Comunicato n.7 – PALAQUALCOSA

di Massimo Mascheroni |ODRZ

Nel 1985, a seguito di una clamorosa nevicata, l’avveniristico Palasport (quella struttura che alcuni affettuosamente chiamavano l’ottovolante) crollò miseramente.

Il comune di Milano si affrettò a trovare una soluzione allestendo un grande teatro tenda che negli anni diventò una struttura fissa con sponsor di vario genere.

Da Trussardi (e quindi PalaTrussardi) a Vobis (PalaVobis), e via elencando.

Per un certo periodo, in mancanza di sponsor, la struttura si chiamò, con un colpo di genio, Pala. E basta. Bellissimo nome in effetti.

Crollo del Palasport

La struttura ospitava manifestazioni sportive e concerti con artisti di spessore internazionale, che, da qualche tempo, avevano accettato di far tappa anche in Italia dopo anni di latitanza, a seguito degli incidenti avvenuti anni prima al Vigorelli, durante un concerto dei Led Zeppelin.

Uno di questi concerti, gratuito in questo caso, fu quello di Neil Young, inizialmente previsto al parco Sempione e dirottato al Pala all’ultimo momento, a causa delle avverse condizioni meteo.

Folla delle grandi occasioni e pubblico che dire eterogeneo è poco. Troppo allettante il fatto di poter assistere a un concerto, per lo più di un artista conosciuto e famoso, gratis.

E quindi, in men che non si dica, il Pala si riempie come un uovo, come si suol dire, in ogni ordine di posti. A sedere, in piedi, nei corridoi; una mezza bolgia fortunatamente abbastanza tranquilla e, in mezzo a tanto disordine, straordinariamente ordinata.

Il concerto ha inizio, ma molta gente è rimasta all’esterno per mancanza fisica di spazio all’interno della struttura.

Nessuno dell’organizzazione aveva probabilmente previsto una cosa del genere e gli animi di chi non è riuscito ad entrare cominciano a scaldarsi.

Le forze dell’ordine, anche loro forse impreparate, cercano di tener lontani gli scalmanati e cominciano a sparare lacrimogeni. Ottima idea: peccato quella sera ci fosse vento che soffiava verso il Pala. In breve la struttura si comincia a riempire dei fumi dei lacrimogeni con il risultato che chi era dentro voleva uscire per respirare aria fresca, mentre chi era fuori premeva per entrare.

Io e il mio amico, incuriositi, lasciamo la nostra postazione e ci avviamo all’ingresso dove, in quel momento, il famoso giornalista Mario Luzzato Fegiz (noto fra i più giovani per le castronerie che riusciva a infilare nei suoi articoli, non ultimo la recensione di un concerto che in realtà non si era mai svolto) presente in platea, decide di fare da paciere fra forze dell’ordine, pubblico e gente all’esterno nel tentativo di calmare gli animi di tutti.

Risultato: qualcuno da fuori, evidentemente esasperato, comincia a lanciare pietre e una di queste colpisce in piena fronte il malcapitato Fegiz. Una sorta di lapidazione involontaria (o volontaria, non lo sapremo mai). Un mezzo parapiglia che continua per parecchio.

All’interno intanto, grazie a qualche funzionario lungimirante che fa aprire tutte le porte degli ingressi, l’aria diventa più respirabile, gli animi cominciano a placarsi e il concerto, che nel frattempo era stato interrotto, può riprendere senza problemi.

Fine della serata; il giorno dopo alcuni quotidiani ne parlano sciorinando cifre, numeri, e additando organizzatori e amministrazione comunale di non aver saputo gestire la cosa.

Sono passati quasi trent’anni dalla serata, il Pala da qualche tempo è stato definitivamente chiuso e io non ho più letto articoli di Luzzato Fegiz.

Chissà se scrive ancora di concerti inesistenti.

Mah…

 

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