Il fascino del PINOT NERO non conosce tregua

di Dorina Chionna

Appena si fa il suo nome, il viso di qualcuno si illumina (come il mio, perché ne sono innamorata) ed il sorriso si fa più visibile sul volto di tanti appassionati di vino, quando lo degustano.

La sua produzione è limitata e relegata a pochissime regioni italiane. Accade anche nel mondo dove, oltre naturalmente a quello di Borgogna, che è la sua patria natia, se ne produce, poco, in Oregon e, ancora meno, in Nuova Zelanda.

Se guardiamo le pagine delle carte dei vini dei maggiori ristoranti italiani (esclusa, naturalmente, la carta del mio ex-ristorante), vediamo che i Pinot Nero del nostro paese, generalmente, si contano sulle dita di una mano, mentre sono più numerosi i vini di stampo bordolese (Cabernet, per il rosso, e Sauvignon, per il bianco, altro vino che amo).

Il Pinot Nero nasce dall’incrocio tra il Pinot Meunier ed il Traminer, quando il primo popolava incontrastato tutto il centro Europa, ed il secondo non era, ancora, aromatico. Si deve ricordare che il Pinot Nero è un vino opposto alle mode imperanti, ha un colore chiarissimo (da rosso rubino a rosso granato), quando, da tutto il mondo, arrivano vini inchiostro, ha profumi di frutti freschi e fragranti, ed ha bisogno di essere affinato in barriques (botti piccole), mentre, dal mondo, arrivano vini confettura, che vengono messi in botti grandi di acciaio o cemento.

Mi piacciono molto i Pinot Nero della Borgogna, ma, tra gli italiani, preferisco quelli dell’Alto Adige (anche i Riserva) che, per fragranza, finezza e freschezza, non hanno rivali. Il sapore di un cibo scopre le qualità di un vino e le esalta. A loro volta le qualità di un vino completano il piacere di un cibo. Come succede nei nostri matrimoni, tra vini e cibi esistono incompatibilità di carattere: vanno quindi sposati con giudizio. Abbiamo visto come l’assaggiatore lo giudichi attraverso un attento esame organolettico, che richiede il concorso della vista, dell’odorato e del gusto. Il buongustaio va più in là: lo apprezza con un cerimoniale che, oltre al giudizio vista odorato gusto, esige quasi sempre un piatto che ne esalti le qualità.

Io, per quanto riguarda l’abbinamento cibo – vino,  bevo volentieri il Pinot Nero con arrosto di pollame o carni bianche e con formaggi tipo Asiago fresco, ma non disdegno berlo anche da solo, accompagnato da pane, perché mi dà sensazioni stupende.

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