Ha perso il Municipio 9

di Giordano Di Fiore

E’ una riflessione scritta di getto, probabilmente molto imprecisa, emotiva, irrazionale, costruita sull’onda di quanto successo ieri (Domenica 5 Giugno 2016, ndr). D’altra parte, Asilo, pur truccandosi spesso da rivista, è un blog, e la natura del blog è questa: la spontaneità.

Per la prima volta si è votato per il Municipio 9. E si è perso.

Sono di sinistra “storicamente”, da generazioni. I lettori di Asilo sono eterogenei: coloro che, al contrario, hanno vinto perdonino le classiche seghe mentali dell’uomo di sinistra sconfitto.

Zona 9, oltre ad Isola, significa Niguarda, Affori, Bovisa..Zone tradizionalmente operaie, e rosse. Gli operai non ci sono quasi più, ma il colore era, in qualche modo, tatuato sulla pelle. Per questo, la sconfitta fa ancora più male.

Personalmente, sono cresciuto nelle case popolari della ex-zona 19: Via Civitali, precisamente. Ai tempi, non c’era lo stigma: la maggior parte degli abitanti erano onesti lavoratori, che, con molto decoro e dignità, vivevano la loro vita.

Dalla metà degli anni ’80 a questa parte, molte cose sono cambiate. Oggi, le case popolari (Aler o comunali) sono degradate, spesso versano in condizioni disastrose, spesso gli abitanti, paganti o occupanti, versano in condizioni ancora più disastrose delle case stesse. Spesso, la legge interna che ne regola i rapporti, ed anche il possesso stesso delle case, non è la legge ordinaria dello Stato.

Direte: cosa c’entra con il Municipio 9? Pochi giorni fa, ho pubbicato questo articolo (https://asiloisola.wordpress.com/2016/06/02/bovisa-dimenticata/), sulla Bovisa dimenticata. Sembra che la città, durante l’amministrazione Pisapia, si sia fermata – di questo ne abbiamo parlato più volte – alla circonvallazione esterna. O ancora prima. Accanto ad operazioni importanti, come la riqualificazione della Darsena, sembra che ci sia un deserto di progettualità su tutto ciò che è periferia.

mimmo
Particolare da un’opera di Mimmo Paladino, che, se mai dovesse leggere l’articolo, spero non si infastidisca per l’utilizzo di questa immagine, ma, anzi, ne vada fiero: con l’arte si può fare la Rivoluzione.

Frequento, pur non essendo iscritto, la sezione PD dell’Isola: all’interno, c’è una riproduzione del Quarto Stato, di Pellizza da Volpedo. Oggi, ho fatto spesso questa riflessione con alcuni compagni, la maggior parte dei proletari rappresentati su quella tela probabilmente parlerebbero arabo, o spagnolo. Eppure, in sezione, queste persone non ci sono, non si vedono, non interessano a nessuno, non vengono intercettate. La zona 9, per inciso, è quella della moschea “spontanea” di Viale Jenner. Potrebbe essere, potenzialmente, un laboratorio politico modello per tutta Italia. Invece, nella maggiorparte dei casi, c’è solo indifferenza.

Indipendentemente dai ragazzi che si sono presentati alle elezioni, molti dei quali conosco personalmente (Michele e Stefano spesso collaborano con Asilo, ndr) e sono in gamba, ciò che realmente manca, come spero si sia capito da queste poche note, è un progetto, finito, che abbia capo e coda. Più volte ho scritto che essere di sinistra vuol dire avere una precisa weltanschauung, una visione del mondo. Oggi, questa visione sembra essere molto sfuocata: si naviga a vista, tra personalismi ed ambizioni di carriera, di potere, o semplicemente di un lavoro sicuro.

Al già citato articolo Bovisa Dimenticata, alcune persone hanno commentato, oppure mi hanno scritto, segnalando situazioni di degrado, che spesso prendono in causa la questione degli immigrati. Questo significa che i tradizionali abitanti “rossi”, perso il progetto politico, non hanno che appellarsi a problemi costruiti a tavolino, come quello della sicurezza.

Se si puntasse ad erogare servizi, a logiche di integrazione, al lavoro, alla dignità (per questo ho parlato di case popolari), i problemi della sicurezza sarebbero totalmente trascurabili, come lo erano quando ero piccolo (ho 42 anni, non 420!). Ma, se si procede scomposti, con operazioni anonime, se non addirittura di piccolo cabotaggio, si perde. E ci perdiamo tutti.

Vi lascio con questa bella canzone di Niccolò Fabi, che esprime molto meglio di me quanto ho cercato di farfugliare fino ad ora:

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