Beppe Sala all’Asilo

Foto tratta da: http://www.tgcom24.mediaset.it/politica/foto/beppe-sala-a-pranzo-con-i-bambini-di-un-asilo_3002660-2016.shtml

di Giordano Di Fiore

Beppe Sala, nel suo primo giorno da sindaco, ha pranzato presso la mensa di un asilo. Per noi, che di Asilo ne abbiamo fatto il nome proprio, è una bella notizia. Senz’altro evocativa: i bambini sono una grande fonte di ispirazione, per la loro spontaneità. E sono, chi più, chi meno, molto meno liberi dai condizionamenti di noi adulti.

Personalmente, come molti altri del resto, non ho vibrato di grande passione per il neo-sindaco (scrissi questo articolo, in tempi non sospetti). Ha condotto una campagna elettorale non particolarmente brillante, ha vinto di un soffio sullo sfidante, che in poco tempo è riuscito a resuscitare un centrodestra ai limiti della putrefazione, portandolo ad un risultato inaspettato. L’astensionismo è stato un elemento fortemente caratterizzante di queste amministrative, sono – con grande rammarico – stati persi molti municipi, e, probabilmente, la paura di trovarsi De Corato o La Russa è riuscita a controbilanciare l’iniziale sponsorizzazione renziana, vero boomerang della campagna elettorale.

https://riccardodecorato.com/2016/04/10/comunali-de-corato-con-parisi-al-giambellino-case-popolari-prima-agli-italiani/

Detto questo, mi scuso con gli elettori di segno opposto, ABBIAMO VINTO. Ma non è questa la notizia: torniamo al nostro Asilo. Si parla spesso di programmi, molto meno di sogni. Dunque, come vorremmo che fosse la Milano dei prossimi 5 anni? Mi piacerebbe chiederlo a tutti. Comincio io. Si è tanto parlato di periferie. Qualche pomeriggio fa, passeggiavo per quello che, a mio parere, è il più bel parco milanese: il Parco Lambro. A dispetto del tipico paesaggio lombardo, non è piatto, e, soprattutto, il fiume, con le sue mille anse, crea mille suggestioni. Peccato che, tutte le volte, si esca da lì con la gola che brucia, per le terribili esalazioni. E’ tollerabile che una grande capitale europea presenti ai suoi cittadini una latrina a cielo aperto? Parlo di Lambro, perché in campagna elettorale si è parlato molto di riapertura dei Navigli. Progetto che mi affascina, e che, spero, prima o poi, prenda corpo. Così come mi sembrava davvero attrattivo il progetto Expo delle vie d’acqua, poi miseramente boicottato. Però, dobbiamo partire da ciò che abbiamo: Lambro, Lambro meridionale (ancora peggio!), Seveso, Olona.. I fiumi sono una ricchezza, se valorizzati correttamente. Il parco della Vettabbia (anche se, a giudicare dagli omnipresenti nastri biancorossi dei lavori in corso, sembra non finire mai) ne è un bell’esempio.

Poi c’è l’area Expo. Anche in questo caso, sono piovuti su città ed hinterland milioni di metri cubi di cemento. Non c’è ancora una visione chiara su come riutilizzarli. A differenza di altre grandi città, Milano non ha un’area specifica destinata al divertimento. Io ci penso spesso, ad un’area attrezzata, destinata a concerti, grosse manifestazioni, ricca di locali, discoteche, ristoranti, parchi, parchi giochi, parchi acquatici, e chi più ne ha più ne metta. Perché no, anche un’area a luci rosse. Insomma, il settore entertainment macina milioni di euro. In questi anni, Milano ha visto chiudere numerosi locali, causa crisi, lamentele degli abitanti, speculazioni immobiliari, ecc. Perché non prevedere una mega area attrezzata, e soprattutto ben servita, che non richieda l’uso della macchina (evitando stragi del sabato sera e quant’altro)?

Il tema della mobilità è, tra l’altro, fondamentale, per lavorare sulle periferie. Oggi, se abito al Gratosoglio e voglio andare in Ripamonti (un quarto d’ora di bicicletta), devo andare in centro e poi tornare fuori. Una follia! Questo perché la città, negli anni, si è espansa, e le linee 90-91 non assolvono più quella funzione. Lo si legge spesso, ma, nella pratica, non lo si applica: non possiamo più pensare ad una Milano a spicchi, a fette di torta. Assieme alla dimensione verticale, settoriale, bisogna introdurre la circolarità, la intercomunicabilità tra le zone, tra i settori, perché questa è un’esigenza reale, concreta.

https://diegoterna.wordpress.com/2010/06/04/circle-line-milano-un-deja-vu/

Anni fa, ho lavorato presso il call center di una grande compagnia telefonica. I nostri “capi” avevano ideato la bacheca delle idee: le scrivevi su un post-it, le appendevi, le migliori venivano rielaborate dal marketing e trasformate in proposte commerciali. Non ho mai appeso un bel niente: mi sembrava una richiesta ipocrita e padronale. In questo caso, però, si tratta della nostra città. Chissà, sarebbe divertente la bacheca delle idee per Milano. Lo so, sembra una proposta fatta all’Asilo…

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