Il SEVESO e Milano

di Cristina Arduini

Un giugno 2016 così poco estivo, con temporali e scrosci d’acqua continui non consente di dimenticarci del Seveso. E non solo: anche del Lambro, Olona e di tutto il sistema delle acque milanesi. Che, parliamoci chiaro, sono incolpevoli; anzi, il loro compito lo svolgono benissimo, scorrono nell’alveo che noi gli abbiamo “concesso”, raccolgono gli scarichi di acque industriali e civili che gentilmente gli regaliamo e qualche volta, però, si innervosiscono e vengono a trovarci nelle nostre case cercando di richiamare la nostra attenzione su come li stiamo trattando.

L’umanità ha sempre vissuto vicino all’acqua ed ha sempre cercato di adattarla alle sue necessità: Milano e la sua area sono un ottimo esempio. Confrontando carte storiche e antichi progetti, sappiamo che abbiamo deviato torrenti e fiumi fin dal tempo dei Romani e soprattutto nell’area milanese dove un intrico di fiumi, torrenti e canali in parte tombinati convive con un’intensa e a tratti selvaggia urbanizzazione.

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Nella figura soprastante si vede l’intrico dei corsi d’acqua della Lombardia con al centro Milano. Il corso d’acqua che sembra sparisca all’entrata di Milano è proprio il Seveso.

COS’E’ IL SEVESO?

E’ uno dei tanti torrenti, perché tale è dal punto di vista fisico, che entrano in Milano, nasce in zona amena nella parte sud del Parco della Spina Verde, in provincia di Como, e la cui fonte è stata monumentalizzata negli anni ’90 del secolo scorso dall’Associazione Alpini Sezione di Cavallasca e dall’Associazione Amici di Cavallasca che ne curano la costante manutenzione.

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Sorgenti del Seveso: foto dal sito Parco della Spina Verde

Il Seveso scorre nel proprio alveo fino a Milano Niguarda, a cielo aperto per circa 50 km, poi, dopo un primo tratto tombinato, entra nel Naviglio Martesana, fino a che le sue acque entrano nel canale Redefossi, ed infine nel Lambro Settentrionale.

Il torrente Seveso appartiene all’ambito idrografico Lambro-Olona, che è notoriamente un caso unico nel bacino del Po. Infatti, tutti i corsi d’acqua di questo bacino presentano una struttura consolidata con capacità di deflusso progressivamente inferiore da monte verso valle. Questi corsi d’acqua, convergendo sulla zona urbana di Milano e dell’hinterland, trovano alvei che per diversi chilometri (10-15) hanno capacità di smaltimento e tempi di ritorno insufficienti, soprattutto nei momenti di piena.

Sono numerosi i comuni che attraversa prima di arrivare al territorio della città di Milano e parecchi di loro hanno sottoscritto negli anni il Contratto di Fiume, strumento  di  programmazione negoziata, correlato ai processi di pianificazione strategica per la riqualificazione dei bacini fluviali, ossia un percorso che vede un concreto coinvolgimento e una sostanziale condivisione da parte di tutti gli attori, presenti sul territorio: dai cittadini alle istituzioni passando per le associazioni di categoria.

Il torrente Seveso, trasformato in fiume a seguito delle immissioni di varia natura che sono presenti tutto l’anno, ha solo nella parte iniziale, montuosa e collinare, il suo percorso in un alveo naturale mentre in pianura, proprio dove l’acqua in caso di notevoli portate avrebbe bisogno di poter esondare in aree limitrofe, scorre in un alveo artificiale, con sezione piuttosto ristretta, non adeguato alle portate di piena. A causa, quindi, dell’intensa urbanizzazione dell’area a nord di Milano, senza soluzione di continuità e la conseguente impermeabilizzazione del suolo, si è determinato un forte aumento dei volumi di piena e criticità dei sistemi di drenaggio urbano durante le precipitazioni.

Stando poi ai rapporti del Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) l’area milanese subirà una tropicalizzazione delle piogge, brevi ma molto intense e pertanto si dovrà ritornare ad occuparsi di gestione della risorsa acqua in maniera seria e responsabile con la partecipazione e soprattutto la consapevolezza di tutti.

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Cartina tratta dal sito Milano città d’acqua

PERCHE’ SIAMO IN QUESTA SITUAZIONE?

Immaginate un magnifico bosco di querce che ricopriva tutta la Pianura Padana e ontani neri nelle aree paludose della futura Milano e area metropolitana, dove la falda sotterranea per la particolare conformazione del terreno, affiora. Ora guardatevi in giro: territorio intensamente antropizzato con una urbanizzazione molto invasiva senza tener conto delle esigenze dell’ambiente. Da un rapporto della Regione Lombardia, uno dei tanti sulla sistemazione idraulica dell’area lombarda, si evince che il torrente Seveso ha forti limitazioni di deflusso che derivano da una consolidata conformazione d’alveo che si è sviluppata nel tempo e che è l’insieme di vincoli posti dalla ridotta dimensione dell’alveo, dalla successione ininterrotta di ponti e della discontinuità del sistema difensivo nell’attraversamento delle zone urbanizzate. Questa conformazione del percorso in pianura contribuisce alla formazione di rigurgiti ed esondazioni durante eventi di piena anche di non rilevante entità e a causa dell’urbanizzazione del territorio.

Lungo il percorso, poi, esistono numerosi manufatti di attraversamento e di un sistema difensivo spondale discontinuo e cresciuto, senza un criterio guida omogeneo, come conseguenza dei limiti imposti dalle urbanizzazioni e non dalla logica di una gestione consapevole del territorio.

Sempre nella parte di pianura, quando attraversa i comuni immediatamente a nord di Milano, il torrente Seveso si è trovato ad essere punto di recapito delle reti di deflusso urbano. Le acque meteoriche, raccolte dai sistemi fognari, raggiungono il corso d’acqua molto più velocemente che nei bacini naturali, incrementando i picchi di piena e le conseguenti esondazioni.

Ritornando al nostro bosco iniziale, per chiarire meglio il concetto fondamentale, il terreno assorbirebbe milioni di litri di acqua e mitigherebbe anche le esondazioni. Invece un’area urbanizzata e, di conseguenza, impermeabilizzata convoglia le acque in fognatura che scarica a sua volta nel fiume vicino. Tutto ciò riempirà più velocemente il fiume, nella fattispecie il Seveso, che strariperà prima.

E a questo punto le amministrazioni comunali che nei decenni passati hanno consentito l’impermeabilizzazione del territorio dovranno farsi carico, insieme agli altri Enti preposti, di governare la situazione e di rispettare i principi dell’invarianza idraulica, ovvero farsi carico del drenaggio che non avviene in modo naturale.

Solo recentemente è stata approvata una legge che limita il consumo di suolo in Lombardia che regola le nuove costruzioni, ma, ovviamente, per l’esistente si può intervenire solo su scarichi abusivi e manutenzione dei manufatti, regolando a monte il deflusso delle acque.

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IL SEVESO E MILANO

Il Seveso, che già i Romani avevano deviato in città per utilizzarlo, entra in Milano in via Ornato e scorre per 9 km tombinato, prima di confluire nel Naviglio Martesana, in via Carissimi. Le acque di Seveso e Martesana giungevano, come ora, al nodo idraulico del Ponte delle Gabelle che si trova all’incrocio tra Via Melchiorre Gioia e Viale Monte Santo. Prima della soppressione della Fossa Interna, le portate di tempo asciutto dei due corsi d’acqua citati proseguivano lungo la via San Marco fino a raggiungere in Via Fatebenefratelli la cerchia dei Navigli, mentre le portate di piena in tempo di pioggia, venivano scaricate nel Cavo Redefossi. Oggi tutte le acque della Martesana e del Seveso, sia in regime di magra che in regime di piena confluiscono nel Cavo RedefossiQualsiasi intervento si voglia fare, compresa la riapertura dei Navigli, deve tenere conto del fatto che il tratto ‘tombinato’ della Martesana e del Redefossi, quando piove intensamente, molto frequentemente, sono soggetti a piene consistenti, provenienti dai territori fortemente urbanizzati del bacino del Seveso a nord di Milano, tali da determinare il loro funzionamento in pressione. In queste situazioni, si determina un rigurgito delle portate verso monte, che poi determina le esondazioni del Seveso a Niguarda.

Come è noto, il cavo Redefossi non può avere portate superiori a 40 metri cubi al secondo e, pertanto, la separazione delle acque della Martesana dalle acque del Seveso, è il primo nodo da risolvere per un eventuale intervento di rimessa a punto del sistema acqua a Milano. Sarebbe un’operazione possibile, costosa, perché in corrispondenza del Ponte delle Gabelle, all’incrocio tra via Melchiorre Gioia e Viale Monte Santo, si potrebbe ricostituire la continuità tra la Martesana e il canale di Via San Marco e, successivamente, rialimentare la Fossa Interna, che interessa nell’eventuale riapertura dei Navigli.

Altro fattore da tenere in conto, nel complesso meccanismo di recupero, è che il venire meno della continuità idraulica tra la Martesana e la Darsena, ha praticamente azzerato l’alimentazione della Roggia Vettabbia, il fiume storico di Milano, che da sempre irriga quasi 5000 ettari a sud di Milano, tra Milano e Melegnano e che, a seguito di questa operazione, è stata totalmente impoverita d’acqua. Rammento che la Vettabbia, per anni, è stata alimentata da acque di fognature di Milano e, solo alla fine degli anni ’90, a seguito di grossi interventi e con la realizzazione dell’impianto di Nosedo, il suo ramo di valle è stato rialimentato da acque depurate, ovvero acque di fognatura depurate in forma molto spinta, per rispettare i limiti molto restrittivi che ne consentono il riuso irriguo. Nella parte settentrionale, il ramo alto della Roggia Vettabbia è stato invece alimentato con circa 30 pozzi di prima falda, che sono stati realizzati per contenere la risalita della falda.

Il ripristino della Fossa Interna, previa analisi dettagliata dello stato di conservazione della stessa, non riguarda quindi soltanto la questione della continuità del Naviglio, ma anche l’opportunità di ripristinare almeno la continuità idraulica del reticolo idrografico preesistente, come peraltro prospettato nel recente aggiornamento (2014) del Piano d’Ambito del Servizio Idrico Integrato della Città di Milano.

COSA SI PUO’ FARE?

Per fare, bisogna conoscere. Per conoscere, dobbiamo fare analisi approfondite del territorio, monitorare le acque sotterranee, l’idrografia in dettaglio, le portate dei fiumi, torrenti, censire gli scarichi e sanzionare le situazioni illegali. Negli anni passati, moltissimo è stato fatto come reti di monitoraggio, raccolta dati ed informazioni, progetti di recupero, istituzione di parchi, ecc che fanno capo a vari Enti, volenterose associazioni di cittadini, Comuni. Ma manca una regia comune, anche se il Contratto di Fiume, inventato proprio tempo fa in Lombardia e la struttura di missione denominata Italia Sicura, messa in piedi dall’attuale Governo, sono dei primi timidi passi verso una gestione integrata della risorsa idrica.

Si sa quali sono i punti di debolezza del sistema acque dell’area metropolitana milanese: la continuità idraulica tra nord e sud Milano non è completa. Quando era presente la Fossa interna, esisteva una continuità tra il Seveso e la Martesana e la Darsena.  Va ricordato ancora che qualsiasi intervento si abbia in mente di fare deve tener conto di tutti i fattori in quanto la rete idraulica è interconnessa molto strettamente. Basti pensare che sotto Milano sono presenti centinaia di km di corsi d’acqua e di fognatura.

 Le soluzioni prospettate di vasche di laminazione sia a Senago che nel Parco Nord sono una parte della soluzione e vanno assolutamente realizzate per ovviare alla situazione di emergenza che si protrae da anni e che, a fronte del cambiamento delle piogge in atto, peggiorerà per l’aumento previsto di eventi estremi. Attraverso strumenti di pianificazione, come il Contratto di Fiume, si deve lavorare per aumentare la consapevolezza dei cittadini e delle imprese sulla gestione del territorio e di conseguenza ridurre l’illegalità e la cattiva gestione degli scarichi. L’altra parte di soluzione è di effettuare interventi di ripristino di continuità idraulica in Milano ed altrove ove necessario.

Sono tutte soluzioni costose e che non piacciono a nessuno, ma necessarie e può essere che siano invasive ma, come sapete, curare è molto più difficile che prevenire.

L’atteggiamento migliore per affrontare questa sfida, come altre che si presenteranno, sarà quello di essere disponibili ad ascoltare e trovare accordi tra cittadini, imprese ed istituzioni. I muri servono solo a dividere e a creare problemi non a risolverli e impariamo, come italiani, a fidarci di chi ne sa più di noi.

Difficile in un paese, come disse a suo tempo Arrigo Sacchi, dove esistono 30 milioni di espertissimi allenatori di calcio, ma non impossibile con un po’ di umiltà.

Il presente articolo è stato scritto intervistando l’Ing. Maurizio Brown ex Direttore del Settore Fognature di MM, gestore del servizio idrico milanese e fine conoscitore dell’intrico delle acque e il Dott. Geol. Guido Rosti, componente consiglio di amministrazione dell’Associazione Amici dei Navigli ed ex Direttore Ambiente sia della Provincia di Milano che del Comune di Milano. Si ringrazia inoltre per la collaborazione fornita il Dott. Andrea Zelioli del Comune di Milano, già direttore di ATO Città di Milano.

Per approfondire:

  • http://progettoseveso.it/ : spiega in dettaglio il progetto di contenimento delle piene del Seveso predisposto dall’ Agenzia Interregionale del Fiume Po ( AIPO) Con quattro leggi approvate dai Consigli Regionali di Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, Veneto, è stata istituita, dal 2003, l’Agenzia Interregionale per il fiume Po – AIPo, ente strumentale delle quattro Regioni, che raccoglie l’eredità del disciolto Magistrato per il Po (istituito nel 1956) e cura la gestione del reticolo idrografico principale del maggiore bacino idrografico italiano, occupandosi, essenzialmente, di sicurezza idraulica, di demanio idrico e di navigazione fluviale.
  • http://www.amicideinavigli.it/ : L’Istituto per i Navigli | Associazione Amici dei Navigliè un’associazione culturale, senza fini di lucro, che si occupa del recupero e della valorizzazione delle vie d’acqua interne, con particolare riferimento al sistema dei Navigli, considerato patrimonio collettivo di inestimabile valore.
  • http://www.milanocittadacque.it/ : sito del Dott. Guido Rosti dell’Associazione Amici dei Navigli ed ex dirigente dell’Ambiente sia della Provincia di Milano che del Comune di Milano.
  • http://www.contrattidifiume.it/it-it/home/contratti_di_fiume/seveso: dedicato al contratto di fiume del Seveso, sottoscritto nel 2006, e utile per conoscere lo stato di avanzamento dei lavori di riqualificazione del fiume stesso
  • http://www.comune.milano.it/wps/portal/ist/it/servizi/territorio/riapertura_dei_navigli:

sul sito del Comune di Milano lo studio di fattibilità della riapertura dei Navigli. Consiglio di leggere il capitolo IX – Idraulica, scaricabile a questo link:

http://www.comune.milano.it/wps/portal/ist/it/servizi/territorio/Riapertura_dei_Navigli/PrefattibilitaIdraulica_Navigli

pagine del sito regionale con l’aggiornamento dei lavori sulle vasche di laminazione esistenti in Lombardia tra cui anche quelle per il Seveso.