Bovisa Dimenticata

di Giordano Di Fiore

Ho scritto questo articolo più di un anno fa: Asilo ancora non esisteva, e lo inviai al giornale Zona Nove, che non lo pubblicò. Successivamente, cercai di parlare dei contenuti dell’articolo con alcuni esponenti politici della zona. I quali mi garantirono che, a breve, tutto sarebbe cambiato, che grandi progetti erano in vista. Mi fidai, e lasciai perdere le mie osservazioni sulla Bovisa, terra di nessuno. Ora, ad un anno esatto dalla nascita di Asilo, e pochi giorni prima delle elezioni comunali, ho deciso di tirare fuori dal cassetto questo testo, con la speranza che, in un futuro non troppo remoto, qualcuno possa interessarsi a questo splendido, e dimenticato quartiere. Aggiungo che, nel frattempo, l’Università si è quasi completamente ritirata verso la sede storica di Leonardo Da Vinci, pertanto, se possibile, la situazione è peggiorata.

<<Chiudi gli occhietti sul materasso, mentre il tuo babbo fa un furto con scasso, un suo compagno gli fa da palo: se il colpo riesce, ti porta un regalo! Un bel motore tutto di ghisa, che sta smontando laggiù alla Bovisa…>>, cantavano Gaber e Jannacci nel lontano 1960, raccontando di un improbabile furto tramite un altrettanto improbabile e divertentissimo blues. Che, nella sua semplicità, affresca velocemente il quadro di questo periferico quartiere, fatto di fabbriche, capannoni ed operai.

Inutile dire che, nella Milano del terziario avanzato, non è rimasto quasi niente di quel mondo: Bovisa, glorioso polo chimico della città. O meglio, ne sono rimasti i cadaveri, a fare da testimoni. I bellissimi gasometri, ormai in disuso, i terreni non bonificati e pieni di veleni, le decine di fabbriche ormai abbandonate e dismesse.

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Muri in Bovisa

Altri quartieri hanno vissuto la deindustrializzazione, con alterne fortune: l’esempio più famoso è la zona di Via Savona. Dalle grandi fabbriche, ai grandi della moda, alla settimana trendy del Salone del Mobile. Ma Via Savona è vicina ai Navigli, molto più centrale. E soprattutto quei terribili terreni inquinati hanno fatto da potente deterrente a riqualificazioni (e speculazioni).

L’Istituto Negri ed il Politecnico hanno dato grandi speranze, ma, al contrario, sono rimasti dei casi isolati. La Triennale è un’esperienza, oserei dire, disastrosa.

Da lunghi anni, si parla della “goccia”, un bel progetto, con il tram che da Bausan si prolunga, arriva alla stazione, addirittura arriva dall’altra parte, collegando tutto. Ma, in realtà, non si è mai visto nulla. In questi anni, ogni tanto sorge qualche palazzone (gli ultimi in Via Cosenz), qualche fabbrichetta si trasforma in appartamenti (Via Schiaffino, ecc.), ma poi finisce lì.

Una zona dalle risorse infinite, grazie all’abbondanza di spazi riconvertibili, ed alla forza propulsiva che potrebbe dare il Politecnico, e che, invece, dopo le ore 19, muore.

Ci fossero case dello studente, zone pedonali con locali e servizi, potrebbe diventare un quartiere moderno e fruibile, con tanto di campus universitario.

Invece cosa vediamo? Lo scheletro fatiscente costruito tra Via Durando e Via Morghen, che da alloggio per studenti si è trasformato in eco-mostro, ed oggi ospita sulle sue spartane travi arrugginite tanti poveracci, che si accampano abusivamente. Ogni tanto scoppia un incendio, una lite, poi tutto si mette a tacere.

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Ecomostro in Bovisa

In Via Cosenz, da 7 anni, c’è lo scheletro di un albergo, con la gru che gira, gira, gira, ad ogni soffio di vento. Ma la società costruttrice non esiste più, ne rimane solo questo regalo.

Sono cambiate le giunte, è arrivato Pisapia, che, come primo gesto, ha fatto aggiustare la bella fontana di Bausan: lasciava promettere bene. Ma, dopo l’insediamento, il nulla. Figuratevi che, per arrivare nel centro della piazza, dove oltre alla fontana ci sono le panchine, non ci sono nemmeno le strisce pedonali! Inoltre, da quando hanno messo i led, è talmente buio da mettere paura.

Che dire di Via Schiaffino, dove i led sono soffocati da alcune piante spontanee tanto alte, da non far vedere niente. I rami non vengono mai potati e sono così lunghi che, con un bel temporale, potrebbero crollare sulla strada, e su qualche ignaro passante. Nel frattempo, con il buio pesto, giù vetri delle auto, ecc. Pensare che quello è il parcheggio del politecnico: quando gli studenti arrivano la mattina, possono imbattersi in preservativi, vecchi divani, secchi di vernici, ecc.

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Pilastri in Bovisa

Altro che aree pedonali, a collegare le Ferrovie Nord con l’Università: davanti al politecnico, non c’è neanche una fermata, di nessun mezzo. Eppure, si potrebbe prolungare il 2, almeno di un pezzettino, o aggiustare leggermente il percorso del filobus.

Hanno messo le bici: bene! Però, un’isola in stazione, l’altra in Bausan. Così, lo studente che volesse usufruirne entrando o uscendo da scuola, deve fare delle gincane totalmente irrazionali.

In stazione, poi, hanno messo le isole per le auto elettriche (ce ne sono già davanti al politecnico, totalmente inutilizzate), nonostante la penuria terribile di parcheggi. Ma in Bovisa l’auto elettrica non ce l’ha nessuno, ahimé, è un quartiere un po’ povero (questo, sì, in continuità con il passato). Meglio sarebbe stato pensare a servizi per integrare i tantissimi extra-comunitari che vivono e lavorano, e sono il vero tessuto vivo del quartiere: basta fare un salto la domenica mattina al mercato delle pulci, per sentire il richiamo pasoliniano della zona.

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Immondizia in Bovisa

Tra un po’, ci sarà una nuova campagna elettorale: ci aspettiamo, come sempre, un po’ di false promesse, una fontana aggiustata qua e là, per poi tornare all’oblìo.

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