L’Isola ed i Rifugi ANTI-AEREI

Intervista alla Professoressa Maria Antonietta Breda

di Cristina Arduini

L’anno passato, quando ho pubblicato il sito www.fontanedimilano.it, ho scoperto che, sotto la fontana di piazza Grandi, si trova un rifugio antiaereo: utilizzato nel corso della seconda mondiale, è ora in corso di ristrutturazione, insieme alla fontana.

Che cosa sono i rifugi antiaerei? Sono strutture che servono per la protezione delle persone durante i bombardamenti aerei: nacquero durante la guerra civile spagnola, anche se sparuti tentativi vennero fatti durante la Prima Guerra Mondiale. L’avanzamento della tecnologia consentì, durante il secondo conflitto mondiale, agli aerei di effettuare lunghi percorsi e di caricarsi di tonnellate di bombe, aumentando il raggio di azione.

MILANO NEGLI ANNI 30

Già dagli anni 30 del secolo scorso, per correre ai ripari e nell’imminenza dello scoppio della guerra vennero emanate da parte del governo una serie di leggi per regolamentare ed incentivare la diffusione dei rifugi antiaerei.

Nel 1931, l’Organo Centrale Interministeriale per la Protezione Anti-Aerea del Territorio Nazionale (costituito nel 1930) emise l’Istruzione «L’offesa antiaerea e i mezzi di protezione» per la popolazione, seguito poi da una serie di norme che culminarono con la legge 10 giugno 1937 n. 1527 «Norme circa l’obbligo dell’apprestamento  di un ricovero antiaereo in ciascun fabbricato di nuova costruzione, od in corso di costruzione, ad uso di abitazione».

Per capire come a Milano si sono attrezzati i nostri nonni per sopravvivere alla devastazione della guerra, ho consultato un esperto della materia. Architetto, specializzata in restauro dei monumenti e di urbanistica tecnica, Maria Antonietta Breda lavora al Politecnico di Milano ed ha pubblicato numerosi libri sulla Milano sotterranea.

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A differenza, purtroppo, delle altre capitali europee, Milano non aveva i tunnel della metropolitana, estesamente utilizzati a Parigi e Londra e, quindi, i rifugi pubblici e privati costruiti erano largamente insufficienti per la popolazione residente, che ammontava, come ora, a circa un milione e trecentomila abitanti.

Milano, poi, era ritenuta dagli Alleati un importante obiettivo militare, essendo la più sviluppata città industriale d’Italia e una delle più rilevanti a livello europeo, con presenza di strategiche realtà produttive come Alfa Romeo, Edoardo Bianchi, Officine Galileo, Magneti Marelli, Borletti, Tecnomasio Italiana Brown Boveri, Pirelli,  Isotta Fraschini,  Breda, Caproni, Ansaldo e Falk acciaierie.

In quegli anni, nacquero molti comitati e servizi pubblici che lavoravano per tutelare la popolazione civile dagli attacchi aerei, come ad esempio:

Il Comitato Centrale Interministeriale per la protezione antiaerea (C.C.I.P.A.A.) con compiti di vigilanza e di emanazione di regole.

Il Servizio Chimico Militare (S.C.M.), che si occupava soprattutto delle difese antigas, particolarmente attivo con mostre di difesa chimica, filmati, conferenze e diffusione di opuscoli esplicativi allo scopo di creare una “coscienza chimica”.

La Croce Rossa Italiana, incaricata fra l’altro della protezione dei viveri e delle acque.

L’Unione Nazionale per la Protezione Antiaerea (U.N.P.A.), che cercava di diffondere nel Paese la conoscenza dei reali pericoli della guerra aerea.

la Federazione Tecnica dei corpi di Pompieri d’Italia.

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Considerando che i social network e la televisione erano al di là di venire, ed anzi molte zone d’Italia erano senza telefono nelle case, per informare la popolazione del pericolo che poteva venire dal cielo, erano spesso utilizzati vignette, opuscoli realizzati dal Ministero dell’Interno o dal Ministero della Guerra o editi dalla stessa UNPA. Anche le aziende produttrici di prodotti quali estintori, porte antigas, impianti di filtrazione e rigenerazione dell’aria realizzano pubblicità con interessanti espressioni grafiche. Soprattutto le vignette, come quella che apre l’articolo, erano utili per comunicare l’atteggiamento da tenere in caso di incursione aerea.

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 MILANO PROVA A PROTEGGERSI

In massima parte, i rifugi erano opere situate all’interno di edifici ad uso pubblico, come le banche, in complessi industriali, e costruite dai privati quasi sempre a proprie spese. Un numero ridotto di rifugi antiaerei in cemento armato è stato, invece, costruito esternamente alle strutture abitative e lavorative, con criteri anti bomba e anti aggressivi chimici. Per quanto riguarda la protezione della popolazione civile milanese, il Comune provvide, a guerra inoltrata, alla realizzazione di un centinaio di rifugi ad uso pubblico, la massima parte utilizzando spazi già esistenti, come i sotterranei del Castello Sforzesco di Porta Giovia e le cantine appositamente puntellate al di sotto di edifici pubblici e scolastici. Il numero di opere puntellate venne incrementato durante tutto il corso della guerra. Ai pochi rifugi in cemento e cemento armato al di sotto, ad esempio, di taluni complessi di case popolari, si aggiunsero due grandi rifugi in cemento armato e ad uso pubblico, dotati di criteri anti bomba e anti aggressivi chimici, in Piazza del Duomo e in Piazza San Fedele, per altro ancora incompleti al temine del conflitto. Il rifugio in piazza Duomo è adesso lo snodo della linea 1 e 3 della Metropolitana. 

fig.6

DOVE ERANO?

I rifugi erano sparsi per tutta la città, ed anche all’Isola erano piuttosto frequenti, come si vede dalla figura sottostante.

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Estratto mappa conservata in Cittadella degli Archivi e A.C. Milano.

I rifugi erano ben segnalati con frecce ed indicazioni varie che, ora, sono tutelati dalla Sopraintendenza.

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E ADESSO?

Da tempo, ormai, si studiano e si ristrutturano i rifugi antiaerei a Milano e lo studio ha portato a comporre una loro classificazione, come ad esempio:

  • Struttura semi sotterranea o sotterranea, anche antica, utilizzata come rifugio antiaereo.
  • Locale cantinato semi sotterraneo o sotterraneo puntellato e utilizzato come rifugio antiaereo.
  • Rifugio ricavato sotto un portico o sotto un androne oppure a ridosso di un edificio.
  • Rifugio realizzato mediante semplice scavo del terreno, denominato «rifugio seminterrato».
  • Rifugio realizzato mediante semplice scavo del terreno, denominato «trincea antischegge».
  • Rifugio in galleria espressamente scavata e galleria stradale, ferroviaria o pedonale a quota campagna, semi sotterranea o sotterranea, utilizzata come rifugio antiaereo.
  • Rifugio antiaereo realizzato internamente a un edificio, in fase o meno con esso, anche in calcestruzzo di cemento armato.
  • Rifugio antiaereo in calcestruzzo e/o calcestruzzo di cemento armato, sotterraneo o semi sotterraneo.
  • Rifugio antiaereo di tipo speciale, in elevato.
  • Rifugio individuale.
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Esempio di trincea
fig.12
Rifugio in cemento armato
aria
Impianto di filtrazione dell’aria

La preservazione di queste realtà pur piccole è importante, ci ricorda da dove veniamo e come possiamo andare avanti ricordandoci come eravamo.

Adesso quando giriamo per l’Isola cerchiamo le frecce dei rifugi e dedichiamo un pensiero a chi fugge dalla guerra e dalla paura, riflettendo che ci siamo passati anche noi.

Per approfondire il tema:

Breda M. A., Padovan G. (2014), Como 1915-1945: protezione dei civili e rifugi antiaerei, Lo Scarabeo Editrice, Milano, ISBN 9788884781345.

Breda M. A. (2013), La difesa delle città dall’arma aerea durante la prima Guerra Mondiale. La protezione dei civili a Monza e i rifugi pubblici di Como attraverso la documentazione degli archivi, in “Aquile in Guerra”, Rassegna di studi della Società Storica per la Guerra Bianca, 1993-2013 Numero speciale per il ventennale, N° 21-2013, pp. 14-30, (senza ISBN).

Breda M. A., Padovan G. (2012). Milano: Rifugi Antiaerei. Scudi degli inermi contro l’annientamento. Milano, Lo Scarabeo, ISBN 9788884781307.

Breda M. A. (2009), Valorizzazione e nuova destinazione del Bunker della prefettura e della Torre delle Sirene, in Andrea Thum (a cura di), La Provincia di Milano racconta: dalla Torre delle Sirene al Bunker di Palazzo Isimbardi. Una fotografia sul passato, Provincia di Milano, Associazione Speleologia Cavità Artificiali Milano – Federazione Nazionale Cavità Artificiali, Milano, pp. 123-125, ISBN 978-88-901607-3-8.

Le foto sono state gentilmente fornite dalla Prof.ssa Breda

L’autore

Cristina Arduini

crisarduini@gmail.com

Idrobiologa con esperienza più che trentennale nell’amministrazione pubblica nell’ambito della gestione della risorsa idrica. Ha prestato servizio come responsabile del Servizio Acque Sotterranee nella Provincia di Milano, coordinando e gestendo numerosi gruppi di lavoro per una gestione integrata della risorsa acqua. Già Vice Presidente del Consiglio di Amministrazione dell’Ufficio d’Ambito Città di Milano ed attuale componente dell’Osservatorio Permanente dell’Autorità del Gas, Energia e Servizio Idrico. Ha prodotto e collaborato a circa 50 pubblicazioni a carattere tecnico-scientifico e divulgativo. Ora scrive su vari blog e collabora con giornalisti per diffondere la cultura dell’acqua ed il interessante mondo che le ruota attorno.

www.risorsa-acqua.it

www.fontanedimilano.it

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