5 Domande per Stefano Indovino

Giordano Di Fiore intervista Stefano Indovino, candidato del centro-sinistra alla Presidenza del Municipio 9

1. Cosa cambia per Milano con l’introduzione dei Municipi?

Io credo che Municipalità debba significare un avvicinamento concreto delle istituzioni ai cittadini, una democrazia vicina, che si fa prossima, che non scappa dai problemi. In questi anni, i Consigli di Zona hanno tentato, con gli strumenti che avevano a disposizione, di ricostruire un tessuto sociale che era stato trascurato per vent’anni, sperimentando anche percorsi di partecipazione su decisioni importanti.

Oggi siamo nelle condizioni di spingere sull’acceleratore, perché, dopo una ventina d’anni in cui se n’è parlato, abbiamo ottenuto che la riforma del decentramento diventasse realtà, senza aumentare i costi.

Se saremo capaci di lavorare bene per Milano e per il Municipio 9, significherà avere istituzioni più efficienti. Se pensiamo a temi fondamentali come la manutenzione straordinaria del verde, o l’edilizia scolastica, possiamo comporre un quadro in cui le decisioni relative ad alcuni temi specifici si avvicinano al territorio di riferimento. Con l’obiettivo, che deve diventare una ossessione, di migliorare il rapporto fra istituzioni e cittadini.

2. Quali sono i punti di forza ed i punti di debolezza della giunta uscente?

La prima cosa che mi viene in mente è aver messo Palazzo Marino al riparo dagli scandali. La Giunta Moratti era stata colpita da vicende giudiziarie gravi che riguardavano temi importanti, come le politiche sociali e l’urbanistica. Oggi, anche grazie all’introduzione di pratiche come il whistleblowing, abbiamo aumentato gli strumenti per mettere al riparo la pubblica amministrazione da fenomeni corruttivi. Su questo, la guardia va tenuta continuamente alta. Il rispetto delle regole non è una condizione sufficiente a governare bene, ma sicuramente è una componente oggi non trascurabile.

Pensando, poi, alla nostra Zona mi vengono in mente due argomenti.

Il primo, un grande lavoro messo in campo in questi anni, di cui si parla poco, è quello riguardante il grande tema dell’edilizia scolastica. Abbiamo trovato, al nostro arrivo, nel 2011, un quadro desolante. Assessori della Giunta Moratti giravano i nostri quartieri dicendo che le scuole della Zona 9 barcollavano, ma non crollavano. Nessun piano di smantellamento dell’amianto, edifici fatiscenti, nessun piano di investimenti serio. In questi anni, moltissime risorse sono state dirette a mettere in sicurezza le strutture, ed è stato attivato un apposito piano di rimozione dell’amianto. Un dovere nei confronti dei bambini e dei ragazzi milanesi. Forse fa meno notizia della M5 o di Piazza Aulenti, ma lo rivendico con orgoglio.

L’altro grande impegno che ci eravamo assunti, e che stiamo faticosamente raggiungendo, è trovare una soluzione definitiva per evitare le esondazioni del Seveso. Innanzitutto, aggiornando il piano di sicurezza, per garantire una gestione delle emergenze più efficace, utile per evitare alcune esondazioni e per garantire maggior coinvolgimento della cittadinanza e maggiore sicurezza quando l’acqua irrompe nelle strade.

E, poi, l’attuazione del piano progettato da AIPO (l’agenzia interregionale che gestisce il bacino idrico del Po), che prevede quattro vasche di laminazione e la depurazione delle acque. So che avete affrontato il tema, anche in modo critico, su questo spazio, ma credo, avendole lette e approfondite, che le soluzione alternative non garantiscano la stessa efficacia. Abbiamo il dovere di ascoltare tutti, ma abbiamo anche l’obbligo di fare l’interesse di interi quartieri, che oggi fungono da grande vasca di laminazione. Per la prima volta nella storia, le tre istituzioni coinvolte, Comune, Regione e Stato, hanno condiviso e finanziato un progetto. Ritengo sia urgente lavorare per la pulizia delle acque, facendo rispettare il contratto di fiume dai comuni sull’asta a Nord, e che, a livello nazionale, si lavori per favorire il rispetto dell’invarianza idraulica, così come il Comune di Milano ha già fatto per il proprio regolamento edilizio.

Relativamente ai punti di debolezza, sono convinto che il modo peggiore di fare politica sia nascondersi dietro ad un dito di fronte ai problemi. In questi anni ne abbiamo affrontati e risolti molti, ma altri restano sul tavolo.

Il primo è quello che riguarda la gestione delle case popolari. Abbiamo il dovere, per i prossimi cinque anni, di fare un piano di investimenti per la manutenzione straordinaria, che metta in condizione MM di intervenire su situazioni che non permettono una vita dignitosa, richiedendo ad Aler e Regione Lombardia di fare altrettanto, oltre a raggiungere l’obiettivo di non avere più appartamenti liberi e non assegnati. Dobbiamo continuare il percorso di ripristino della legalità: in zona 9, negli ultimi mesi, abbiamo raggiunto l’obiettivo di azzerare le nuove occupazioni abusive, liberando gli appartamenti per chi è in graduatoria, evitando di lasciare in mezzo ad una strada chi avrebbe diritto ad una casa.

C’è poi la vicenda, gestita in modo non ottimale da ATM, della modifica delle linee di superficie, dopo l’apertura della M3 ed M5. Come Consiglio di Zona, abbiamo lavorato ad un documento, con richieste di modifica che andassero incontro all’esigenza di uno spostamento di prossimità fra  quartieri. Sarebbe stato opportuno un ascolto più approfondito dell’istituzione più a contatto con i cittadini.

Infine la gestione dei piccoli problemi legati al decoro urbano che gli uffici faticano a risolvere prontamente. Dai piccoli sversamenti di rifiuti che in alcuni quartieri creano continuamente degrado, per i quali, a mio modo di vedere, servirebbe un incremento delle squadre composte da Amsa e Polizia locale, che indaghi e dia multe, alla necessità di implementare l’esperienza dei vigili di quartiere e il controllo di vicinato, per una sicurezza diffusa, alla capacità di sistemare la cartellonistica stradale in modo tempestivo.

3. Quali saranno le tue priorità, qualora venissi eletto?

La mia priorità sono i cittadini. Non vuole essere retorica, ma un metodo di lavoro.

Parto da un presupposto, cioè che molti dei quartieri che compongono la nostra zona sono dei paesi nella città. Isola, Pratocentenaro, Niguarda, Bruzzano, Affori. Questa particolare conformazione del nostro territorio ci consegna una direzione da intraprendere. In un momento storico in cui le risorse pubbliche sono sempre meno, in comparti significativi, è indispensabile trovare sinergie fra il pubblico ed il privato, creare patti fra le istituzioni e i cittadini, connettere gli operatori che, a vario titolo, agiscono sul territorio, garantendo, al contempo, grande attenzione sul piano della legalità e del rispetto delle regole. Queste sinergie saranno tanto più efficaci quanto più riusciremo a creare legami che siano in grado di generare una rete sul territorio, ampia e capace di intercettare le diverse esigenze, con maglie fitte utili a captare le istanze, dalla cartellonistica divelta alle grandi trasformazioni urbanistiche, dalle buche sulle strade alle politiche di welfare.

Prima delle cose da fare, che sono tante e che presenteremo via via nel corso della campagna elettorale, c’è il metodo di lavoro, con cui si intende raggiungere gli obiettivi. Questo sarà il mio: coinvolgere le scuole nelle scelte sull’edilizia scolastica, gli inquilini delle case popolari per le priorità sulle manutenzioni ordinarie e straordinarie, i comitati di quartiere nelle scelte delle aree che li riguardano, le forze di sicurezza in un confronto costante con le istituzioni e i cittadini. Da soli non si va da nessuna parte, insieme saremo in grado di dare le risposte giuste alle domande e alle esigenze che arriveranno dal territorio.

4. Centro-Sinistra o Centro-Destra: cambia qualcosa per Milano?

C’è una destra antieuropea e nazionalista che si candida a riportare Milano nel passato. Un modello di sviluppo del territorio basato sulle macchine e sul cemento, una Milano chiusa al mondo, autarchica, imbruttita, che rinuncia al suo ruolo di grande area metropolitana europea, che nasconde sotto il tappeto i problemi e rinuncia a condurre la battaglia per la legalità contro la corruzione e la criminalità organizzata. Una Milano che pensa alla cultura come ad un orpello, all’edilizia scolastica come ad un tema che non porta consenso, al turismo come ad un tema non centrale per lo sviluppo delle politiche, che vive la partecipazione dei cittadini alla vita pubblica come un fastidio.

Al contrario, in questi anni, il modello proposto dal centrosinistra è stato molto differente, pur fra mille difficoltà e qualche errore. Un sistema viabilistico più europeo, che non incentivi l’utilizzo della macchina, un piano di governo del territorio che ha dimezzato gli indici di edificabilità, la lotta alla criminalità organizzata fatta con una commissione ed un comitato antimafia, la lotta alla corruzione attuata anche con misure rivolte alla macchina amministrativa, il sostegno pubblico alle nuove attività lavorative, con numerosi spazi per il co-working, un lavoro che ha portato risultati straordinari per i musei e per la cultura diffusa sul territorio con iniziative come piano city, un lavoro meticoloso sull’edilizia scolastica, perché gli spazi dove vivono quotidianamente i nostri bambini sono importanti, un modello di sicurezza mai urlata, ma che ha portato al raddoppio delle telecamere presenti in città e a numerosi sgomberi di aree degradate. Ma, soprattutto, una Milano che non ha mai rinunciato alla sua vocazione di metropoli dell’associazionismo, dell’accoglienza, della solidarietà.

5. Stefano, come immagini la Milano del futuro?

La immagino, innanzitutto, con confini diversi. Spero che, quando si parlerà di Milano, la identificheremo con la città metropolitana, l’area vasta che, se gestita bene, può fare di questa area un’eccellenza europea: il Municipio 9, il 4, Bresso e Pioltello, ad esempio, saranno perimetri urbani immersi nella stessa cornice. Questa è la sfida, di cui si parla troppo poco, che dovremo affrontare nei prossimi anni, per creare opportunità lavorative e migliorare la qualità della vita dei nostri concittadini.

Dopodiché, mi immagino una città che continui a tener fede alla sua storia, ed alla sua vocazione. Una città laboriosa dal cuore gentile, affascinata dalle sfide del futuro, ambiziosa e solidale. Una città che sia guida per l’Italia, che colga le sfide dell’Europa, che sappia mettere sempre al centro opportunità, inclusione, innovazione e visione. Noi proporremo questo nel corso della campagna elettorale, impegnandoci a concretizzare ciascuna delle nostre proposte.

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