5 Domande per Vanessa Senesi

Giordano Di Fiore intervista Vanessa Senesi, presidente della Commissione Cultura di Zona 9, e candidata alle elezioni del neo-Municipio 9

1. Cosa cambierà per Milano con l’introduzione dei Municipi?

La riforma dei Municipi è innanzitutto una reale occasione per sviluppare politiche attive e concrete sul territorio: un primo passo verso una città policentrica, dal punto di vista amministrativo, sociale e culturale. L’obiettivo principale è la ricerca di soluzioni adeguate e tempestive, per migliorare la qualità di vita nei quartieri.

Ai Municipi spetterà intervenire direttamente sulla pianificazione e gestione di particolari ambiti, come la manutenzione delle strade, del verde, la riqualificazione delle scuole, in un dialogo serrato con i cittadini, i comitati, e le nuove forme di partecipazione che la riforma sta già stimolando.

Per la nostra zona, la questione degli scali ferroviari, il loro utilizzo temporaneo e la fisionomia definitiva, avranno un’importanza rilevante. Gli spazi per la cultura e la socialità andranno anche lì ben pianificati. Il Centro Civico all’Isola, il Cavalcavia Bussa e la Caserma Mameli dovranno prevedere spazi e servizi socio-culturali.

In base alla riforma, i Municipi potranno avere un rapporto più diretto con le biblioteche rionali, determinando insieme i programmi. Ai Municipi spetterà inoltre l’individuazione di modalità di utilizzo e gestione di spazi pubblici per la cultura, per il tempo libero e lo sport di interesse locale.  Mi auguro che questi possano  essere un buon numero. E’ prevista, poi, la possibilità di ottenere sponsorizzazioni per progetti di valorizzazione, cosa che  faciliterà il rapporto pubblico-privato anche nelle zone. E’ certamente una novità interessante da esplorare.

2) Quali sono i punti forti della giunta uscente, e quali i suoi punti deboli?

Credo che Milano abbia finalmente ritrovato in questi cinque anni la continuità con la propria storia sociale, le sue radici culturali di città capace di innovare, conservando e rafforzando con un profondo sguardo solidale. Milano, in questi anni, ha ritrovato anche una palpabile vivacità urbanistica e culturale: è diventata più  accogliente, non solo per i turisti, ma anche per coloro che vi arrivano, fuggendo da  guerre e disperazione.

Penso al buon lavoro fatto per l’accoglienza profughi e nei confronti di chi versa in condizioni di totale fragilità sociale. Milano, oggi, gioca la sua partita sul dialogo tra culture e religioni. Implementa, inoltre, l’offerta di spazi di espressione artistica per i giovani, con il regolamento per le arti di strada, e con l’individuazione dei muri liberi, per interventi di street art. E’, infine, una città in cui si è invertita la tendenza alla cementificazione e si è tornati, al contrario, ad investire nell’edilizia scolastica, si è  cominciato a ridurre il traffico, e ad investire su mobilità dolce, bike sharing, car sharing. Nel complesso, possiamo dire che la giunta è riuscita ad aumentare i servizi, nonostante il  grosso buco lasciato dal centrodestra nelle casse del Comune: direi che non è poco!

Tuttavia, in futuro, bisognerà mettere mano finalmente alla macchina amministrativa, per realizzare un vero decentramento e investire sui quartieri. Si dovrà fare di più sul tema della qualità dell’abitare e nell’assegnazione delle case popolari, riducendo le liste di attesa, consegnando gli alloggi vuoti e sfitti, intervenendo tempestivamente negli stabili, sia dal punto di vista della manutenzione, che della sicurezza e legalità.

Li si chiamino come si vuole: quartieri, periferie. La sostanza non cambia: è lì che dobbiamo intervenire. Politiche per la case, politiche sociali e di sicurezza devono essere strettamente connesse. La cultura e la scuola entrano in questa strategia di intervento: bisogna creare occasioni di incontro e di dialogo, e recuperare spazi pubblici per quei quartieri in cui è importante ricucire i rapporti di comunità.

3) Di cosa ti sei occupata, tramite la Commissione Cultura? 

Nel mio lavoro di Presidente della Commissione Cultura sono partita dall’idea che occuparsi di cultura in ambito pubblico significhi fare “politica”a pieno titolo: la Cultura è fattore strategico di inclusione e dialogo tra generazioni e comunità, temi che hanno ricadute importanti sul nostro territorio.

Come Presidente di una commissione che ha responsabilità economiche, ho inteso dare un cambio di passo al rapporto tra Istituzione e Associazioni, indicando la preferenza per lavori di rete tra più soggetti e per progetti che avessero ricadute di medio termine. Ho cercato, inoltre, di valorizzare eventi di qualità, nel perseguimento di un concetto di città policentrica con occasione di cultura diffusa.

Ho voluto indicare tematiche su cui era importante lavorare, come l’intercultura: penso, per esempio, al bando Intercultura e Comunità, che ha portato a interventi diffusi nei quartieri. Penso allo spazio offerto alla  creatività giovanile, tramite, ad esempio, il bando Giovani protagonisti in Zona 9, la rassegna teatrale Scena 9, le collaborazioni con il Mic, l’attenzione data al tema delle donne, al loro ruolo nella societa’, e la lotta alla violenza ed al femminicidio, che è una drammatica emergenza nazionale, ma anche, essenzialmente, un enorme problema culturale.

Una grande soddisfazione è avere visto il CdZ collaborare, negli anni, con realtà giovanili ed associazioni, le quali, prima, non conoscevano minimamente nemmeno l’istituzione.

4) Cosa ti proponi per il prossimo mandato?

Il compito principale di un consigliere è l’ascolto: io voglio continuare il dialogo con le persone che vivono nella nostra zona, con le nuove realtà civiche che si stanno sviluppando nei nostri quartieri, anche grazie alla riforma dei Municipi. Penso, in particolare, ai comitati, che troveranno riconoscimento formale (vd. il nostro articolo Il Comitato Residenti Isola, ndr), alla associazioni di genitori, che saranno sempre più importanti interlocutori, ed alle varie forme di partecipazione dei cittadini.

I futuri Municipi avranno estremo bisogno della loro partecipazione attiva, ed io penso al mio compito come facilitatore di processi. Sono un funzionario, lavoro in un ente pubblico e conosco la macchina amministrativa: per me, il concetto di servizio pubblico per la collettività, l’efficienza, e la trasparenza della pubblica amministrazione sono punti imprescindibili del mio impegno come consigliera.

5. Come immagini la Milano del futuro?

Milano ha un’anima cittadina ed un’anima internazionale: deve sforzarsi di coniugarle al meglio.

Nei prossimi cinque anni, deve cogliere l’occasione di diventare una vera città metropolitana, che si pone in un dialogo paritario con gli altri comuni, condividendo strategie in favore del lavoro e delle imprese, pianificando insieme politiche sulla viabilità, i trasporti, il turismo, l’ambiente ed il sociale, sperimentando nuove forme di gestione associata dei servizi. Mi auguro, poi, che, in futuro, si torni a parlare anche di politiche per la cultura a livello metropolitano.

Vorrei una città con servizi al cittadino diffusi ed efficienti, che sappia fare sua un’idea di sviluppo che abbia come priorità il concetto di democrazia ed accoglienza, capace di indicare la strada su stato sociale e politiche sul reddito, che sia un modello per gli interventi di riqualificazione nei quartieri e che funga da volano per i diritti civili.