5 domande per Claudio SASSO

di Lucia Giorgianni

Neo-consigliere del Movimento 5 stelle al Municipio 9, Claudio Sasso è nato 35 anni fa a Modica, in provincia di Ragusa, e vive a Milano dall’età di 18 anni. Oltre ad aver collaborato con diverse associazioni sociali, è co-fondatore di un’Associazione Culturale che promuove la cultura nelle periferie. Dal 2009, anno di fondazione del Movimento, collabora con diversi attivisti per portare nelle istituzioni le istanze dei cittadini. Nel suo blog, dal titolo Diario di una democrazia scomparsa, invita ad “una riflessione per pensare diversamente”. In questa intervista, scopriamo alcuni punti importanti del suo pensiero, in particolare quelli riguardanti il quartiere Isola.

  1. Il centrodestra ha vinto nel Municipio 9, dopo dieci anni di governo del centrosinistra. Una trasformazione importante e delicata: come pensa Claudio Sasso di guardare all’opposizione?

Se il centrosinistra ha perso nel Municipio 9, è evidente che, negli ultimi 5 anni, ha disatteso molte aspettative della cittadinanza; il nostro modo di fare opposizione non consiste nell’appoggiare questo o quel partito; il nostro impegno è per la comunità, per i cittadini. Le buone idee, se sono partecipate dalla cittadinanza, non sono idee di destra o di sinistra, sono idee buone, perché puntano a ciò che il pubblico ritiene un bene.  Cercheremo, nei prossimi 5 anni, di rimettere alla ribalta l’attenzione verso le periferie, di cui spesso gli amministratori tendono a dimenticarsi.

  1. Quali i temi fondamentali su cui si impegnerà e quali quelli più specifici del quartiere Isola?

I temi fondamentali su cui abbiamo battuto maggiormente in campagna elettorale sono: la tutela e lo sviluppo dell’economia locale di quartiere, ovvero tutte le attività che sostengono il tenore di vita dei nostri cittadini, quindi le piccole attività commerciali, le quali promuovono anche la sicurezza di prossimità; coltivare un pensiero “green”, per la tutela della salute dei cittadini e del territorio; ripensare la mobilità di quartiere come uno strumento di utilità al cittadino e non come una piaga che affligge costantemente ognuno di noi.

I temi specifici dell’Isola sono: il sovraffollamento del mercato e il mancato rispetto delle norme di sicurezza, la mancanza del verde, di spazi di aggregazione sociale e pratica dello sport; la Casa della Memoria è un luogo da pubblicizzare e rilanciare, bisogna renderla maggiormente fruibile e vissuta sia dalla popolazione che dai turisti.

  1. Ci sono grosse questioni in sospeso come la biblioteca degli alberi, il cavalcavia Bussa e l’edificio cosiddetto “rasoio”. Cosa pensa che succederà?

La Biblioteca degli Alberi la attendiamo dal 2012, stiamo ancora aspettando che il Comune faccia qualcosa e solleciteremo la giunta per la realizzazione quanto prima.

Il cavalcavia Bussa è uno dei pochi collegamenti dell’Isola con la città, quindi chiuderlo significherebbe chiudere un accesso del quartiere: adesso è un orribile parcheggio a usufrutto di chi vive la Movida notturna, ristrutturarlo è un bene; il progetto a vederlo non è nulla di speciale, ma c’è di buono che è stato partecipato da qualche comitato di cittadini, quindi ha una sua valenza.

Il Rasoio invece è un ecomostro di cui non abbiamo bisogno, andrebbe abbattuto e ripiantumata l’area; se proprio dovesse rimanere in piedi, buona parte di esso potrebbe essere dedicata a parcheggio, e altra parte a spazi di aggregazione, palestre, luoghi culturali e servizi civici.  Ma, anche in questo, vorremmo che a decidere sia la popolazione che maggiormente fruisce quei luoghi, perché vi abita, vi lavora o vi si reca frequentemente. I detentori dei grossi capitali hanno già deciso parecchio per questa città.

  1. La rigenerazione urbana all’Isola ha creato una sorta di cesura della zona, divenuta trendy e costosissima, con i quartieri adiacenti (Affori, Niguarda, Bruzzano, Bicocca, Bovisa…) dove il degrado persiste. Cosa pensa di questo fenomeno?

La rigenerazione urbana all’Isola non è stata fatta, è stato costruito intorno un complesso di grattacieli, ma non è rigenerazione, questa è un’altra cosa; quella che è stata fatta si chiama trasformazione urbana: buttare giù una cosa e tirarne su un’altra; un quartiere popolare è divenuto un parco divertimenti per adulti, molto bello, ma che attualmente poco si integra col resto della città, in particolare con le periferie poco distanti. Per integrazione non mi riferisco a dei parametri estetici o storico paesaggistici, ma ad un’integrazione culturale in cui i cittadini fruiscano i luoghi non solo come centri di consumo commerciale, ma come luoghi di interesse in cui vivere esperienze diverse e diversi livelli di partecipazione.

Rigenerazione per noi significa: utilizzare ciò che è stato già costruito, riducendo al minimo le nuove costruzioni, avere l’impatto migliore sui quartieri con la minore cementificazione, coinvolgere i residenti in una diversa fruizione dei luoghi: laboratori, artisti di strada, botteghe artigiane, imprenditoria giovanile.

E’ ovvio che prima l’esplosione dei locali notturni, poi i nuovi grattacieli di Porta Nuova hanno fatto diventare il quartiere trendy, ma chiediamoci quale siano stati gli effettivi benefici al quartiere, all’economia locale e alla qualità della vita dei cittadini; qual è stato l’impatto?  Esiste tuttora una certa disparità tra periferie e centro: alcune vie sono molto curate e in altre vicine rimane il degrado; l’Isola potrebbe essere l’anello di congiunzione tra centro e periferia, ma è una funzione che non può essere lasciata al caso, va pensata, studiata e partecipata. 

  1. Si parla spesso della necessità di un periodo di rodaggio per i nuovi amministratori: come spiegarlo ai cittadini che si aspettano un nuovo interlocutore più vicino alle esigenze territoriali e più immediatamente operativo? in quest’ottica, come pensa si possa promuovere la sensibilizzazione e la partecipazione attiva dei residenti?

Vogliamo aprire il Municipio e il Comune ai cittadini con un rapporto diretto, facendo uscire informazioni e ricevendo segnalazioni, richieste e proposte, in cui al centro ci siano i bisogni comuni.

La partecipazione attiva dei cittadini è l’energia primaria del MoVimento 5 Stelle, che è nato, appunto, per rendere partecipi coloro che per vari motivi non hanno mai preso parte alle decisioni riguardanti la loro città e il loro Paese; ci impegneremo per ridurre al minimo questo gap. Speriamo di riscontrare quanto più interesse possibile dalla cittadinanza.

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