia, proprio a causa del paradosso del voto”.

Non è ciò che sta accadendo ora negli USA?

Ancora: “l’essenza del paradosso consiste in questo: non vi è alcun modo sicuro di trasformare le preferenze individuali in preferenze sociali […] ad esempio: una società spende molto più denaro in armamenti che per l’educazione dei giovani, tuttavia, se si interrogassero gli individui della stessa società, una larga maggioranza esprimerebbe sicuramente la preferenza opposta…”.

Questo viene descritto da Nicholas Falletta ne : il libro dei paradossi, edito da Longanesi & C. nel 2003.

Ma racconta anche altro che, inevitabilmente, riguarda i nostri giorni, ed è inevitabile perché, a quanto pare, a giudizio di stimatissimi studiosi ed alcuni premi Nobel (per parlare solo di tempi recenti), la democrazia perfetta non esiste. Vediamo:

“Ad esempio, è del tutto possibile che, in una competizione con quattro candidati, la percentuale dei suffragi si distribuisca in modo tale che un candidato di minoranza vinca le elezioni. Supponiamo una competizione in cui due candidati liberali ottengano entrambi il 29% dei voti, il moderato il 12% e il conservatore il 30% (sigle fittizie per restare neutrali). Sarebbe difficile sostenere che, in tale situazione, la maggioranza sia riuscita ad imporsi, infatti il 70% della gente ha votato per candidati diversi dal vincitore”.

Ora, non voglio farla lunga, anche perché dovrei trascrivere grafici e tabelle, che fotografano e spiegano, con grande chiarezza, l’assillo che sta vivendo la nostra politica in questo periodo: il ballottaggio finale fra i due candidati più votati, per le proprietà transitive del voto, rappresenta o no la volontà della maggioranza dei votanti? Beh, si direbbe certamente sì, dopo tutto il 51% è la maggioranza. Ma si osservi che, sempre per le proprietà transitive (spostamento del voto al secondo turno), non è proprio così e si spiega anche la dilagante disaffezione al voto. Infatti, tornando ai tre schieramenti di cui sopra, sappiamo come si distribuiscono le preferenze degli elettori:

  • i liberali preferiscono il candidato liberale a quello moderato e il moderato al conservatore
  • i conservatori preferiscono il conservatore al moderato e il moderato al liberale
  • i moderati sono divisi nelle loro preferenze: la gran parte preferisce il moderato al liberale e il liberale al conservatore, il restante degli elettori moderati preferisce il candidato moderato al conservatore e il conservatore al liberale

Sinteticamente, si può affermare che è molto dubbio che la volontà della maggioranza sia così effettivamente espressa.

Ci furono molte discussioni fra matematici e logici nel diciannovesimo secolo e la riproposizione del paradosso negli anni ‘40 da parte di un economista canadese le riaccese, ma fu un economista americano, premio Nobel nel 1972, Kenneth Arrow, a esporre cinque condizioni fondamentali ed essenziali per ogni democrazia:

  1. il meccanismo decisionale deve dare origine a un’unica scala di preferenze
  2. la società dovrebbe essere sensibile alle preferenze dei propri membri
  3. la scelta sociale tra due alternative si fonda sulle scelte dei membri della società tra quelle due alternative (e non su scelte tra altre alternative)
  4. la procedura decisionale non dovrebbe ammettere preconcetti
  5. non sono ammissibili pregiudizi individuali

Arrow ha dimostrato che un sistema elettorale perfettamente democratico (un sistema, cioè, nel quale si imponga sempre la scelta della maggioranza) risulta impossibile, violando anche solo una delle cinque condizione di base.

L’apice lo si raggiunge poi quando questo paradosso s’incontra e si fonda con il paradosso della stupidità.

Eh sì, il tempaccio porta a rinchiudersi in casa e leggere, ad esempio, in questo caso, l’articolo di Giuliano Aluffi per il Venerdì di Repubblica che recensisce splendidamente il libro THE STUPIDITY PARADOX, di Mats Alvesson e Andrè Spicer, esperti di management, ovvero: il paradosso della stupidità funzionale obbligatoria, che affossa le aziende, ed i partiti, aggiungo io, calzando a puntino alla ditta, come a volte si dice di un certo partito.

In cosa consiste? Facile: la stupidità funzionale è quella che certi dirigenti tendono ad inculcare nella cultura aziendale (e nella ditta), pur di non avere obiezioni od intoppi. Sul breve termine, spegnere il cervello ed eseguire ciò che dicono i superiori funziona, perché rende i dipendenti più efficienti. Ma sul medio-lungo termine mina la reattività delle aziende (e quel certo partito-ditta) alle mutazioni della società portandole al disastro.

Uno dei casi simbolo è stata la disfatta di quella che, solo un decennio fa, era una delle aziende più importanti ed avanzate del mondo:

“I quadri erano molto restii a dare cattive notizie, perché ciò li avrebbe potuto porre in cattiva luce. I dipendenti si astenevano dal porre domande critiche, sapendo che bisognava riportare ai superiori soltanto i successi. Come risultato i dirigenti, che tendevano a sostituire i collaboratori critici con gli ottimisti, si fecero inebriare da questo afflusso costante di buone notizie esagerando le aspettative”.

.E così Nokia perse competitività, e dovette cedere il proprio controllo!

E così cala a puntino, mentre i tuoni rotolano, i lampi squarciano ed illuminano, la pioggia scroscia e gli uccellini saltellano fra le foglie dell’alberone, un famoso studioso italiano:

Carlo Cipolla, studioso e storico specializzato in storia economica che approfondì il tema della stupidità umana formulando la teoria della stupidità, pubblicata nel 1988 in Allegro ma non troppo da Il Mulino.

allegro ma non troppoEssa vede gli stupidi come un gruppo di gran lunga più potente delle maggiori organizzazioni, come le mafie o le lobby industriali, non organizzato, senza ordinamento, vertici o statuto, ma che riesce ad operare con incredibile efficacia.

Le cinque leggi fondamentali della stupidità:

  • Prima Legge Fondamentale: sempre ed inevitabilmente ognuno di noi sottovaluta il numero di individui stupidi in circolazione.
  • Seconda Legge Fondamentale: la probabilità che una certa persona sia stupida è indipendente da qualsiasi altra caratteristica della persona stessa.
  • Terza (ed aurea) Legge Fondamentale: una persona stupida è una persona che causa un danno ad un’altra persona o gruppo di persone senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per sé o, addirittura, subendo una perdita.
  • Quarta Legge Fondamentale: le persone non stupide sottovalutano sempre il potenziale nocivo delle persone stupide. In particolare i non stupidi dimenticano costantemente che in qualsiasi momento e luogo, ed in qualunque circostanza, trattare e/o associarsi con individui stupidi si dimostra infallibilmente un costosissimo errore.
  • Quinta Legge Fondamentale: la persona stupida è il tipo di persona più pericolosa che esista.
  • Corollario: Lo stupido è più pericoloso del bandito.

Come si vede dalla terza legge, Cipolla individua due fattori da considerare per indagare il comportamento umano:

  • Danni o vantaggi che l’individuo procura a se stesso.
  • Danni o vantaggi che l’individuo procura agli altri.

Creando un grafico col primo fattore sull’asse delle ascisse e il secondo sull’asse delle ordinate si ottengono, quindi, quattro gruppi di persone:

  • Intelligenti (in alto a destra): fanno il proprio vantaggio e quello degli altri.
  • Sprovveduti (in alto a sinistra): danneggiano se stessi e avvantaggiano gli altri.
  • Stupidi (in basso a sinistra): danneggiano gli altri e se stessi.
  • Banditi (in basso a destra): danneggiano gli altri per trarne vantaggio.

grafico allegro ma...jpegShakespeare diceva in Come vi piace: il saggio sa di essere stupido, è lo stupido invece che crede di essere saggio.

Interessante notare che gli argomenti descritti da Cipolla entravano normalmente nei cicli di studio tenuti presso la Scuola di Formazione della Cgil di Milano.

Per concludere, ci sarebbe anche il paradosso del principio di Peter:

con il tempo, ogni posizione lavorativa tende ad essere occupata da qualcuno che non ha la competenza adatta ai compiti che deve svolgere”.

E non riesco proprio a fare a meno di scoppiare a ridere, mentre in alto alcuni scampoli di cielo azzurro cominciano ad apparire fra i nuvoloni che corrono.

Se, oggi, tornano in evidenza concetti umanisti analizzati negli anni ‘80, un motivo ci dovrà pur essere.

Sì, stiamo vivendo in una società, amplissima società, che continua a scivolare stupidamente, delittuosamente e colpevolmente in basso, senza riuscire, democraticamente, e, quindi, con una vera maggioranza, a fermare il declino.

Penso quindi, caro Asilo, e fa male, alla mia stupida gioventù in cui sostenevo, credendoci, che il PCI cambierà questa sporca società ed alla mia altrettanto stupida anzianità, che mi spinge, in continuazione, a cercare le ceneri di quel passato chissà dove e chissà con chi.

Penso anche, e fa bene, che le sagge utopie fatichino a morire e, quindi, stretta la foglia e larga la via, vado a raccogliere sul balcone il mio fido smartphone che ho utilizzato per riprendere in time laps lo svolgersi del violento temporale e vado a rivedermelo con calma, per sopire così i miei pensieri, e…domani è un altro giorno (dal film Via col vento)!

Riprenderò, così, finalmente la costruzione di quel modellino di idrovolante che, da almeno un paio d’anni, non riesco a portare avanti, forse in speranzosa attesa che mia moglie investa una piccola tangente pur di togliere di mezzo un inutile, costoso e polveroso aggeggio.

Ciao Asilo, grazie per avermi ascoltato e a riscriverci presto. Il tuo affezionato Semedimela.

idrovolante modellino

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