A vent’anni nel PD

di Michele Molé

Michele Molé, da alcuni mesi, collabora attivamente ad Asilo. Ho appreso con piacere la notizia della sua candidatura al Municipio 9, ed, allo stesso tempo, mi sono permesso di chiedergli, in maniera molto informale, come mai un ragazzo così giovane – dato che per indole la gioventù è incendiaria – si candidasse nel PD e non in una forza politica maggiormente radicale. Michele, che ormai sopporta le mie provocazioni, mi ha risposto in maniera altrettanto informale ed ironica con un “sono nato vecchio”. A questo punto, è nata l’idea di farci un articolo, che, a mio parere, è sincero, pulito e serio, allo stesso tempo. Dunque, in bocca al lupo, Michele!         Giordano Di Fiore

Ho 20 anni e mi candido nel Partito Democratico per il Municipio 9, ex zona 9. PD che, negli ultimi mesi, risulta essere la prima forza politica in Italia. Un grande partito, che raccoglie molti consensi e, per questo, potrebbe definirsi moderato, se pur di sinistra.

Come può sposarsi la mia età con un partito del genere? L’esperienza, in particolare quella italiana di qualche decennio fa, mostra come l’indole giovanile sia spesso propensa a forze politiche molto meno “moderate”, come potrebbe essere l’odierna Casapound, o il vecchio MSI, come pure Rifondazione Comunista o altri movimenti di una sinistra meno “docile”.

Vedete, sarò vecchio dentro oppure un inconsapevole democristiano (spero sinceramente di no), ma quando, nel 2013, a 17 anni, ho deciso di aprire la porta di casa, bussare in Via Confalonieri 11 (sede del mio attuale circolo) e chiedere una tessera, avevo in mente un’idea ben chiara (che conservo tuttora): per chi crede in uno stato sociale moderno, progressista, giusto, attento a tutti ed in particolare agli ultimi, l’unica realtà partitica seria a cui può fare riferimento è il Partito Democratico.

Sorrido delle critiche esterne, rispetto ai battibecchi interni tra minoranza e maggioranza all’interno del nostro partito: questo è quanto deve essere un partito, un luogo di incontro e scontro, sotto un unico cappello di ideali, che deve portare necessariamente ad una linea comune. Per gli stessi motivi non apprezzo tutti i cosiddetti fuoriusciti dal partito, per battibecchi o antipatie con la segreteria di turno: dimostrano semplicemente che, sin dall’inizio, non hanno compreso la natura del progetto di condivisione e di grande polo del centrosinistra, quale è il PD.

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A questo aggiungo che, a prescindere dalle idee e dalle proposte, ritengo il PD l’unica realtà partitica effettiva all’interno dello scenario politico attuale: non c’è un padrone. Guardiamo altrove? Quando è finito Berlusconi, Forza Italia (ex PdL) si è ridotta nel pietoso stato attuale, il M5S, sotto un alone di democrazia diretta, è controllata da una agenzia di comunicazione (la Casaleggio & Associati), senza contare Grillo e le quotidiane espulsioni, per svariatissimi motivi. Questo nel PD non può succedere, il segretario Renzi non è padrone. Certo, è un carattere forte e potrebbero essere opinabili molte sue scelte, ma nel 2018, o quando sarà il prossimo congresso, la platea degli iscritti e delle primarie dovrà essere ragionevolmente convinta. Renzi dovrà rendere conto degli anni trascorsi da segretario e dovrà battersi con gli altri candidati della minoranza.

Ciò accade proprio perché non siamo nati politicamente dalla mente eccelsa di un imprenditore illuminato o di un comico arrabbiato, ma da un gruppo di persone che ha messo da parte (ahimè non del tutto) protagonismi personali, per costruire una struttura ed un modello moderno di partito, che, a mio modo di vedere, si sposa perfettamente alla democrazia che ci troviamo a vivere e a far sopravvivere ogni giorno, con la nostra quotidianità e con le nostre idee.

Sono, quindi, ben contento di essere iscritto al mio partito, pur magari non condividendo alcune proposte o linee di pensiero. E, per questo, rimango convinto che, se “sarò bravo” e convincente, la mia personale opinione potrà, un giorno, essere condivisa e proposta all’esterno.

Concludo con: avete un’opinione diversa sul PD rispetto a quella che vi ho raccontato adesso? Benissimo: la mia battaglia è anche questa, rendere il mio partito esattamente come vorrei che fosse, incontrandomi e scontrandomi con chi condivide o non condivide quello in cui credo. Sarò un illuso, ma, ragazzi, ho 20 anni e la speranza non riesco ancora a metterla da parte.